“La stranezza che ho nella testa” di Orhan Pamuk

Ben ritrovati in “Un libro sul comodino”, rubrica di Radio Bullets. Io sono Alessandra Dalla Gassa e oggi vi parlerò del romanzo “La stranezza che ho nella testa”, un libro epocale, maestoso, senza dubbio una grande opera scritta dal Premio Nobel per la Letteratura del 2006 Orhan Pamuk. Per ascoltare la rubrica clicca qui

E’ una saga familiare, un mondo che ruota attorno a una storia d’amore, un intreccio di storie, quelle di una città, di una nazione, di una società.
Il racconto di una vita, quella di Mevlut e di una città quella di Istanbul.
Mille contraddizioni, tradizioni e usanze antiche schiacciate dal tempo, dal modernismo che avanza, donne “vendute” dai padri e donne “rapite” dai pretendenti. Tema centrale è per l’appunto il passaggio da tradizione a modernità nella cultura turca. Mevlut, venditore ambulante di Boza, è un antieroe, un uomo onesto e malinconico, vive la città e cresce con lei. Fino alla vecchiaia continuerà a vendere la Boza, per non staccarsi da quei muri, vie e vicoli con cui ha trascorso e “dialogato” per tutta la sua vita.
Quello che, però, determinerà il suo destino è un malinteso d’amore, che inevitabilmente lo riporterà a percorrere strade che mai avrebbe voluto rivedere. Il giovane Mevlut si innamora di Rayiha vedendola durante un ricevimento di nozze e senza conoscerla. Per tre anni le scrive lunghe lettere finché una notte la rapisce in un’esemplare fuitina alla turca.Attraverso la vita di Mevlut, attraverso il suo instancabile ottimismo, attraverso il suo attaccamento verso il mestiere di venditore ambulante di Boza che lo porta a girare tutti i quartieri della città al calare della sera, Pamuk ci regala pagine intense di letteratura.Mille colori dipingono questo romanzo. I vicoli delle strade, le baracche, i sapori e gli odori, una Istanbul che sta cambiando, i grattacieli al posto delle baracche, i lavori che cambiano, la vite che scorrono, gli uomini che si adattano, ed una stranezza che rimane nella testa, un idea, un pensiero, una malinconia.Una frase per farvi capire qualcosa in più di Mevlut, da molti definito ingenuo e sognatore: “Mevlut, se avessi vinto il primo premio della lotteria, cosa avresti fatto?..Sarei rimasto a casa con le mi figlie a guardare la televisione, non avrei fatto nient’altro”.
Questo romanzo può essere inteso come un omaggio nei confronti di Istanbul, che non si limita ad essere sfondo passivo della vicenda, ma vera e propria amica, quasi una confidente per Mevlut.
Scrivendo quasi sempre in terza persona, Pamuk mantiene la cifra di un romanzo classico, permettendo al lettore di stabilire legami emotivi con i personaggi.
Ho detto poco sulla trama perché non voglio influenzarvi ma incuriosirvi.
Ottimo romanzo, forse eccessivamente lungo, soprattutto nella parte centrale, ma essendo ben scritto si sopporta con piacere.
Un libro che consiglio.

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