Nel mondo delle donne: No vuol dire no
No vuol dire no: in Germania lo mettono nero su bianco. Nettie Stevens celebrata da Google. Tre donne nigeriane e i loro progetti. Un premio per raccontare le migrazioni dal punto di vista femminile. Chayn Italia: molti paesi in Europa non raggiungono gli standard minimi in tema di servizi per le donne sopravvissute alla violenza. E in Italia chiudono i centri antiviolenza. A cura di Angela Gennaro per Radio Bullets
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No means no. No è no. In Germania cambia la legge sugli stupri e le aggressioni sessuali. La Camera ha votato all’unanimità la nuova legge, chiamata appunto dai media tedeschi “No vuol dire no”. Una legge che definisce anche la molestia come crimine sessuale, permette di perseguire i colpevoli in gruppi e rende più facile espellere dal Paese stranieri che commettono abusi sessuali. Secondo il codice penale tedesco, si legge su Quartz http://qz.com/725748/germany-finally-changed-its-rape-laws-so-victims-no-longer-have-to-prove-they-resisted-attack/, una donna che denuncia uno stupro deve portare la prova che ha provato a difendersi dal suo aggressore — un rifiuto verbale non è abbastanza. Da adesso invece tutti i rapporti non consensuali saranno considerati offese punibili, compresi i casi in cui la vittima viene colta di sorpresa, viene intimidita, viene minacciata con altre forme di violenza. Pur avendo firmato la convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, che prevede che tutti gli atti sessuali non consensuali sono reato, la Germania non l’ha in realtà mai ratificata. E questo ha lasciato delle lacune nella legge. Secondo l’ufficio penale federale, nel 2014 sono stati registrati circa 7400 stupri in Germania. Kristina Lunz, co-fondatrice della campagna “NeinHeisstNein” (No vuol dire No), lanciata dopo le aggressioni di Capodanno a Colonia, ha definito la situazione legale “medievale”. Ha raccontato al Deutsche Welle di amiche stuprate che non hanno sporto denuncia: “Danno per scontato che non c’è niente da fare, perché sporgere denuncia vuol dire sempre incappare nella domanda: E perché non ti sei difesa?’”
Google ha celebrato in questi giorni con il suo doodle Nettie Stevens, scienziata statunitense, che si è occupata di biologia e di genetica: fu lei a scoprire che la differenza tra il sesso maschile e quello femminile, si legge su Il Post http://www.ilpost.it/2016/07/07/nettie-stevens/, è determinato dalla configurazione dei cromosomi, le strutture contenute nel nucleo delle cellule e nelle quali è organizzato il materiale genetico. Nettie Stevens era nata il 7 luglio del del 1861 a Cavendish, nel Vermont, nel nordest degli Stati Uniti.
La campagna Zero Tolerance e lo Scottish Refugee Council lanciano un nuovo premio per i lavori che raccontano delle esperienze delle donne migranti. L’annuale ‘Write to End Violence Against Women Awards’ verrà lanciato quest’anno con un nuovo premio che celebrerà le donne che racconteranno le loro esperienze di migranti e anche elaborati che parlino della relazione delle donne con i vari aspetti delle migrazioni. “La violenza contro le donne è un problema di ordine globale”, spiegano dalla campagna Zero Tolerance, “e il fatto che la violenza contro le donne che fuggono dai loro Paesi riscuota poca attenzione da parte della stampa dimostra come la violenza degli uomini venga facilmente tollerata”. La devastante uccisione di Jo Cox, la deputata britannica sparata, accoltellata e uccisa alla vigilia del voto sulla Brexit, “dimostra cosa accade quando l’incitamento all’odio anti-immigrazione incontra l’hate speech contro le donne. Vogliamo che i media dedichino più spazio ad una descrizione chiara e approfondita dei differenti tipi di migrazione e delle sfide che affrontano le donne migranti, così come dei contributi positivi che possono dare”. L’evento, si legge su CommonSpace https://www.commonspace.scot/articles/8784/women-s-experiences-migration-be-amplified-writing-awards, si terrà durante i 16 giorni di campagna e attivismo contro la violenza di genere verso le donne tra il 25 novembre e il 10 dicembre.
Tre donne nigeriane tra le 20 giovani leader premiate dall’organizzazione globale Women Deliver con 5mila dollari per supportare progetti semestrali di implementazione della salute di ragazze e donne, dei loro diritti e del loro benessere. Eccole: Olaoluwa Abagun con la sua Safe Kicks Initiative: Adolescent Girls Against Sexual Violence. 592 delle 845 pazienti femminili tra il 2013 e il 2015 del Mirabile Centre a Lagos, che si occupa di aggressioni sessuali, sono adolescenti. “Attraverso l’educazione e l’empowerment di 250 ragazze adolescenti, così come attraverso la mobilitazione dei principali membri della comunità per adottare un Piano d’Azione, Olaoluwa spera che il suo progetto potrà prevenire la violenza sessuale contro le adolescenti ad Alimosho dal 2017”, spiegano da Women Deliver. Boris Nwachukwu, la seconda nigeriana in lista, vuole lavorare con i 5,000 studenti della University of Port Harcourt su un’educazione sessuale completa e sulla contraccezione. Attraverso i digital media, campagne social media e sforzi di comunicazione targettizzati con editoriali e sessioni di dibattito pubblico. L’obiettivo finale è quello di assicurare che almeno il 25% dell’intera popolazione studentesca di 40,000 persone beneficerà di questo centro per i giovani.La terza premiata è Isaac Ejakhegbe, volontaria per il monitoraggio allo Women Health and Action Research Centre. Il suo progetto, “My Body, My Right”, vuole fare advocacy contro le mutilazioni genitali femminili, ancora ampiamente diffuse in Nigeria.
NOTIZIE da: CHAYN ITALIA
“Contrastiamo la violenza”. La tutela e il supporto delle donne vittime della violenza maschile è un problema internazionale: i centri anti-antiviolenza chiudono per mancanza di fondi o di politiche pubbliche per la prevenzione e l’accompagnamento per le donne che decidono di uscire da relazioni violente. Secondo la federazione nazionale francese di solidarietà femminile, in Francia, nei primi cinque mesi dell’anno 2016, hanno perso la vita 45 donne, di cui 37 madri, a seguito di una separazione coniugale. Sono 69 gli orfani, 5 i bambini che hanno perso la vita con le loro madri e 8 quelli che sono stati uccisi dal padre che si è poi suicidato. E’ per questo che le donne francesi hanno manifestato lo scorso 18 giugno sotto il Ministero della Giustizia. Nel Regno Unito, il collettivo femminista Sisters Uncut si mobilita da oltre un anno contro i tagli ai servizi anti-violenza con presidi, incontri e la campagna #nowheretogo. Le attiviste denunciano che 2 donne a settimana vengono uccise da partner o da ex e che 1 su 3, quando decide di cercare alloggio in una casa rifugio, non trova spazio nei centri. Sotto il governo conservatore, dichiarano nel loro sito le attiviste, sono stati chiusi 32 centri per l’accoglienza di donne vittime di violenza. Situazione che alza all’87% il numero di donne che non hanno rifugio o rimangono intrappolate in relazioni abusanti per la scarsità di alloggi. Secondo un report presentato lo scorso 15 maggio della rete WAVE molti paesi in Europa non raggiungono gli standard minimi in tema di servizi per le donne sopravvissute alla violenza. Solo 10 tra i 28 Stati membri forniscono alle donne vittime di violenza un aiuto dalle 7 alle 24 ore.
Sempre secondo il rapporto nei 46 paesi che compongono l’Europa mancano 46 mila posti letto per le donne. Solo in quattro paesi si raggiunge il minimo standard che prevede un posto letto ogni 10mila abitanti.
La rete WAVE, dopo la pubblicazione di questi dati, a fine maggio, ha lanciato la campagna di comunicazione “Step Up” per chiedere alle istituzioni che sia garantito a tutte le donne vittime di violenza, comprese le donne migranti o appartenenti a minoranze, l’accesso alla protezione attraverso l’aumento e il potenziamento dei servizi esistenti.
La situazione italiana. Sono tanti i centri che stanno chiudendo o riducendo i servizi di accoglienza: il 23 giugno ha chiuso Casa Fiorinda, l’unico rifugio per donne maltrattate di Napoli; lo stesso per il Centro antiviolenza Le Onde di Palermo, che adesso riesce a garantire solo l’ascolto telefonico; Il 26 giugno è stato il turno di Sos Donna, lo sportello del Comune di Roma che offriva un servizio h24 alle vittime di abusi; il 30 luglio, sempre a Roma, potrebbe accadere lo stesso al centro Colasanti-Lopez; a Pisa, il centro gestito dalla Casa della Donna, ha dovuto limitare i servizi, dopo un taglio del 30% ai fondi; ad Arezzo è ridotto il servizio di ascolto e di reperibilità, chiusa una casa rifugio. Luisa Pronzato ed Elena Tebano riportano sul blog La 27esima Ora che «I fondi per il 2015 e il 2016, circa 9 milioni all’anno, stanziati con la legge di Stabilità, non sono ancora stati erogati. “Stiamo aspettando la conferenza Stato-Regioni che decida come ripartirli. Non si sa quando» dice Rossana Scaricabarozzi, di ActionAid Italia; «Abbiamo visto che molto spesso non c’è trasparenza e i fondi non arrivano a destinazione — spiega la Presidente Carrano della rete Dire.
La campagna CAV di Chayn. Chayn HQ ha iniziato una collaborazione per una ricerca, commissionata da Comic Relif, con il servizio di consulenza Snook e con SAFE Life, una delle associazioni di beneficenza per i diritti delle donne più grandi del Regno Unito. L’idea è quella di esplorare come le donne sopravvissute a violenza di genere utilizzino tecnologia per affrontare le relazioni violente, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente la tecnologia già esistente e migliorare l’esperienza sia per le donne sopravvissute sia per i servizi di supporto. Come CHAYN Italia abbiamo lanciato la campagna “cambiamo il finale“ in sostegno ai CAV ossia ai Centri antiviolenza a rischio chiusura e per tenere alta l’attenzione intorno al tema della violenza di genere.