Oltre il Bosforo: Il genocidio degli Armeni
Per la Germania quello degli armeni fu un genocidio ma la Turchia non è d’accordo. Il timore è che Ankara possa mettere in discussione il fragile (e molto criticato) accordo sui migranti raggiunto con Bruxelles. Giulia Sabella per Radio Bullets
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La questione armena continua a infiammare la Turchia. Questa volta ad accendere la miccia è stata la decisione del Parlamento tedesco di riconoscere ufficialmente con il termine “genocidio” il massacro degli armeni avvenuto durante la Prima guerra mondiale. La risposta di Ankara non si è fatta attendere e la Turchia ha richiamato il proprio ambasciatore a Berlino; per il presidente Recep Tayyip Erdogan questa è solo la prima di una serie di misure che seguiranno a breve. “Faremo tutto ciò che è necessario per risolvere la questione” ha dichiarato.
In una dichiarazione congiunta, i parlamentari turchi dell’Akp, del Chp e del Mhp hanno condannato la risoluzione tedesca che, secondo loro, sarebbe basata su “accuse armene prive di fondamento”. La dichiarazione non è stata firmata dal partito filo-curdo Hdp.
In realtà il Bundestag, con questa mozione, ha messo sotto accusa la stessa Germania: come hanno detto alcuni parlamentari tedeschi, ai tempi Berlino era alleato dell’Impero Ottomano e non fece niente per fermare il massacro.
Il primo a parlare di Genocidio degli armeni fu il giurista polacco Raphael Lemkin, che quel termine lo coniò nella prima metà del Novecento. Ormai la maggior parte del mondo accademico è concorde nell’usare questa definizione. Si calcola che tra il 1915 e il 1916 circa 1 milione e mezzo di persone vennero uccise: un evento che gli armeni definiscono “Il grande crimine”. La Turchia ha sempre negato questa ricostruzione, affermando invece che massacri sarebbero stati compiuti da entrambe le parti. Secondo Ankara si sarebbe infatti trattato di una contromisura presa per impedire che gli armeni diventassero una quinta colonna russa, mettendo in pericolo la sicurezza dell’Impero Ottomano.
Di fatto però con la decisione del Bundestag, la Germania si aggiunge a quella lista di 20 Paesi, tra i quali ci sono anche Francia e Russia, che riconoscono ufficialmente il genocidio degli armeni. L’anno scorso, in occasione del centenario del massacro, anche Papa Francesco usò il termine Genocidio, scatenando, anche in quel caso, l’ira di Ankara.
Quello che è in atto però non è solo una guerra linguistica, terminologica, ad appannaggio degli studiosi. Secondo la parlamentare tedesca Bettina Kudla, che ha votato contro questo riconoscimento, la decisione del Bundenstag rischia di danneggiare i rapporti tra Berlino e Ankara. “Non è compito della Germania dare delle valutazioni storiografiche sugli eventi accaduti in un altro stato” ha scritto su Twitter. Sullo sfondo infatti c’è sempre la questione dei migranti: il timore è che questa mossa possa minare il fragile accordo stipulato tra Unione europea e Turchia che ora aspetta che vengano liberalizzati i visti turchi.
Del rapporto tra Bruxelles e Ankara ha parlato anche Fahrettin Altun, che sulle colonne del quotidiano conservatore Daily Sabah scrive:
“Invece di stabilire delle relazioni sensate e reali con la Turchia in un momento in cui molti dei problemi del Medio Oriente stanno avendo delle ripercussioni globali, considerare la Turchia come un partner immaturo è un atteggiamento di cecità ideologica. Questo ha delle ripercussioni negative sulla Turchia, ma ne ha anche di peggiori sull’Unione europea e la Germania. Credo che i prossimi giorni lo mostreranno molto chiaramente”.