Sguardi InVersi: Il derby della nebbia

Questa è la storia di una partita di calcio giocata con la nebbia e di un città salvata da un radiocronista. Andrete nel 1940 con i Cardiopoetica​, su Radio Bullets​.
Per ascoltare la rubrica
www.radiobullets.com

Strano, vagare nella nebbia!
 E’ solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
 né gli alberi si scorgono tra loro,
 ognuno è solo.

Pieno di amici mi appariva il mondo
 quando era la mia vita ancora chiara;
 adesso che la nebbia cala
 non ne vedo più alcuno.

Scriveva così Herman Hesse, eppure non la pensava allo stesso modo il primo gennaio 1940 il cronista radiofonico della BBC Bob Kingsley. La seconda guerra mondiale imperversava, il mondo era in una delle nebbie più profonde che il meteo umano avesse mai registrato, ma come accade, è solo nel buio che si può vedere la luce.

Quel giorno, ad Edimburgo, si svolgeva da tradizione il derby più atteso dell’anno, quello tra gli Hibs e gli Hearts. Una partita che si rivelò strepitosa, con undici goal, azioni strabilianti, salvataggi al limite della bravura. La partita era tanto attesa che fu sintonizzata anche per i soldati inglesi al fronte. Nello stadio erano presenti quattordicimila persone che però non videro nulla della partita, nemmeno il radiocronista Bob Kingsley.

Quel giorno la nebbia era talmente fitta che a malapena si potevano vedere gli esterni nel campo, ma la Londra non poteva in alcun modo rivelare la presenza di nebbia, scatenando altrimenti l’attacco dei tedeschi sul Forth Railway Bridge, uno dei più importanti ponti di Edimburgo. Bob, tuttavia, inventò un ingegnoso sistema di comunicazione: fece fare una sorta di catena umana per passargli le informazioni più importanti del match.

Non visto dalla nebbia, un tifoso invase il campo e ci fu talmente scompiglio che l’arbitro fischiò la prima del primo tempo, salvo accorgeri di aver finito in anticipo. Riconvocò i giocatori per terminare gli ultimi minuti. La partita finì 6 a 5 per gli Hearts.

Eppure, Kingsley continuò a raccontare azioni di gioco inventate anche dopo la fine della partita: si fermò solo quando vide arrivare in tribuna alcuni giocatori degli Hearts che cercavano un loro compagno di squadra, che poi si scoprì essere ancora in campo alla ricerca del pallone.

Una partita che salvò in qualche modo Edimburgo dagli attacchi tedeschi, un episodio incredibile che ci porta al di là della nebbia.

Così continua poi Herman Hesse con la sua poesia:

Saggio non è nessuno
 che non conosca il buio
 che lieve ed implacabile
 lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia!
 Vivere è solitudine.
 Nessun essere conosce l’altro
 ognuno è solo.

Forse però accade anche questo. Che nella nebbia sentirsi soli ci fa ritrovare il senso di tutta questa umanità incredibile, che anche se si vede perfettamente si può essere ciechi. Al buio o in una delle più belle giornate di luglio.

Da Cardiopoetica per Sguardi Inversi su Radio Bullets è tutto. Buona nebbia a voi.