Sguardi inVersi: L’inizio della fine

Questa volta andiamo nel cuore della Repubblica Centro-Africana per scoprire qualcosa che non c’è più. Una città fantasma, Bossongoa. In Africa, soleva ricordarci Hemingway, una cosa è vera all’alba e falsa a mezzogiorno. La poesia raccoglie la verità e la menzogna, per ricordarci la Bellezza. A cura dei Cardiopoetica.
Per ascoltare la rubrica

Le apocalissi dimenticate

Bossongoa città fantasma, ci ricorda che quando la fine è stata raccontata, la poesia non potrà fare molto, se non diventare di nuovo demiurgo del silenzio.

Difficile immaginare la terra dopo gli uomini, difficile immaginare ancora alcun dramma dopo la fine, difficile immaginare finestre senza più confini da guardare, oppure stelle senza più essere guardate. Nessuno verrà a raccontarci della fine, né a pensare agli inizi: quando finisce la vita, tutto ciò che è conosciuto, la poesia è muta. La poesia diventa e chiede la creazione, azione, la poesia è l’unico demiurgo conosciuto nella tragedia più alta: la scomparsa metodica del genere umano.

Si parla della fine come di una fine che avverrà in qualche tempo futuro. Invece no. L’umanità sconta molte fini: paga burocraticamente l’apocalisse.

È quando si entra nella città di Bossongoa, a 250 kilometri dalla capitale Bangui, nel Centro-Africa. Una città senza più finestre, dove la fine è passata e ha deciso di sedersi: essa non esiste più, se non nelle mappe che conserviamo a casa, dove si riduce ad essere un puntino. Un puntino in più sporco che si aggiunge alla coscienza umana.

Da settembre 2013 le violenze di massa tra cristiani e musulmani hanno portato al limite di un allarme da genocidio da parte delle Nazioni Unite. La popolazione è stata divisa in due campi, cristiani e musulmani, divisi ormai dallo sguardo inverso del sospetto, dell’odio, del non saper cosa più fare. Il conflitto continua, non si coltiva più, e si continua ad uccidere la media di un bambino al giorno.

Da tutto ciò non erge che il silenzio: la fine sarà silenziosa perché nessuno sarà ad ascoltare. Per cui abbiamo scelto una poesia di Nimrod, poeta del Chad, paese vicino alla Repubblica Centro-Africana, che con il proprio sguardo in versi decide di connettere i diversi mondi, di raccontare il mondo arabo, sub-sahariano e del Nord-Africa. Ci restituisce il “Pianto dell’uccello” che suona così.

Ho voluto essere travolto dal silenzio

Ho abbandonato la donna che amo

Ho raccolto me stesso verso l’uccello della speranza

Che mi ha invitato a salire sui rami

Dell’albero, il mio doppio,

Ho creato il caos nello spazio del mio giardino

Ho aperto le mie terre

Ho trovato l’aria che circola tra i vetri rinfrescante.

Sono stato felice

Di essere lo stregone della mia vita

Quando la notte ha sguinzagliato i suoi fantasmi

L’uccello in me si è svegliato di nuovo

Il suo pianto è stata l’angoscia

Nel cuore del mio regno.

Come sempre, ci ritroviamo sabato prossimo, con Sguardi Inversi a cura del collettivo Cardiopoetica.

Fonti

http://www.urbanghostsmedia.com/2014/10/10-ghost-towns-abandoned-villages-recent-conflict-zones/

http://www.nytimes.com/2014/01/20/world/africa/ghost-town-is-mute-witness-to-central-african-violence.html?_r=0

http://growmercy.org/2013/12/09/lamentations-and-poetrys-high-calling/#sthash.JqraBcFX.dpbs

http://kinnareads.com/2013/05/28/21-days21-poems-the-cry-of-the-bird-by-nimrod/

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