Sguardi InVersi: Tutti gli alberi dimenticati

Un pugile per protesta contro il regime nazista decise di tingersi i capelli biondi e di lanciarsi farina addosso per rappresentare il perfetto ariano. Una sfida a Hitler che gli costerà caro. A cura dei Cardiopoetica per Radio Bullets
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Nel 2003 il leggendario pugile Johann Trollmann, dopo 70 anni dal vero combattimento, ha ricevuto la sua cintura di campione dei pesi medi di Germania. Un gesto che fa giustizia alla storia di un uomo straordinario dimenticato insieme ai cinquecentomila Rom e Sinti sterminati per opera del regime nazista.

La sua, la sfida al regime nazista, fu parte di un massacro dimenticato, quasi ignorato durante il processo di Norimberga tanto che il Dr Robert Ritter e la sua assistente Eva Justin, teorici nazisti della discriminazione sugli zingari, non furono condannati a nessuna pena per insufficienza di prove e dopo la guerra continuarono a lavorare in strutture pubbliche. Quando il rovescio ritorna dritto e si mimetizza, scompare, ma non possono invece sparire le sofferenze di Johann Trollman, che si trovò a combattere con tutte le proprie risorse una tragedia immensa.

Lo avevano soprannominato Rukelie (“albero” in lingua romanì) per la bellezza del suo fisico atletico. Il fascino dei suoi riccioli richiamava molte donne ai suoi incontri, un divo vero e proprio, un ballerino che ha anticipato la tecnica di Muhammad Alì. A nulla valse il suo straordinario talento, perché nel 1928 gli fu negato l’onore di essere parte della squadra olimpica tedesca della boxe per il suo stile non germanico, questa la motivazione ufficiale.

Ma continuò a vincere, una volta trasferitosi a Berlino, diventando tra i più popolari, mentre il sistema nazista era ormai pronto all’ascesa politica. Il 1933 fu l’anno della svolta, soprattutto per la boxe: come scriveva Hitler nel Mein Kempf “Nessun altro sport desta in così alto grado lo spirito di assalto, esige così fulminea decisione, rende forte e flessibile il corpo”. Ma questo valeva solo per chi era ariano. E lui, non lo era, in una patria che non lo accettava più.

Proprio nel giugno 1933 stava per vincere contro l’ariano Adolf Witt per la corona dei pesi medi, quando qualcuno di ben più potente era seduto ad assistere: Georg Radamm, gerarca nazista e presidente dell’associazione dei pugili tedeschi. Decise di bloccare il match e di non dare nessun titolo. Il pubblico iniziò a fischiare contro la farsa, e incoronò Trollmann, che pianse. Le lacrime di un albero buono. Un mese circa dopo gli arrivò una lettera della federazione stessa, che annullava la sua corona perché “gli ariani non piangono”. Si organizzò un nuovo match, in cui gli fu vietato di ballare, come solo lui sapeva fare, un fruscio micidiale che solo le sue foglie sapevano fare.

Per protesta, decise di tingersi i capelli di biondo e di cospargere il corpo di farina, praticamente la perfetta caricatura dell’ariano stereotipato. Non si mosse di un centimetro, non oppose nessuna resistenza contro il pugile dell’incontro, fino a crollare al quinto round. L’albero, l’uomo, la sua carriera caddero facendo molto più rumore della foresta che lo stava letteralmente cacciando via. Divorziò dalla moglie per proteggerla, lasciando anche la propria figlia. Un uomo che decise di sacrificarsi, un monumento dell’umiltà e della forza, non solo fisica.

Da allora, fu deportato e il suo destino fu quello del mezzo milione di persone sinti e Rom sterminati. Fu costretto nei campi di lavoro ad allenare altri detenuti. Divenne il detenuto numero 721/1943 nel campo di Neuengamme, nei pressi di Amburgo. Era il suo turno di lavoro, indossava dei guantoni da boxe e non si accorse che il rumore dei passi di Emil Cornelius diventava sempre più assordante. Un kapò che voleva vendicarsi della propria sconfitta ad opera di Trollmann in un combattimento organizzato davanti a tutti i prigionieri del lager qualche giorno prima. Uno sgarbo che costò la vita a Trollmann, ma in fondo era solo la vita di uno zingaro. Nessuno ricordò più quell’episodio.

Non conta forse chi colpisce più forte, ma quanta vita ci metti in ogni colpo che dai. Dai Cardiopoetica per Sguardi Inversi è tutto, restituiamo il colpo a Radio Bullets.