Sotto Tiro: In attesa della terra promessa

Da oltre cinquant’anni, il popolo nubiano aspetta di poter ritornare nella sua terra. E oggi più che mai con un presidente che vuole svendere le loro terre, ci sono attivisti che non vogliono arrendersi. A qualsiasi costo. Conoscere le loro storie, sapere che esistono. A cura di Lorena Cotza su Radio Bullets con la rubrica che parla di chi combatte per i diritti di tutti ovunque siano violati.
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a oltre cinquant’anni, il popolo nubiano aspetta di poter ritornare nella sua terra. Nel 1960 il governo egiziano decise di ampliare la diga di Aswan, nel sud del Paese, e decine di migliaia di nubiani furono costretti ad abbandonare le loro case.

Per arginare il fiume Nilo, fu creato un lago artificiale e i villaggi dell’antica Nubia, che contenevano opere d’arte millenarie, furono completamente sommersi. Il governo si impegnò a ricostruire le case distrutte a causa dei lavori e ad aiutare la popolazione locale, ma le promesse non furono mantenute. I nubiani furono spostati a 50 km di distanza dai loro villaggi, lontanissimi dal Nilo, in abitazioni fatiscenti. Molti non furono mai ricompensati per il danno subito.

Benritrovati ascoltatori di Radio Bullets, sono Lorena Cotza e vi presento Sotto Tiro, la rubrica che racconta le storie di coraggiosi difensori dei diritti umani. Nella puntata di oggi ascolteremo la testimonianza dell’attivista egiziano Muhammed Azmy, presidente della General Nubian Union ad Aswan, un’organizzazione che si batte per il diritto del popolo nubiano a ritornare nelle sue terre ancestrali.

I nubiani sono un popolo indigeno africano, che vive soprattutto nel sud dell’Egitto e nel nord del Sudan, da sempre marginalizzato e discriminato. Le proteste degli attivisti nubiani si sono intensificate nel 2015, quando il presidente egiziano al-Sisi ha annunciato di voler vendere un milione e mezzo di acri di terra, per un maxi-progetto di riqualificazione agricola delle aree desertiche nel sud del Paese. Altri terreni sono stati invece classificati come zone militari, nonostante fossero occupati da 16 villaggi nubiani. Ancora una volta, i nubiani rischiano di dover lasciare le loro case. Per questo lo scorso novembre, centinaia di attivisti hanno organizzato una marcia di protesta.

“Abbiamo camminato per circa 40 km e poi siamo stati bloccati dalla polizia, ci hanno intrappolato tra due check-point per non farci proseguire. Intorno c’era solo il deserto, non potevamo avanzare”.

Muhammed Azmy racconta che dopo alcuni giorni lui e gli altri attivisti furono costretti a fare dietrofront, perché la polizia non li lasciava passare.

Le tensioni tra la popolazione nubiana e le autorità egiziane si stanno intensificando: il 3 gennaio scorso, sei attivisti sono stati arrestati mentre viaggiavano su un bus verso la regione a ovest di Aswan, una delle terre reclamate dai nubiani.

Alcuni giorni dopo, le autorità egiziane hanno minacciato di chiudere l’organizzazione di Muhammed e di congelare i suoi fondi. Hanno anche cercato di destituire Muhammed e imporre un altro presidente alla guida dell’Unione Nubiana, più obbediente agli ordini governativi.

“L’altro giorno, l’ufficiale responsabile delle operazioni militari ad Aswan ha chiamato varie persone della nostra comunità. Voleva convincerli a cacciarmi via, diceva che ero una minaccia per la sicurezza nazionale dell’Egitto. L’ufficiale ha detto che lavoravo per organizzazioni illegali, contro il presidente Al-Sisi. Vogliono fermarmi, ma io continuerò a battermi per i diritti del popolo nubiano, non ci arrenderemo.”

Il 13 gennaio, i membri dell’Unione Nubiana, in aperta sfida alle minacce delle autorità egiziane, hanno tenuto nuove elezioni e hanno riconfermato Muhammad come presidente dell’organizzazione. Nonostante la stretta repressiva del presidente Al-Sisi, sempre più ostile nei confronti di attivisti e organizzazioni della società civile, i nubiani non hanno intenzione di cedere. Continueranno a lottare, finché non riusciranno a tornare nella loro terra.

Per saperne di più: https://www.frontlinedefenders.org/en/case/threats-against-general-nubian-union-and-its-leaders