Technomondo: Addio ai dolci

Dire di no a panettoni, torroni, cassate, cioccolatini e spumanti senza soffrire? Sembra una missione impossibile, ma in realtà è merito — o colpa — del fegato, che secerne un ormone capace di regolare la sensibilità a dolci e alcol. Studiosi statunitensi ne hanno scoperto le potenzialità, ma gli effetti collaterali sono ancora tutti da verificare. A cura di Raffaella Quadri
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Questa settimana voglio dedicare l’appuntamento della rubrica a un argomento che esula dalla sfera propriamente tecnica, ma che si addice a questi giorni di festa.

Siamo in tempo di festeggiamenti e di bagordi, durante i quali si finisce a volte per passare decisamente il limite. È di qualche giorno fa la notizia di alcuni anziani ricoverati in pronto soccorso per avere esagerato con cibo e alcolici durante le festività natalizie. Il “troppo stroppia”, come dice il proverbio, ma tra qualche anno potrà esistere un medicinale che capace di risolvere il problema alla radice.

Dai laboratori delle Università di Iowa e Texas sono giunti i risultati di una ricerca condotta su un ormone endocrino presente nel fegato e chiamato FGF21 (acronimo di fibroblast growth factor). L’ormone è in grado di migliorare la sensibilità dell’organismo all’insulina. Gli studiosi hanno verificato –per il momento sui topi– che è prodotto in risposta all’assunzione di zuccheri.

FGF21 è in grado di massimizzare l’assorbimento del glucosio dopo il digiuno e di mitigare la domanda del corpo di zuccheri durante la sovralimentazione. In pratica agisce su quelle funzioni cerebrali che regolano il meccanismo di assunzione del cibo, in particolare di quello dolce e dell’alcol, e ne riduce, per così dire, il bisogno.

Gli esperimenti condotti in laboratorio hanno dimostrato che l’ormone migliora le disfunzioni metaboliche in un certo numero di soggetti obesi. In particolare i ricercatori riportano i risultati ottenuti sui topo affetti da obesità indotta dalla dieta, i quali, con una sola dose farmacologica di FGF21, hanno mostrato una riduzione tra il quaranta e il cinquanta percento dei livelli di glucosio nel sangue entro un’ora dalla somministrazione; un effetto, hanno specificato nello studio, durato fino a sei ore. Anche esperimenti condotti su primati hanno confermato questa capacità dell’ormone di incrementare in modo significativo il consumo energetico e la perdita di peso.

La scoperta di queste funzioni dell’FGF21 apre la strada a terapie che possano essere efficaci sull’uomo per contrastare il diabete e l’obesità.

I prossimi passi per i ricercatori americani riguardano la ricerca di altri ormoni capaci di regolare la richiesta anche per grassi e proteine.

Lo studio è appena stato pubblicato, di sperimentazioni in laboratorio per sintetizzare l’ormone a uso e consumo delle persone però ancora non si parla, anche perché vanno analizzati con cura gli effetti collaterali dell’FGF21 che, agendo sui livelli della dopamina, il neurotrasmettitore che regola il piacere, corre il rischio di provocare pericolosi sbalzi di umore.

Rassegniamoci, quindi, a dover aspettare ancora prima di darci alla pazza gioia senza pensieri. Per questa volta ci tocca ancora trattenerci, pensando a bilancia e palestra che ci attendono a fine feste.

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