Technomondo: Dall’oro alle stelle
Una super struttura molecolare fatta d’oro scoperta a Milano potrebbe aprire le porte alla creazione di materiali biocompatibili in grado di contrastare l’invecchiamento delle cellule. E dall’oro passiamo poi alle stelle, per scoprire quelle che brillano in cielo e sulla Terra in queste notti d’agosto. A cura di Raffaella Quadri per Radio Bullets
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Una super struttura molecolare fatta d’oro scoperta a Milano potrebbe aprire le porte alla creazione di materiali biocompatibili in grado di contrastare l’invecchiamento delle cellule. E dall’oro passiamo poi alle stelle, per scoprire quelle che brillano in cielo e sulla Terra in queste notti d’agosto.
Il segreto per non fare invecchiare le cellule è oro. Nel vero senso della parola ovvero risiede proprio nel metallo giallo più conosciuto al mondo. Questo è quanto ha scoperto uno studio dell’Università di Milano-Bicocca e più precisamente del Dipartimento di scienza dei materiali. Nei suoi laboratori, infatti, il team guidato dai professori Sergio Brovelli e Francesco Meinardi ha creato delle super strutture metalliche a livello nanometrico.
Sono composte da pochi atomi d’oro protetti in strutture molecolari a grappoli. La loro particolarità sta nell’unire, per la prima volta, le capacità di interagire con la luce di un aggregato molecolare, detto eccimero, che solitamente sopravvive per poche frazioni di secondo, con una struttura invece stabile e indissolubile, quindi capace di durare nel tempo.
L’utilizzo più interessante di queste nuove super strutture è emerso dagli esperimenti effettuati su alcune cellule staminali. Come spiega infatti lo stesso professor Brovelli, le strutture molecolari si sono dimostrate non solo biocompatibili ma soprattutto in grado di eliminare alcune sostanze tossiche che si formano normalmente nei processi cellulari in presenza di ossigeno, come i radicali liberi che provocano l’invecchiamento o addirittura la morte delle cellule.
Questo apre la strada alla realizzazione di materiali innovativi che potranno essere utilizzati in medicina, in particolare nella nanomedicina, e nella diagnostica –oltre che, spiegano i ricercatori, per applicazioni nel campo della sensoristica. Materiali quindi che possano agire nel corpo umano e che siano in grado di contrastare il processo di invecchiamento precoce delle cellule che ne compongono i tessuti.
Alla ricerca, finanziata da Fondazione Cariplo e dalla Comunità europea, hanno partecipato anche l’Ospedale maggiore policlinico di Milano, l’Università degli studi di Milano, il Cnr e l’Istituto italiano di tecnologia (Iit).
Dal microscopio in laboratorio passiamo al telescopio rivolto alla volta celeste, perché non possiamo non ricordarci che siamo in agosto proprio nei giorni in cui le cosiddette “lacrime di San Lorenzo” riempiono il cielo. Merito della cometa Swift-Tuttle che nel suo passaggio accanto alla Terra ci regala dei suoi frammenti –anche di piccolissime dimensioni, pari quelle, come spiegano gli esperti, di granelli di sabbia– che entrando a contatto con l’atmosfera terrestre formano quelle scie luminose su cui noi esprimiamo i nostri desideri.
Ma insieme a quelle del cielo agostano ci sono altre stelle che risplendono, questa volta nel cielo di Rio de Janeiro e vestono tutti i colori del mondo. Sono gli atleti delle Olimpiadi 2016 che si stanno sfidando in questi giorni nella megalopoli carioca. Mi piace ricordare loro e il messaggio che lo sport sa portare con sé al di là delle lingue, delle religioni, delle ideologie politiche, delle appartenenze di genere e persino delle stesse nazionalità. Infatti, per la prima volta nella storia delle Olimpiadi, in questa edizione gareggia anche una squadra speciale, quella formata da dieci rifugiati provenienti da Congo, Etiopia, Siria e Sudan che gareggiano sotto i colori della bandiera olimpica e rappresentano agli occhi del mondo tutte le donne e gli uomini senza più una patria.
A dimostrazione del fatto che lo sport travalica qualsiasi tipo di confine, è unità e solidarietà al di là e al di sopra di tutto. E il Brasile sta dimostrando con i suoi colori, la musica e il tifo caloroso dedicato a tutti gli atleti –non solo a quelli di casa– di sapere essere il degno detentore della fiamma olimpica.