Technomondo: il prezioso oro blu

Acqua, un bene tanto prezioso da essere considerato il petrolio del futuro. Ci sono però paesi in cui la potabilità resta un obiettivo da conquistare. Dall’India e dalla California ecco due progetti per rendere l’acqua una dolce traguardo. A cura di Raffaella Quadri per Radio Bullets
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Siamo abituati a compiere alcuni gesti in maniera quasi automatica, dando per scontato di poterli ripetere ogni qualvolta lo desideriamo o ne abbiamo bisogno. Uno di questi è aprire il rubinetto di casa e di bere tranquillamente, senza la preoccupazione che questo gesto possa crearci problemi, se non addirittura avere conseguenze sulla nostra salute.

Diamo tutto per scontato? A volte è proprio così, ma non dobbiamo dimenticare che la nostra è una fortuna. Ci sono molti, ancora troppi, paesi al mondo in cui l’acqua potabile è un vero e proprio privilegio.

Come l’India, in particolare i suoi villaggi rurali, più poveri rispetto alle grandi città, che non hanno mezzi tecnologici e soldi a sufficienza per dotarsi di sistemi di depurazione dell’acqua che siano sicuri ed efficienti. L’acqua prelevata dalle falde acquifere di alcune di queste regioni è fortemente salata e per potere essere bevuta viene filtrata attraverso un sistema a osmosi inversa –noto con l’acronimo Ro, dall’inglese reverse osmosis– che sfrutta il passaggio dell’acqua attraverso apposite membrane. Si tratta però di un sistema costoso che non tutti possono permettersi.

Per ovviare a questo problema il professor Amos Winter e la dottoranda Natasha Wright del Gear Lab del Mit (Massachusetts institute of technology) hanno studiato come applicare una tecnologia già esistente a questo contesto, cercando però di migliorarla e soprattutto di renderla economicamente accessibile.

Si tratta del sistema di elettrodialisi inversa –conosciuto anche come Edr– noto sin dagli anni Sessanta e che si basa sull’utilizzo sempre di una serie di membrane ma a scambio ionico. In pratica la separazione tra acqua e sale avviene grazie all’inversione di polarità durante il processo. A questo nel progetto è stato poi aggiunto anche il ricorso a una luce Uv che ha il compito di uccidere i contaminanti biologici presenti nell’acqua.

Con l’Edr l’acqua può essere reimmessa in circolo e filtrata più volte, ma soprattutto non più è necessario forzare il suo passaggio attraverso la membrana, di conseguenza pressione e potenza di pompaggio sono decisamente inferiori rispetto a sistemi a osmosi inversa, consentendo un notevole risparmio energetico –che, secondo calcoli effettuati, può addirittura arrivare fino al settanta per cento– e quindi dei costi finali decisamente inferiori.

L’intento dei ricercatori –che nel frattempo hanno realizzato un prototipo e lo stanno testando il alcuni villaggi indiani– è di affinare ulteriormente il progetto, abbinando questi sistemi di desalinizzazione all’energia solare, quindi all’utilizzo di pannelli fotovoltaici. Questa soluzione permetterebbe di ridurre ulteriormente i prezzi dell’acqua così ottenuta e rendere indipendenti i sistemi dalle rete elettrica indiana.

L’innovazione tecnologica passa quindi attraverso una rivisitazione di soluzioni già esistenti che possono però essere migliorate e modificate per calzare su misura di specifiche realtà e situazioni.

Ma non è solo l’India a essere interessata dal problema di reperibilità di acqua potabile. Infatti a migliaia di chilometri verso est, sulle coste californiane, la siccità sta spingendo da tempo le autorità pubbliche alla ricerca di progetti per sfruttare la risorsa dell’oceano e ricavare acqua dolce. Uno di questi progetti e l’avveniristico The pipe, disegnato dallo studio canadese Abdolaziz Khalili e associati, che ha la forma di un grosso tubo in alluminio e argento. Il progetto ha partecipato al concorso Lagi 2016 (Land art generator initiative) per il molo di Santa Monica. Un concorso in cui si sono sfidate le idee per la realizzazione di opere pubbliche che, da un alto, siano capaci di sfruttare forme di energia rinnovabile e di rifornire la città di acqua potabile, e dall’altro, siano vere e proprie opere d’arte architettoniche, perfettamente inserite nell’ambiente circostante.

The pipe, che è stato uno dei finalisti del concorso, ha proprio lo scopo di desalinizzare l’acqua del mare, utilizzando l’energia solare. Secondo il progetto, i pannelli fotovoltaici che ricoprirebbero la struttura del gigantesco tubo potrebbero produrre dieci mila megawatt di energia elettrica all’anno, con i quali alimentare i fili elettromagnetici utilizzati per il processo di desalinizzare di circa cinque miliardi di litri di acqua all’anno al suo passaggio all’interno del tubo. The pipe troverebbe collocazione al largo della costa, su una struttura galleggiante, e l’acqua potabile sarebbe trasportata a terra attraverso tubature sottomarine.

Non sappiamo se il progetto verrà mai realizzato –per la cronaca non ha poi vinto il concorso californiano– ma è un interessante esempio di come per risolvere una necessità si possono trovare soluzioni tecnologiche efficaci ma anche belle. Perché si sa, persino l’occhio vuole la sua parte.



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