Technomondo: Marte, alla ricerca della vita

È partita con successo ExoMars 2016, la prima parte dell’esplorazione del pianeta rosso voluta dalle agenzie spaziali europea e russa. Tra sette mesi l’arrivo e l’inizio delle rilevazioni che mirano a scoprire se esistano o siano esistite forme di vita marziana. A cura di Raffaella Quadri per Radio Bullets
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Impossibile non parlare di quanto accaduto in questi giorni e che ci proietta ancora una volta nello spazio. Mi riferisco alla missione ExoMars che ha preso il via con il lancio avvenuto alle 10,30 –ora italiana– di lunedì 14 marzo, dalla base spaziale russa di Baikonur in Kazakistan, e che l’Esa ha trasmesso in diretta streaming, ripresa anche dal canale media dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica).

Protagonisti di questa nuova avventura sono appunto l’Esa –Agenzia spaziale europea– e la corrispettiva russa Roscosmos, che puntano a studiare la morfologia e la costituzione chimica del suolo e dell’atmosfera marziani. L’obiettivo della missione è scoprire se ci sia o ci sia stata in passato la vita su Marte; lo stesso nome Exo fa riferimento agli studi di esobiologia, la scienza che studia la possibilità della presenza nell’universo di vita extraterrestre.

Verso Marte è stata inviata quindi la sonda orbitante Tgo (Trace gas orbiter) che avrà il compito di studiare il pianeta a distanza, analizzando i composti chimici della sua atmosfera e producendo immagini in alta risoluzione del suolo marziano.

L’arrivo della missione sul pianeta è previsto per ottobre 2016, quando la sonda Tgo, prima di iniziare il proprio viaggio orbitale, rilascerà da un’altitudine di oltre centoventidue chilometri l’altro elemento tecnologico di ExoMars, il lander Schiaparelli. Un nome che rende onore all’astronomo dell’Ottocento Giovanni Virginio Schiaparelli che, dal cielo sopra Brera a Milano, fu tra i primi scienziati a indagare la superficie del pianeta rosso. Marte ancora oggi porta, infatti, i nomi che l’astronomo italiano diede ai suoi monti, alle sue lande e alle sue strutture geologiche.

La missione a questo punto raggiungerà un momento davvero delicato, sia per il modulo orbitante, per il quale non sarà comunque semplice restare nell’orbita attorno al pianeta, sia per il lander Schiaparelli che dovrà atterrare, senza riportare danni, sulla superficie del pianeta, verso la quale sarà lanciato a una velocità approssimativa di ventunomila chilometri orari. Un importante banco di prova per l’Esa, che testerà così la propria capacità di effettuare l’atterraggio controllato di un modulo lander. Questo infatti non può essere guidato nella discesa verso il suolo marziano e non potrà quindi neppure evitare gli eventuali ostacoli.

Uno speciale scudo termico aerodinamico proteggerà il modulo dal calore e, contemporaneamente, ne rallenterà la discesa, mentre un paracadute, che si aprirà a circa undici chilometri dal suolo, diminuirà ulteriormente la velocità di atterraggio fino a circa ìmilleseicentocinquanta chilometri orari. Infine, quando il modulo sarà a un paio di metri dal suolo, un sistema di propulsione ridurrà la sua velocità a meno di sette chilometri all’ora, permettendo così l’atterraggio del lander nella regione chiamata Meridiani Planum.

A quel punto potranno iniziare le rilevazioni.

A bordo del lander ci sarà però anche un’altra importante tecnologia, il laboratorio meteo Dreams, dotato di una propria autonomia, che avrà il compito di studiare le manifestazioni meteorologiche del pianeta. In particolare, attraverso una serie di sofisticati sensori, Dreams studierà i fenomeni ventosi, la pressione, la temperatura, l’umidità e i campi elettrici di Marte.

Di questa tecnologia, come di altre numerose parti che compongono la missione, dobbiamo essere particolarmente orgogliosi, perché è nata in Italia dalla collaborazione tra l’Asi, l’Agenzia spaziale italiana, l’Inaf, il già citato Istituto nazionale di astrofisica, e il Cisas, il Centro interdipartimentale di studi e attività spaziali di Padova. E parlano italiano anche altre tecnologie della missione, tra le quali Nomad e Cassis, due strumenti a bordo del modulo orbitante Tgo che si occuperanno rispettivamente delle analisi atmosferiche e di scattare immagini del suolo di Marte.

Alla missione quindi collaborano importanti istituti e agenzie italiane, e anche aziende del calibro di Thales Alenia Space Italia e Finmeccanica.

Quella di quest’anno sarà però solo la prima parte del missione ExoMars, la seconda è prevista infatti per il 2018, quando sul pianeta sarà inviato un rover, ovvero un veicolo in grado di muoversi e viaggiare sul suolo, che approfondirà lo studio di Marte, partendo proprio dai dati raccolti dalla missione del 2016.

Il rover sarà dotato di un’altra tecnologia Made in Italy, lo spettrometro MaMiss che, posto all’interno di uno speciale trapano in grado di perforare il suolo fino a due metri di profondità, permetterà di studiare la composizione mineralogica di Marte, soprattutto in quelle zone in cui secondo gli scienziati potrebbe trovarsi l’acqua.

Alla scoperta della vita marziana dunque! E per scongiurare il rischio di trasportare sul pianeta forme vita terrestri –fossero anche solo batteri– tutte le attrezzature sono state sottoposte ad accurate e lunghe procedure di sterilizzazione, secondo protocolli rigorosissimi. Altrimenti riusciremmo sì a trovare la vita, ma sarebbe quella del nostro pianeta.

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