Technomondo: Quando la tecnologia ci sta addosso

I dispositivi tecnologici sono progettati ormai per calzarci a pennello e a volte questo non è un modo di dire. Un team di ricercatori negli Usa ha pensato di sfruttare il movimento del nostro corpo per produrre energia, mentre due importanti aziende tech promettono di levarci il problema di dove mettere lo smartphone. A cura di Raffaella Quadri per Radio Bullets
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Siamo il popolo che ha fatto del gesticolare un’arte sopraffina. In un solo movimento siamo capaci di racchiudere articolati concetti, in un solo gesto possiamo esprimere un pensiero. Eppure mai avremmo potuto immaginare che una caratteristica così squisitamente italica, divenuta quasi caricaturale del nostro modo di porci, ci avrebbe alla fine favorito sul piano tecnologico, ma è proprio così.

Siamo, ancora una volta, nel campo dei dispositivi indossabili con una novità legata proprio all’atto di gesticolare anche se, per la verità, riguarda più in generale il movimento. Una ricerca ha infatti dimostrato la possibilità di ottenere energia elettrica sfruttando proprio il movimento che effettuiamo quando gesticoliamo e con lo strofinio del corpo sugli abiti.

Tutto è dovuto a un nanogeneratore triboelettrico che Zhong Lin Wang ha ideato insieme a un team del Georgia institute of technology dell’Università di Atlanta (Usa) e che ha chiamato Teng (triboelectric nanogenerator). La ricerca ha avuto inizio nel 2012 quando il gruppo di studiosi ha capito come sfruttare l’energia da attrito che si forma sfregando insieme due materiali differenti. Vi sono infatti materiali che se sfregati sprigionano elettroni, come il vetro o il nylon, e materiali che al contrario sono in grado di assorbirli, come il silicone o il politetrafluoroetilene (ptfe), meglio conosciuto come teflon. I ricercatori hanno organizzato quindi questi materiali contrapposti per fare in modo che, una volta premuti l’uno contro l’altro, sprigionassero energia elettrica.

Il passo successivo è stato di dotare il dispositivo di un elettrodo liquido e di ricoprirlo con un materiale elastico, dando così al nanogeneratore la capacità di assumere una struttura completamente flessibile, capace di essere allungata senza perdere le proprietà conduttive e adattata a qualsiasi superficie. Ne è stato realizzato, per esempio, un braccialetto che, attraverso il movimento del braccio, è stato in grado di alimentare ottanta luci a led… e figuratevi cosa avremmo potuto accendere noi italiani!

L’intenzione dei ricercatori è di realizzare applicazioni ovunque possano essere necessari sensori auto alimentati, quindi in campo robotico, biomeccanico, ma anche fisiologico e medico. Un’ipotesi è dotare dispositivi salva vita, come i pacemaker, della capacità di generare energia proprio dal movimento.

Ma se si parla di indossare la tecnologia corre quasi l’obbligo di parlare di un altro tipo di dispositivi: gli smartphone. E qui la corsa alla novità è tutta orientale. Da una parte la coreana Samsung che proporrà, forse nel 2017, il suo primo smartphone pieghevole, basato sull’uso di tecnologia oled –i led organici–, in grado di essere letteralmente arrotolato attorno al polso, proprio come un braccialetto. Dall’altra parte, con la medesima idea, la cinese Moxi, che dovrebbe battere la concorrente sul tempo e mettere in commercio entro quest’anno il proprio dispositivo arrotolabile con touch screen a base grafene, in una versione in bianco e nero con display a inchiostro elettronico, in attesa dell’arrivo, forse tra un paio di anni, del modello a colori.

Ammettiamolo, in ogni sua declinazione, lo smartphone ci piace. E proprio tanto… forse pure troppo, almeno considerando ciò che ha fatto un signore americano che, da quanto si apprende dall’Ansa, a Las Vegas ha sposato il proprio iPhone. È con lui, a quanto pare, che ha avuto la relazione più lunga ed emotivamente più coinvolgente. Il matrimonio naturalmente non è legale –pare infatti che il telefono non abbia detto “lo voglio”– ma il gesto è sicuramente simbolico. Del resto, se non è amore questo?!

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