Un caffé con lo storico: Barbanera, morte di un pirata
Il 22 novembre del 1718 ad Ocracoke Island, Edward Teach, uno dei pirati più memorabili della storia, nonché un’importante figura del folklore americano, muore in combattimento, ucciso da una delegazione della Royal Navy britannica sotto il comando del luogotenente Robert Maynard. A cura di Edoardo Angione
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Il 22 novembre del 1718 a Ocracoke Island, una remota isola della Carolina del Nord, Edward Teach, uno dei pirati più memorabili della storia, nonché un’importante figura del folklore americano, muore in combattimento, ucciso da una delegazione della Royal Navy britannica sotto il comando del luogotenente Robert Maynard. A dire la verità, ciò che sappiamo di questo pirata, nato forse a Bristol nel 1680, è ben poco: la prima parte della sua vita è interamente frutto di speculazioni. Lo stesso nome Edward Teach, con le sue numerose variazioni (tra cui Thatch, e Thack), è quasi sicuramente uno pseudonimo, come del resto era costume tra i pirati dell’epoca. Il nomignolo che lo rese famoso è “Blackbeard”, Barbanera — dovuto a motivi che possiamo facilmente intuire.
Sembra che Barbanera fosse stato un corsaro agli ordini dei britannici durante la Guerra di Successione Spagnola, tra il 1701 ed il 1713, e soltanto nel 1716 diede inizio alla sua brillante carriera da pirata. L’anno successivo prese possesso di un’imbarcazione mercantile francese, convertendola in una nave da guerra armata di 40 cannoni, dal nome piuttosto altisonante: la “Vendetta della Regina Anna”, a bordo della quale iniziò a razziare le coste della Virginia e della Carolina, oltre che il Mar dei Caraibi. Edward Teach si arricchiva principalmente estorcendo gabelle alle spedizioni mercantili, dividendo peraltro i compensi con Charles Eden, governatore della North Carolina, all’epoca una colonia. Per il governatore della Virginia Alexander Spotswood, tuttavia, oltre che per buona parte degli abitanti onesti della costa, Barbanera rappresentava un problema: per questo motivo si organizzò la spedizione che causò la morte di questo fenomenale pirata. Secondo la leggenda, Barbanera beveva rhum misto a polvere da sparo, e prima di berlo lo accendeva; vestiva di nero, ed era solito, sembra applicare micce alla propria barba allo scopo di farla fumare, per incutere terrore nei cuori dei propri nemici e della propria ciurma. La sua bandiera raffigurava uno scheletro nell’atto di colpire un cuore con una lancia.
Tra le numerose leggende che riguardano il pirata Barbanera, celebre anche nella cultura popolare di tutto il mondo, e recentemente reso famoso da videogiochi come Assassin’s Creed 4, ce n’è ovviamente una relativa a un gigantesco tesoro sepolto, che però non è stato mai trovato — negli anni ‘90, tuttavia, è stata trovata la sua nave, la Vendetta della Regina Anna, con tanto di cannoni, strumenti per la navigazione, e armi.
La morte di Barbanera non sfuggì alla stampa britannica dell’epoca, e per questo motivo vi leggerò una mia maldestra traduzione di estratti da un articolo del Weekly Journal del 25 aprile del 1719, che come avveniva spesso per le notizie a stampa dell’età moderna, riportava una lettera del luogotenente Maynard in persona, l’uccisore di Barbanera.
“Il 22 novembre ho raggiunto il Capitano Teach, famigerato pirata, che ha preso, di volta in volta, una grande quantità di vascelli inglesi in queste coste, e nelle Indie Occidentali; lo chiamavano Barbanera, perché si faceva crescere la barba, e la legava con nastri neri. L’ho attaccato a Cherhock, in North Carolina, mentre aveva a bordo 21 uomini e nove cannoni. Dopo la nostra prima salva, ha lanciato improperi contro me e i miei uomini, che ha definito “Cuccioli Codardi”, dicendo che non avrebbe dato né preso quartiere. Abbiamo attaccato immediatamente (…)Durante il combattimento, col mare calmo (…) ho abbordato l’imbarcazione di Teach, perdendo 20 uomini tra morti e feriti. Immediatamente mi ha attaccato con 10 uomini (…) ma i miei hanno combattuto come eroi, spada alla mano, uccidendo chiunque vedessero, senza perdere uomini. In tutto, ho perso otto uomini e 18 ne sono stati feriti. Ne abbiamo uccisi 12, oltre a Barbanera, che è caduto dopo aver preso cinque colpi, e 20 ferite da taglio in svariate parti del corpo. Ho preso nove prigionieri, per lo più negri, tutti feriti. Ho tagliato la testa di Barbanera, che ho poggiato sul mio albero di prua, allo scopo di portarla in Virginia. Non ce l’avrei mai fatta, se non l’avessi attirato in un tale buco, da cui non aveva vie d’uscita, perché non avevamo cannoni a bordo, così che l’arrembaggio da parte nostra è stato sanguinoso e disperato.”
Per approfondire:
Cooke, Arthur L., British Newspaper Accounts of Blackbeard’s Death, “The Virginia Magazine of History and Biography”, Vol. 61, No. 3 (Jul., 1953), pp. 304–307.
Blackbeard, in Encyclopedia Britannica