Un caffé con lo storico: Il massacro della Zong

Il massacro della Zong del 1781: come 132 persone vennero assassinate per intascare un’assicurazione. A cura di Edoardo Angione
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Tra il 29 novembre e il 1° dicembre del 1781, nei pressi delle coste della Jamaica, tre gruppi di uomini e donne, per un totale di circa 132 persone, vennero gettati in mare dalla Zong, una nave negriera di proprietà di una compagnia commerciale, specializzata in schiavi, di Liverpool.

La Zong, in origine una nave Olandese (il che spiega il nome curioso), era stata catturata dai Britannici, e in seguito acquistata da un capitano di Liverpool. Il capitano della flotta si chiamava Luke Collingwood: un esperto chirurgo che lavorava da anni in navi negriere. La Zong era passata per Cape Coast, sul Golfo di Guinea, e ad Accra, due città del Ghana dove i commercianti di schiavi si rifornivano abitualmente. In quel particolare viaggio erano stati acquistati 442 africani tra uomini, donne e bambini. Questo carico umano era stato assicurato in Inghilterra per 8.000 Sterline, e il 6 settembre, da Sao Tomé, lussureggiante isola equatoriale nel golfo di Guinea e all’epoca colonia portoghese, era partita la spedizione transatlantica verso la Giamaica.

Il capitano Collingwood tuttavia si era ammalato durante il viaggio, e la mancanza di ordine portò, sembra, l’equipaggio a compiere un errore clamoroso, scambiando la Giamaica per l’attuale Haiti: per questo motivo furono costretti a proseguire il viaggio inutilmente, perdendo un sacco di tempo, e rendendosi conto di non avere abbastanza acqua potabile per tutti. Ufficialmente fu questo il motivo per cui si arrivò alla decisione, a dir poco problematica, di far fuori un po’ dei 380 schiavi sopravvissuti — perché 62 erano già morti durante il viaggio, essendo le negriere del ‘700 non esattamente navi da crociera. Ucciderne 132 avrebbe in qualche modo salvato gli altri.

La nave riuscì a raggiungere Black River, in Giamaica, soltanto il 22 dicembre — Luke Collingwood, il capitano morì pochi giorni dopo, e gli schiavi sopravvissuti, poco più di 200, vennero regolarmente venduti. Il libro di bordo della Zong, guardacaso, era misteriosamente sparito. In tutto ciò, nel marzo del 1783, a Londra, i proprietari legali della Zong chiesero ai propri assicuratori un risarcimento per la perdita di 132 schiavi, uccisi per “salvare la vita” agli schiavi più in salute. Gli assicuratori dovettero pagare, ma due mesi dopo fecero ricorso: forte era il sospetto che gli schiavi fossero stati fatti fuori soltanto per intascare l’assicurazione. Fu soltanto allora, nel maggio del 1783, che questa storia disumana iniziò a circolare, soprattutto grazie all’attività di Olaudah Equiano, anche detto Gustavus Vassa, scrittore, marinaio, mercante e parrucchiere Nigeriano attivo nel movimento abolizionista, un personaggio straordinario che meriterebbe una puntata apposita, che forse prima o poi farò.

Lo scandalo ebbe un profondo effetto sulla causa dell’abolizionismo, in particolare consolidando le basi per la nascita, nel 1787, dell’Abolition Society: una delle prime associazioni inglesi a combattere apertamente la schiavitù. L’effetto culturale di questo massacro fu tale che ancora nel 1840, quasi 60 anni dopo, il pittore romantico Turner, ispirato dalla lettura di un testo sulla storia dell’abolizionismo, dipinse “La Nave Negriera”, drammatico e stupendo ricordo su tela degli eventi drammatici del 1781. Che non fu certo l’ultimo caso in cui carichi umani vennero gettati in mare: dopo che nel 1807 la schiavitù fu ufficialmente abolita, ad esempio, molti Inglesi continuarono a contrabbandare schiavi, che erano pronti a gettare in mare nel caso di controlli, pur di non pagare multe.

Per quanto riguarda l’equipaggio della Zong, invece, l’unico problema fu che gli venne negato il risarcimento: gli assicuratori, e non certo per motivi umanitari, asserirono che quelli dell’equipaggio avevano, e cito, “agito come uomini che hanno dimenticato i sentimenti degli uomini”. Secondo il procuratore generale che difese i proprietari della Zong, John Lee, si trattava invece di una questione meramente di proprietà. Queste le sue parole al processo:

“Vostra altezza osserverà che questo è un caso di beni mobili e proprietà (…). Quando una persona assicura schiavi come proprietà, li considera tali, e vengono gettati in mare per necessità come qualunque altro carico irrazionale o inanimato, non c’è dubbio che ha il diritto di recuperarne il valore (…). Tutti gli argomenti portano a questo: la nostra legge è tanto folle, arbitraria e tirannica da rendere le creature umane soggette alla proprietà. Cosa ci può fare vostra altezza? Niente.”

TT Arvind, “Though it shocks one Very Much”: Formalism and Pragmatism in the Zong and Bancoult, Oxford Journal of Legal Studies, 32, 1, 2011.

Walvin, James, The Zong. A massacre, the law and the end of slavery, Yale University Press, 2011.

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