Un caffé con lo storico: l’illusionista di Orbetello

Un illusionista di Orbetello alla corte di re Luigi XVI: la singolare storia di Giuseppe Pinetti di Willedal. A cura di Edoardo Angione​
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Intorno al 3 gennaio del 1750 nasce a Orbetello Giovanni Giuseppe Bartolomeo Vincenzo Merci, in arte lo chevalier Giuseppe Pinetti di Willedal: uno dei più famosi prestigiatori ed illusionisti del suo tempo, anche se lui avrebbe preferito essere definito un “macchinista” o un “professore”, poiché, adeguandosi ai principi illuministici tanto di moda alla fine del ‘700, preferì sempre far pensare al pubblico che i suoi trucchi avessero una base fisica e meccanica. Il Pinetti viene generalmente riconosciuto come uno dei primi maghi davvero ‘moderni’, perché innovò fortemente il mestiere di mago: che in quegli anni, da fenomeno popolare di piazza, stava diventando uno spettacolo raffinato, adatto alla borghesia, che si poteva osservare in teatro, e dove la scenografia e le luci diventavano parte integrante dello spettacolo. Pinetti fu un degno rivale di personaggi oggi più ricordati, come Cagliostro, ed arrivò ad esibirsi alla corte di Luigi XVI, il Borbone che verrà poi giustiziato dai rivoluzionari nel 1793.

Come spesso accade per figure al limite come il Pinetti, artista, avventuriero e imbroglione, non è facile ricostruirne la vita con esattezza. È stato tuttavia ritrovato il suo atto di battesimo: si trattava del figlio di un oste originario di Siena e di una donna comunissima, non una nobildonna spagnola come lui amava raccontare. A partire dagli anni 80 del 700, il Pinetti godette di una certa fama nel Granducato di Toscana, e partì presto per la Svizzera e per la Germania, dove sotto il nome di Joseph Pinetti, “professore di matematica di Roma”, iniziò a vivere da gran signore. A Berlino arrivò ad irritare Federico il Grande di Prussia, un regnante notoriamente sobrio, che non poteva tollerare che un uomo di spettacolo si desse tante arie, presentandosi vestito di stoffe sopraffine, su una splendida carrozza di lusso, pavoneggiandosi davanti a folle di curiosi con modi che non gli competevano: il monarca intimò dunque al Pinetti di lasciare Berlino entro 24 ore.

Il nostro mago, o meglio, “professore di fisica”, si recò poi a Parigi, presentandosi nientemeno che come gran pensionario della corte del Re di Prussia. Era diventato Jean Joseph Pinetti de Willedal De Merci, professore di filosofia, di matematica, cavaliere dell’ordine di San Filippo, geografo, ingegnere, nonché consigliere in materia di finanza di un tale principe Limbourg-Holstein. Grandi referenze, corroborate da sempre maggior eleganza e fasto: per vedere un suo spettacolo ormai bisognava spendere cifre da capogiro. I suoi trucchi più famosi consistevano in automi dalle fattezze turchesce ed esotiche in grado di parlare e leggere nel pensiero, simulacri di uccelli in grado di riprodurre suoni, o il “bouquet pilosophique”, piccola pianta in grado di fiorire in pochi secondi. Presto venne notato dal Re di Francia, Luigi XVI, anch’egli appassionato alla moda degli automi meccanici e delle illusioni. Ciò non mancò di suscitare l’invidia dei rivali.

Henri Decremps, giurista con l’hobby della magia, pubblicò un libro che svelava tutti i trucchi del Pinetti. Si intitolava “La magia bianca svelata, o spiegazione dei sorprendenti giochi di prestigio ammirati da qualche tempo nella Capitale e nella provincia”. Il libro andò a ruba. Fu così che il nostro illusionista iniziò ad aggiungere un singolare numero ai propri spettacoli: una comparsa si fingeva Henri Decremps, e si guadagnava l’antipatia del pubblico insultando volgarmente il Pinetti, che dal canto suo si mostrava magnanimo difendendo l’impostore. Ma non era abbastanza: dopo un breve periodo a Londra e in Portogallo, in cui continuò ad essere perseguitato da sabotaggi e da nuovi libri dell’implacabile Decremps, decise di tentare la fortuna in Russia, dove provò a emulare i palloni aerostatici dei fratelli Montgolfier — l’esperimento tuttavia andò malissimo, perché il miscuglio, che avrebbe dovuto produrre gas idrogeno, innescò una reazione inaspettata che distrusse tutto. Pinetti venne incarcerato, non si riprese più, e morì, povero e malato, in Volinia, attualmente Ucraina, nel 1800. Così viene descritto uno dei suoi spettacoli in una Gazzetta di Firenze del 1786:

Sorprendenti riuscirono al solito l’esperienze del bravo Operatore (…). Il suo Automa poi della grandezza ordinaria di un uomo fece t ante, e sì replicate forze, e moti al naturale sulla corda stessa da somministrare la più vasta idea di un ammirabile meccanismo. (…) Il teatro, brillante sì per l’illuminazione, sì per la qualitù delle scelte persone che occupavano i Palchi, e riempivano tutte la Platea, non meno che per la vista degli augusti sovrani, che contribuì più di tutto a rallegrare gli Spettatori.”

Fonti:

Joseph Pinetti, Divertimenti fisici, La storia di un mago nel XVIII secolo, a c. di Laura Forti, Nuovi Equilibri, 2001.

I grandi Sognatori, II, 3–4, 2012.

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