Un caffé con lo storico: L’ammutinamento di Vallore

Edoardo Angione su Radio Bullets con la sua macchina del tempo ci porta al 10 luglio del 1806 nel cuore delle ribellioni nell’India occidentale.
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Il 10 luglio del 1806 nella città di Vellore, situata nel sud dell’India, un feroce ammutinamento uccide e ferisce 200 soldati britannici — a rivoltarsi furono i sepoys, ovvero militari indiani impiegati nella Compagnia Britannica delle Indie Orientali. Alle due di notte del 10 luglio, i sepoy di servizio presso l’imponente forte di Vellore iniziano a sparare agli europei — molti dei quali stavano dormendo. A cadere furono 115 fanti inglesi del del 69esimo reggimento, nonché circa 14 ufficiali Sepoys.

Le motivazioni ufficiali — come spesso accade — erano di tipo essenzialmente religioso: dal 1805, infatti, un nuovo regolamento aveva introdotto una serie di limitazioni nel modo in cui un Sepoy doveva vestirsi. Nello specifico, i musulmani erano tenuti a radere le proprie barbe e ad aggiustarsi i baffi, mentre gli indù non potevano più portare sulla fronte il tilaka, marchio distintivo e dai molteplici significati rituali e spirituali. A peggiorare ulteriormente le cose, i turbanti sarebbero stati sostituiti da un copricapo d’ordinanza di foggia europea. Scelte, bisogna dire, di scarsa sensibilità, che avrebbero dovuto rendere più marziale l’aspetto di questi Sepoys. Chi aveva qualcosa da ridire, come era successo nel maggio del 1806 ad un Indù e ad un musulmano, se la poteva cavare con 90 frustate e con l’espulsione dall’arma.

Oltre alle motivazioni religiose, però, ce ne erano di concretamente politiche: nel forte di Vellore vivevano i figli e le mogli di Tipu Sultan, la tigre di Mysore. Costui era stato un importante leader in grado di tenere testa agli inglesi, nonché un alleato di napoleone, ed un pioniere nell’utilizzo bellico del razzo. Il suo regno, il regno di Mysore, situato nell’India Meridionale, era rimasto in mano alla stessa dinastia, i Wodejar, sin dal 1399. Alla fine del XVIII secolo era però passato sotto il controllo del padre di Tipu, che lo aveva trasformato in un’importantissima potenza locale, che puntava addirittura allo status di impero. I britannici non potevano tollerare ciò: nel 1806 gran parte del regno era tornato in mano a Krishnaraja III, bimbo di 5 anni dell’antica dinastia dei Wodejar. Nei fatti però erano gli inglesi a controllare il regno.

Tornando alla rivolta: la scusa utilizzata dai rivoltosi del 10 luglio era stato il matrimonio di una delle figlie di Tipu Sultan. All’alba, sul forte, sventola ormai la bandiera del sultanato di Mysore. Fateh Hyder, figlio di Tipu, vene proclamato re. Nonostante questo, alcuni britannici del 69o reggimento conservano ancora una torre del forte. Un ufficiale inglese, peraltro, era riuscito a scappare, per tornare con un’unità di fanteria leggera al comando di sir Rollo Gillespie. Costui riesce a scalare le mura con un espediente degno di Raperonzolo: le cinte di alcuni sergenti rimasti nella torre. Quando arriva il resto della fanteria, riprendersi il forte con l’aiuto degli esplosivi è un gioco da ragazzi. 100 Sepoy vengono messi al muro e fucilati.

Amelia Farrer, moglie del comandante del forte, il sergente John Fancourt, scriverà due settimane dopo un breve resoconto dell’ammutinamento, unica testimonianza diretta dell’accaduto. All’arrivo di Gillespie si trovava in una capanna fuori dalla propria abitazione con i propri figli ed una bambinaia indiana:

“Sembrava che i Sepoys avessero abbandonato la nostra casa, ma improvvisamente molti di loro entrarono e, come disse la mia serva, iniziarono a cercarmi per uccidermi. Mi chiese di nascondermi in un angolo, e lo feci, portando con me il piccolo Charles e nascondendolo sotto le mie gonne. Mi risultava molto difficile tenerlo buono, per quanto strillava: in ogni momento mi aspettavo che ci avrebbero uccisi tutti. Ma i colpi di artiglieria erano diventati così forti che i Sepay dovettero arrendersi (…) eravamo di nuovo salvi. Ero talmente assetata che bevvi acqua svariate volte da un recipiente lurido, e ne diedi anche al mio caro Charles. A distanza, sentivo ormai i cavalli del 19esimo reggimento”.

An Account Of the Mutiny at Vellore, by the Lady of Sir John Fancourt, the Commandant, who was killed there July 9th, 1806. (From the original Manuscript) http://digital.library.upenn.edu/women/fancourt/sydney/fancourt.html