Un caffé con lo storico: Morte di un esploratore

Un misterioso massacro nel 1772: morte dell’esploratore Marion du Fresne in Nuova Zelanda. A cura di Edoardo Angione per Radio Bullets
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Il 12 giugno del 1772 presso l’incantevole Bay of Islands, nella parte settentrionale dell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, Marc-Joseph Guillaume Marion du Fresne, esploratore francese, viene ucciso e mangiato insieme a 25 uomini del suo equipaggio dagli Ngare Raumati, una tribù Maori. Du Fresne era andato a pescare a largo insieme ad alcuni dei suoi uomini, e a tutt’oggi nessuno sa con certezza quali fossero le ragioni del massacro.

Du Fresne era nato intorno al 1724 a Saint Malo, in Bretagna. Figlio di mercanti, l’esploratore sarebbe oggi un caso lampante di sfruttamento minorile, perché ad appena 11 anni era entrato — col grado, sembra, di sottotenente, nell’equipaggio della Duc de Bourgogne — un’imbarcazione della Compagnia francese delle Indie orientali — impresa commerciale istituita in pieno ‘600 dal Re Sole, attiva in particolare nell’Oceano Indiano, con base presso l’attuale Mauritius.

Du Fresne continuò a lavorare per la Francia, ottenendo il grado di capitano nel 1745, navigando in particolare nell’Oceano Indiano, e distinguendosi in particolare contro gli Inglesi durante la guerra dei sette anni, tra 1754 e 1763. Si stabilì poi a Port Louis, presso Mauritius, acquistando terra e commerciando anche in proprio. In questi anni tuttavia la compagnia delle indie francesi venne liquidata, e anche per questo nel 1771 du Fresne accettò di buon grado la missione che sarebbe stata per lui fatale.

Si trattava di un viaggio di commercio ed esplorazione finanziato ancora una volta dalle autorità Francesi. Al comando di due vascelli armati, il Mascarin ed il Marquis de Castries, du Fresne doveva riaccompagnare a casa Ahu-toru, un abitante di Tahiti che 4 anni prima era stato portato in Francia da un altro esploratore, de Bougainville, per essere ammirato dai curiosi. Il povero Ahu Toru tuttavia non tornò mai a casa, perché morì in mare dopo una sosta all’isola di Mauritius, a causa di una devastante epidemia di vaiolo. Du Fresne si dedicò a questo punto all’esplorazione, scoprendo nel pacifico le isole Crozet, che prendono il nome da Jules Crozet, vicecapitano di du Fresne, e le isole del Principe Edoardo. La spedizione arrivò poi in Tasmania, esplorando l’isola per la prima volta ed interagendo con i nativi. Ad aprile del 1772, con le navi danneggiate da una burrasca, dovettero fermarsi nella Bay of Islands in Nuova Zelanda.

Ora: du Fresne era un illuminista, un convinto sostenitore delle idee di Jean-Jacques Rousseau a proposito del ‘buon selvaggio’. I libri di bordo della spedizione ci hanno regalato una serie di preziose testimonianze sui Maori, con cui l’equipaggio riuscì a comunicare grazie ad un vocabolario scritto pochi anni prima da de Bouganville e dal povero nativo di Tahiti Ahu-toru. Gli esploratori avevano bisogno di qualche settimana per riparare le proprie navi, ed i nativi, d’altro canto, si erano mostrati più che amichevoli, organizzando per du Fresne cerimonie festose. È probabile che però du Fresne ed i suoi uomini abbiano compiuto qualche tipo di trasgressione, magari anche ripetuta, durante cinque settimane di permanenza in cui non mostravano alcuna intenzione di andarsene.

La versione europea comunemente accettata ci dice che du Fresne stava pescando in un’area sacra per i Maori, ma del punto di vista della tribù Ngare Raumati, massacrata pochi anni dopo da una tribù rivale, non sapremo mai nulla.

Ciò che sappiamo è che il resto della spedizione, circondata da migliaia di Maori ed in netta minoranza, dovette fuggire. Tornarono circa un mese dopo, trovarono il villaggio Maori deserto, ma non poterono fare a meno di notare la testa cotta di un marinaio, nonché ossa umane nei pressi di un fuoco.

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