Un libro sul comodino: Tutto scorre

“Tutto scorre…”, il titolo di un romanzo forte, lucido e potente, dall’altissimo valore storico. Scritto da Vasilij Grossman, giornalista e scrittore sovietico. Ce lo racconta Alessandra Dalla Gassa per Radio Bullets
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“Tutto scorre…”con tre puntini di sospensione, il titolo di un romanzo forte e potente, dall’altissimo valore storico. Scritto da Vasilij Grossman, giornalista e scrittore sovietico, è un romanzo che con estrema lucidità ci trasporta e ci racconta la realtà russa Leninista e stalinista, con i suoi orrori, le sue torture, lo sterminio dei Kulaki e le deportazioni nei lager di chi si opponeva al regime o di chi veniva considerato anche solo una potenziale minaccia. Ed il tutto in nome della libertà, del raggiungimento di una libertà nazionale che di fatto è stata uccisa, ed è diventata il primo attore di una immensa messinscena di dimensioni mai viste.

Grossman racconta il ritorno di Ivan Grigor’evič, rinchiuso per trent’anni in un campo di concentramento in Siberia a seguito di una denuncia anonima, e liberato finalmente solo dopo la morte di Stalin. Ed attraverso le sue parole, i suoi occhi, i suoi sentimenti, ciò che ha vissuto in prima persona o che ha visto subire ad altri nella sua stessa situazione, il lettore diventa spettatore di uno dei periodi più bui della Russia, dove l’intolleranza, il fanatismo ed il totale disprezzo per tutti coloro che la pensavano diversamente furono armi che resero il popolo russo schiavo a tutti gli effetti, privo di ogni speranza, al servizio di uno Stato padrone e dittatore, in cui i principi socialdemocratici che diedero il via ad una rivoluzione vennero relegati a banali formalità, pura apparenza.

Il nostro protagonista Ivan, dopo la scarcerazione si ricongiunge con dei parenti a Mosca. Ma in loro è evidente l’imbarazzo ed il disagio per tutto ciò che egli in effetti rappresenta. L’ingiustizia subita, la codardia e l’indifferenza di chi non ha saputo opporsi al regime sia per paura che per mero interesse personale, la disumanità di certe azioni. Ivan decide di spostarsi al più presto e di dirige prima a Leningrado poi verso sud dove incontra Anna, ex funzionaria di Partito, una vedova che gli da ospitalità ed una donna con cui subito capisce di potersi confidare e condividere il suo passato. Una donna che lo ha saputo ascoltare.

Grossman attraverso le riflessioni di Ivan non solo ci fa una cronaca terribile del periodo stalinista, ma anche riflette sulla natura filosofica, politica ed umana che ha condotto la Russia a partorire figure come Lenin e Stalin e medita sul perché in Russia ebbe modo di svilupparsi una simile dittatura.

Le pagine che personalmente ritengo le più toccanti della sua opera, che ho faticato a leggere, sono quelle in cui l’autore affronta il tema della carestia in Ucraina in cui non c’è lieto fine per gli abitanti dei villaggi condannati e lasciati letteralmente a morire di fame per inadempienza al piano produttivo fissato dallo Stato.

Molto toccanti anche i capitoli in cui Grossman dedica alle condizioni delle donne nei gulag sovietici in cui il loro destino era spesso peggiore di quello degli uomini.

“Tutto scorre…” con tre puntini di sospensione, scorre come scorrono le parole e le considerazioni indignate dell’autore, in cui non fa sconti a nessuno e considera la Russia vittima di una schiavitù millenaria che secondo lui starebbe alla base dell’anima russa.

Pagine notevoli, interessantissime e drammatiche.

Un libro scritto meravigliosamente nonostante la gravità della situazione descritta.

“Tutto scorre…” è un libro che vi consiglio di leggere, anzi mi correggo dovete assolutamente leggere. Un’opera che se al momento della sua stesura fosse stata trovata dalla polizia sovietica ora sarebbe sicuramente solo un mucchietto di cenere.

Mentre lo leggevo numerose sono state numerose le parole che ho evidenziato e che avrei voluto leggervi.

Ho scelto questo breve ma significativo passo: “Il terrore e la dittatura travolsero chi vi aveva gettato le basi. E lo Stato, che era parso un mezzo, risultò il fine. Gli uomini che quello Stato avevano creato, lo vedevano come un mezzo per realizzare i propri ideali. E invece quegli ideali, quei sogni risultarono il mezzo per il grande, terribile Stato.”