Yebo! L’Africa è in onda: Fantascienza africana

Continua il viaggio di Yebo! nella cultura africana contemporanea. Questa settimana Gaia Manco vi invita a conoscere Nnedi Okorafor, scrittrice nigeriana-americana di fantascienza. Nei suoi libri, pubblicati anche in Italia, Okorafor sfida l’immaginario classico africano fatto di tradizione e credenze millenarie. Per lei la Nigeria dei suoi antenati è l’ambientazione perfetta per immaginare un futuro iper-tecnologico.
Per ascoltare la rubrica
clicca qui.
www.radiobullets.com

Raramente si associa il continente africano al progresso tecnologico, ancora meno ai futuri possibili immaginati dalla fantascienza. Un gruppo pan-africano di artisti, scrittori, registi e intellettuali che si occupano di fantascienza e tecnologia, sta cercando di cambiare questa visione dell’Africa come continente bloccato nel tempo.

Questa settimana ascoltiamo Nnedi Okorafor, scrittrice nigeriana-americana di libri fantasy e di fantascienza ambientati nella Nigeria del futuro. La quarantenne Okorafor ci spiega prima di tutto come fantasy e fantascienza siano facili da associare a molte culture africane:

“Io sono nigeriana-americana, sono nata e cresciuta negli Stati Uniti, ma scrivo quella che considero fantascienza africana. Penso che la fantascienza africa sia una fantascienza che ha radici ed è basata sulla cultura africana, il pensiero africano, la cultura africana, i popoli africani. Questo potrebbe essere un modo di definirla, se dobbiamo definirla.

Ad esempio un riflesso della cultura africana è la coesistenza del mistico e del mondano, quindi quando qualcosa di magico accade, o meglio, cose che altri considererebbero magiche sono normali e accettate [nella cultura africana]. Quindi avere elementi magici e mistici che avvengono insieme nel futuro è completamente normale, così come la coesistenza fra la tecnologia e la magia è completamente normale, e penso che questo renda la fantascienza africana unica.”

Okorafor dal 2005 a oggi ha pubblicato 11 libri fra romanzi e raccolte di racconti. Le sue storie sono ispirate principalmente dai viaggi in Nigeria che da bambina faceva regolarmente con la famiglia e che continua a fare ancora oggi. In particolare Nnedi immagina una tecnologia del futuro che si adatti alle esigenze della vita nel Paese dei suoi antenati:

“Nel Book of Phoenix, [il Libro della Fenice], c’è una tecnologia che chiamo jelly telly. Questa idea venne dai viaggi accidentati al mio villaggio in Nigeria, e dal fatto che per tante persone è la terra dei loro antenati, ma è difficile arrivarci. Ma ci sono anche quei nigeriani molto ricchi che possiedono la terra da quelle parti e hanno costruito case enormi, fantastiche ed elaborate, così nel mezzo della foresta, e ho sempre pensato: ma come fai a far arrivare quelle tv gigantesche lì? Perché da quelle parti tutti amano la loro TV. Quindi mi è venuta questa idea, la jelly telly, che è un quadrato di gelatina che devi tirare e si allunga sulla parete e ti permette di avere la tv 3D e ad alta definizione grazie alla jelly telly. Queste cose mi vengono in mente guardando attraverso gli occhi dei miei personaggi.”

Secondo Okorafor, quindi, il potenziale dell’Africa e il suo bisogno di soluzioni sono un terreno fertile per immaginare futuri possibili. Tuttavia fino a dieci anni fa la fantascienza africana, sia in letteratura che al cinema, era praticamente sconosciuta:

“Il mio primo libro è stato pubblicato nel 2005, e mi ricordo che c’era una sensazione diffusa fra gli editori, non necessariamente gli editori del mio libro, ma alcuni editori che avevano letto cose che avevo scritto all’epoca, la sensazione era che la fantascienza africana fosse unica, insomma: non c’era niente di simile e non erano sicuri di voler pubblicare qualcosa di così unico. Ma penso che adesso dieci anni dopo gli editori siano interessati a conoscere non solo fantascienza africana ma fantascienza da culture diverse, da ogni parte del mondo, e penso che il pubblico sia sempre più interessato a e anche più abituato a vedere prospettive diverse e vari tipi di futuro.”

Forse inconsapevolmente, la cultura fantascientifica è una cultura europea e americana che ha lasciato poco spazio ad autori, storie e personaggi con altre culture. Secondo Okorafor è prima di tutto un problema di ignoranza:

“Penso che sia perché la maggior parte della fantascienza è scritta da una prospettiva occidentale e la maggior parte degli occidentali non conosce la cultura africana, e siccome molti occidentali non conoscono l’Africa, invece di sembrare ignoranti su una grossa parte del mondo lo riducono lo rendono insignificante, lo rendono un posto bloccato nel passato. Quindi non un posto dove accadono cose futuristiche e fantascientifiche. Penso che questa sia una delle ragioni per cui l’Africa è mancata [dalla fantascienza], perché la fantascienza è stata scritta da una prospettiva occidentale e in genere le persone sono interessate a scrivere delle cose che conoscono”.

Nnedi Okorafor, oltre a scrivere romanzi e racconti per ragazzi e adulti, insegna all’Università di Buffalo. Il suo ultimo libro uscito in Italia è “Chi teme la morte”, del luglio 2015.

Per commenti e domande potete contattare Gaia su Twitter: @gaiamanco

Link per approfondire

Il sito di Nnedi Okorafor

Show your support

Clapping shows how much you appreciated RadioBullets’s story.