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Copyright e NaSD

A seguito di una consultazione pubblica, che ha coinvolto fornitori di servizi digitali, internet provider, licenziatari e titolari di diritti, si è ampliato il potere dell’AGCOM, l’Autorità Garante delle Comunicazioni, al fine di tutelare il diritto d’autore in rete!

Si è potenziato il potere di inibire le violazioni, attraverso provvedimenti cautelari di urgenza; qualora sia rilevata una violazione, a tre giorni dalla denuncia, si può agire con provvedimento cautelare. Qualora dovesse seguire un reclamo, l’AGCOM ha sette giorni per decidere nel merito. In questo modo, tutte le parti coinvolte, hanno modo di essere tutelate, e, soprattutto, di essere garantite da un procedimento rapido ed incisivo.

In difesa di manovre, atte ad eludere i provvedimenti inibitori, si è prevista l’applicazione, non più del notice and take down, ma del più completo notice and stay down.

Andiamo a definirne le differenze.

La pratica del notice and take down, adottata precedentemente, risale al 1998, cioè alla promulgazione, in America, dell’Online Copyright Infringement Liability Limitation Act. Con questa procedura, il fornitore di servizi online, ricevuta notifica dal titolare del diritto d’autore, di una violazione, deve attivarsi per rimuovere il contenuto; cioè il titolare, vittima della presunta violazione, attraverso questa notifica, segnala e richiede, al fornitore, la cessazione di detta condotta lesiva. Tale notifica, a pena di nullità, è un atto formale di intimidazione alla rimozione del contenuto, il quale deve avere determinati requisiti: sottoscrizione e autorizzazione ad agire per nome e per conto del titolare; individuazione del diritto leso; indicazione del materiale illecito da rimuovere; nome e indirizzo del titolare con indicazione che egli non ha rilasciato alcuna autorizzazione all’utilizzo di quel contenuto.

Il fornitore, dal canto suo, dovrà nominare un delegato, che verifichi le notifiche e, una volta ricevuta la segnalazione, non potrà essere ritenuto responsabile, nei confronti dell’autore del contenuto rimosso, qualora lo abbia eliminato in buona fede e poi dovesse scoprirsi che la condotta era lecita.

Con questo sistema non si gravano i fornitori di onerosi costi economici, che sarebbero fatti ricadere sui fruitori, con conseguenti elevati canoni di abbonamento, ma si porta il rischio di un eccessivo zelo nel rimuovere contenuti a scopo cautelativo.

Il secondo sistema, il notice and stay down, di più recente applicazione, obbliga le piattaforme, costrette a rimuovere contenuti lesivi del copyright, ad astenersi dal ripubblicarli sui siti su cui prima erano disponibili, originando casi di recidiva o di elusione dell’ordine di rimozione attraverso cambi di dominio. La procedura si avvale di tempistiche molto più veloci, con riposte entro due giorni (in casi di urgenza) o di tre, e di sette giorni in caso di reclami.

In un caso di specie, deciso dal tribunale di Torino, la sentenza 1928 ha responsabilizzato Youtube, per prevenire le violazioni. Si ritiene inefficace il solo calcolo dell’hash (utilizzato per identificare video identici ma non contenuti parziali), e si risolve il problema del reference file, utilizzato per comparare i contenuti in via preventiva. Si è sancito il dovere di diligenza delle piattaforme online, il duty of care, in base al quale il fornitore non deve agire solo per il blocco geolocalizzato del contenuto, ma per la sua totale e definitiva rimozione.

Questa nuova pratica normativa combatte più incisivamente quei siti che commercializzano merce contraffatta, attraverso molteplici tecniche, l’hacking (vendita di merce contraffatta su siti legali), cybersquatting (creazione di confusione di naming di domini di brand famosi), sounding (confusione di nomi di domini per assonanza), spam/injection (reindirizzamento utenti su siti illegali).

Se la battaglia per la violazione del copyright, con questa pronuncia, per ora sembra vinta, la guerra è ancora lontana dall’esser conclusa!

Riproduzione Riservata

Avv. Raffaella Aghemo