Giallisti onesti

Da buon amante dei gialli stasera, o meglio stanotte, voglio proporvi alcune brevi considerazioni su questo tipo di letteratura.

Iniziamo con una domanda.

Cos’è che manda in crisi e indispettisce di più un lettore di gialli?

La cosa che più infastidisce un lettore di gialli è, non tanto il fatto di non riuscire a risolvere il caso prima del detective di turno. Sì, naturalmente anche quello crea malumore, certo! La cosa che meno si riesce a mandar giù è perdere la gara perché questa è stata, abilmente, truccata dall’autore. Come dice Truman Capote in un film che consiglio a tutti voi di guardare spesso nei gialli gli autori giocano sporco truccando le carte in tavola cioè non fornendo tutti i dati ai lettori e, a volte, facendo saltar fuori dal proprio cilindro personaggi mai visti in tutta la vicenda che danno luogo, sono parole dello stesso Capote nel film, a “finali senza capo né coda”.

Ebbene! In questi giorni mi sta capitando di leggere “Esperienze deduttive di Ellery Queen” una raccolta di avventure deduttive di uno dei maestri dell’arte poliziesca, Ellery Queen appunto, in edicola questo mese per “I Classici” de “Il Giallo Mondadori”. Sono storie che non sono solo avvincenti da leggere ma sono una goduria per il lettore in quanto il detective uscito dal genio dei due cugini Frederick Dannay e Manfred B. Lee gioca a carte che più scoperte non si può, fornendo ai propri lettori tutti i dati necessari per poter arrivare alla soluzione. Arrivati alla serie di ogni avventura il lettore che non sia riuscito a risolvere l’enigma in essa contenuto si trova a dire “È vero! L’ha detto a pagina xx, come ho fatto a farmi sfuggire quel dettaglio!?” Insomma il Buon Ellery nella raccolta in questione crea dei gialli nei quali usa quello che chiamo “Il metodo lettera rubata”, dal titolo di uno dei racconti del mistero più affascinanti di colui il quale è considerato il vero padre putativo della narrativa poliziesca, vale a dire Edgar Allan Poe.

In questo racconto Poe infatti nasconde in bella vista una lettera che si dice sia stata rubata. Anche Ellery Queen, in queste sue avventure deduttive appende, per così dire, in bella mostra la soluzione dei vari misteri ma, come accade nel racconto di Poe, la soluzione, così come la famigerata lettera del racconto, risulta essere troppo visibile perché il lettore la noti. Sia come sia è comunque una cosa meravigliosa poter competere ad armi pari nel tentativo di soluzione di un mistero.

Se ancora ne riuscite a trovare una copia in edicola acquistatevi “Esperienze deduttive di Ellery Queen”. Vi garantisco che non ve ne pentirete. Assolutamente!