Il contrario della solitudine

Alcune considerazioni sparse

Ho scoperto questo libro grazie a Domitilla Ferrari e ne ho iniziato la lettura stanotte prima di dormire.

Va beh, quest’ultimo è un dettaglio quanto mai secondario e senza conoscere il quale avreste vissuto comunque ma, comune scoprirete avendo la bontà e la compiacenza di seguirmi, io, di tanto in tanto, fornisco anche di questi dettagli squisitamente futili.

Sia come sia torniamo al libro “che è meglio”, come diceva un famoso puffo del quale ora mi sfugge il nome.

Il libro “Il contrario della solitudine” raccoglie racconti e saggi scritti da Marina Keegan, scrittrice e giornalista, ha collaborato con testate quali il “New York Times” e il “New Yorker”, prematuramente scomparsa, all’età di neanche ventitré anni, nel 2012.

Il libro prende il titolo dal brano introduttivo che anticipa, sennò che brano introduttivo sarebbe, il corpo principale del volume.

E proprio da questa introduzione io ho tratto ispirazione, che parolone!, per queste mie considerazioni, puro plurale maiestatis visto che sarà solamente una, sia pur di peso.

Quello che più mina colpito del brano iniziale del libro è stato il leggere, dopo aver letto la biografia dell’autrice sul secondo risvolto di copertina e aver saputo che era, anzi è, scomparsa all’età di nemmeno ventitré anni, questa frase: ”L’idea che sia troppo tardi per fare qualcosa è comica. È ridicola. Ci stiamo laureando al college. Siamo così giovani. Non possiamo, non DOBBIAMO perdere questo senso di possibilità perché alla fine è tutto quello che abbiamo.

Al solo pensiero che neanche un anno dopo aver scritto queste parole Marina Keegan moriva a causa di un incidente automobilistico dà a queste parole un valore di testamento spirituale ad uso e consumo dei giovani, sia della sua generazione che di quelle successive, non credete?

In conclusione permettetemi di ringraziare nuovamente Domitilla Ferrari per avermi permesso di scoprire questo libro e la sua autrice!