I profeti della politica

Adoro quelli che in politica traboccano di assolute certezze sul futuro. Quelli che sanno già perfettamente come andranno le cose, che risultati ci saranno alle prossime elezioni, che fine farà il tal politico, che esito avrà la tal riforma. Quelli sicuri che il futuro dell’Italia sarà solo una continua discesa in un pozzo senza fondo, quelli convinti che sono tutti corrotti e saranno sempre tutti corrotti, quelli che già ci vedono schiavi di questo o quello, quelli talmente convinti da ripeterti sempre «vedrai, andrà a finire come ti dico io». Che vita faticosa dev’essere quella di interprete del ruolo di Nostradamus del ventunesimo secolo.

Prendo a esempio alcune delle ultime sicurezze sfoderate ultimamente. La prima, che viene riproposta ormai ciclicamente, vede tutta Ncd guidata da Alfano sempre in procinto di sciogliersi per entrare nel Pd. E subito l’ala sinistra del Pd si lancia in giaculatorie di sdegno e ribrezzo per questa prospettiva, con alcuni di loro che anni fa in nome della pluralità del partito difendevano iscritti come la Binetti, bontà loro. Le ultime dichiarazioni di Quagliariello, che si è dimesso da coordinatore di Ncd, non hanno fatto altro che rilanciare questa prospettiva oggi declinata in «Pd e Ncd saranno alleati nella stessa lista alle prossime elezioni». Lo dicono sicuri, come se fosse già nero su bianco.

Del resto, parlano già di renzizzazione di Alfano, di strutturalità nell’alleanza di governo fra Pd e Ncd (Geloni docet), come del resto davano per scontata la medesima alleanza alle passate regionali.

Eh, come profeti sembrano proprio novelli Nostradamus, solo che non risultano efficaci neanche a posteriori.

Poi è spuntato Verdini. Il centrodestra italiano, forse in preda a una morbosa invidia per il centrosinistra, da un paio d’anni ha pensato bene di iniziare ad imitarlo iniziando a riprodursi per scissioni successive. Ogni tot di tempo zac!, una particella si stacca e va per i fatti suoi, nascite unicellulari che non mostrano alcun rispetto neanche per la cellula madre, alla faccia di quelli che difendono la famiglia tradizionale e i sacri valori di una volta. Così Denis formò ALA, Alleanza Liberalpopolare Autonomie, per continuare a sostenere il governo Renzi. Scandalo e raccapriccio!, il disgusto dell’area di sinistra del Pd aumentò esponenzialmente. Tutti a chiedersi come Renzi possa permettere questo schifo, oh signora mia che scempio, a ribadire che la sinistra non può mischiarsi con certe figure da trogolo perché su, insomma, non sta affatto bene.

E lo dicono sempre loro, i portentosi veggenti de sinistra. Quelli che alla guida del partito nel 2011 accettarono di formare un governo di coalizione nel momento politico più basso di Berlusconi e del centrodestra, roba che se si fosse andati alle urne tutto il centrodestra avrebbe patito una scoppola memorabile. Quelli che alle successive elezioni politiche del 2013, quelli de «L’Italia Giusta» (brrr), riuscirono a non-vincere tanto da non permettere al candidato premier Bersani di formare un governo, pure se lui avrebbe voluto andare a cercarsi i voti in Parlamento con un voto di fiducia su cui però non disponeva di nessuna maggioranza in Senato. Come presentarsi a un duello con una pistola giocattolo e sfidare l’avversario a chi spara prima. E anche allora via di governo di larghe intese, sempre con Berlusconi e Verdini, che ce lo chiede il Paese e pure un Napolitano incazzato come una biscia perché dopo mesi ancora non si combinava nulla, neanche l’elezione del nuovo Presidente (e infatti gli toccherà il bis).

Come sopportare certi figuri che propugnano certe idee?, si chiedono scandalizzati. E io subito ripenso alla già citata Binetti o a quel Mario Adinolfi che provò pure a candidarsi come segretario di partito e sento lo sconforto salirmi. Se ci aggiungo le dichiarazioni listate a lutto di quando Adinolfi scelse di uscire dal Pd, il dispiacere che provocava in alcuni del Pd la sua scelta, e osservo le sue posizioni politiche odierne (conoscete già La Croce?), più che lo sconforto mi assale la più cieca disperazione.

Insomma Alfano e compagnia no, sia mai, loro sono la longa manus dell’oscurantismo clericale più abietto, ma invece Adinolfi che peccato non sia più con noi.

Pensate che bello: un membro del Pd che avrebbe caldeggiato la lettura di testi fondamentali come «sposati e sii sottomessa» di Costanza Miriano. Quanto traboccante progressismo.

E chi si ricorda della sempre imminente nascita del «Partito della Nazione»? Quel partito-contenitore che dovrebbe contenere tutto e il contrario di tutto, secondo i sempre ben informati veggenti, che avrebbe come base il Partito Democratico. Pd che al momento vede i maggior afflussi interni di nuovi parlamentari da Sel e da quella Scelta Civica che per nascere attinse a piene mani pure dallo stesso Pd. Ma i Nostradamus nazionali dal pugno alzato già considerano pure iscritti tutti quelli nell’alleanza di governo, quasi pure Zanetti, segretario dei resti ectoplasmatici di Scelta Civica. Più che previsioni la loro sembra una trasposizione in reale di «Tutti assieme appassionatamente», solo che a livello musicale non riescono ad afferrare neanche una nota: stonati su tutti i fronti.

Che poi, per carità, nella vita tutto può succedere. Ma se devo esporre una teoria dovrei quantomeno curarmi di farle una base solida, non esporla solo sulla base di mie ancestrali paure. Del resto, numeri alla mano e per quanto valgano i numeri dei sondaggi, quale guadagno avrebbe un partito che viaggia attorno al 35% a caricarsi un altro partito che a malapena viene accreditato del 3%? O peggio farsi carico di un gruppo parlamentare che neanche ha un partito e neanche ha un peso elettorale? Ma perché entreranno nel Pd!, asseriscono sicuri dalle loro solide basi poggiate sulla battigia della spiaggia. Occhio alla prossima onda che magari vi confonde di nuovo tutte le idee.

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