IL CIRCO

Stamane, Dio solo sa perché, ho deciso di svegliarmi intorno alle 11, nonostante le poche ore di sonno che avevo alle spalle (di solito dormo fino a mezzogiorno e mezzo). E così mi sono detto: “perché non andare al mercato della domenica mattina a cercare qualche bel vinile?”

Dovete sapere che ho da poco sistemato, qua a Milano, il mio giradischi, comprato nello stesso mercato in cui sono stato stamattina al modico prezzo di dieci euro. Quando l’ho preso però, mi sono accorto della mancanza della puntina e mi sono perciò dovuto informare per rimediarla. Mio padre, giù al sud, tramite un negoziante, è riuscito a procurarsela al modico prezzo di 20 euro. L’ha pagata più del giradischi! Ma il problema non era risolto perché non potevo ancora ascoltare i vinili, in quanto il giradischi doveva essere collegato ad un impianto. Perciò mio zio, che di solito è molto legato alle sue cose, decise di regalarmi il suo bell’impianto degli anni 70–80. Chissà perché?! Comunque, tornando a questa mattina, sono arrivato a destinazione alle 13 e 30, attraverso un alto ponte da cui potevo godere di una interessante visuale. Il mercato, dall’ultima mia visita si era espanso, ed ora, probabilmente, risultava grande come due campi di “calcio svizzero”. I tendoni e i gazebo erano contaminati dalla nebbia di Milano e, da un cupo grigiore, spuntava in alto un grande tendone da circo che giaceva affianco al terreno dei negozianti. Tuttavia, non era il solito tendone, convenzionalmente rosso e giallo, ma esibiva dei colori fluo a dir poco accattivanti ed accentuati dal grigiore circostante, che catturarono la mia attenzione. Decisi di affrettarmi poiché vidi migranti uscire dal mercato con bustoni pieni di roba, lavatrici, specchi e quant’altro. Ero consapevole del fatto che molti negozianti avevano già chiuso, ma non volevo correre ulteriori rischi.

Sono andato dal tipo che l’ultima volta mi aveva venduto “The Final Cut” dei Pink Floyd. Io stavo cercando Gli Scarafaggi, ma li aveva finiti.

<<Mi dispiace ragazzo! Dovevi venire prima! Gli ultimi dischi degli Scarafaggi li ho venduti a quel ragazzo laggiù!>>

Mi girai e lo vidi.

C’era qualcosa di strano in lui. Portava un giaccone blu lungo fino alle cosce, dei pantaloni verdi e degli scarponi sporchi di fango. E fin lì tutto bene. Aveva una bombetta in testa e vi giuro, stava per scoppiare. Ma fin qui tutto bene. Lo fissai per qualche secondo e poi notai finalmente cosa non andava: era un alieno.

Era un dannato alieno che aveva comprato gli ultimi vinili degli Scarafaggi. Come potrei non odiarlo. E adesso si, fate le vostre polemiche sul razzismo, sul fatto che non rispetto gli alieni. Ma non è questo il punto. Un alieno che ascolta Gli Scarafaggi non si può proprio concepire. Oltretutto aveva quell’aria da bonaccione e da strafottente. Li sentivo i suoi pensieri: “Sono il migliore di tutti perché sono un alieno che ascolta Gli Scarafaggi”!

In quel momento mi venne voglia di gridargli e di lanciargli il mio guanto in pelle in tono di sfida. Riuscii però a contenermi e quindi lo chiamai:

<<Hey, Jude!>>

L’alieno si girò e io mi avvicinai facendo sentire il rumore dei miei passi, giusto per iniziare a marcare bene la mia posizione.

<<Dimmi amico!>>

Solo quando fui di fronte a lui, mi accorsi che era il doppio di me. Anzi, forse anche qualche centimetro in più.

<<Ascolti Gli Scarafaggi?>> Gli chiesi.

L’alieno, che probabilmente un minuto prima si era fatto una tirata di coca, sbattè violentemente la sua testa verdognola su una parete immaginaria. Doveva far male. Dopo essersi ripreso mi rispose:

<<In realtà no! Devo regalarli a mio figlio. Si sta appassionando di oggetti d’epoca terrestri. La moda vintage deve aver colpito anche lui.>>

La risposta mi spiazzò. Non sapevo che dirgli. In fondo chi sono io per proibire ad un alieno di quattro metri, di comprare dei vinili degli Scarafaggi al figlio alieno hipster e drogato? Non ero nessuno.

<<Ah ok! Allora tutto apposto! Ah, ah!>> L’ultima risata era penosa.

Mi girai e me ne andai. L’alieno probabilmente, aveva continuato a fissarmi stupito, mentre me ne andavo. Lo sapevo.

Comunque trovai un’altra bancarella piena di vinili. Restai lì per una decina di minuti. Ero riuscito a trovare tre bei vinili. Uno dei The Grado, uno di Bob Dylan e uno degli Emersakelmer. Me ne sarei andato vincitore pagando solo venti euro. Ad un certo punto una signora, probabilmente del sud est, fece cadere un posacenere. La proprietaria della bancarella si infuriò.

<<Eh no! Adesso controlliamo se ha rotto qualcosa! Ci sono i cartelli, signora! Non toccare! Vede? C’è scritto!>>

<<Io non ho visto cartello!>>

<<Lo doveva vedere invece! Se ha rotto qualcosa lo ripaga. Adesso chiamiamo la sicurezza.>>

<<Ma io non ho rotto niente.>>

<<Questo è da vedere! SICUREZZA!>>

La signora del sud est si agitò e cercò di andare via.

<<No adesso tu aspetti! Eh che cacchio! Perché se hai rotto qualcos…>>

<<Ho detto che io non ho rotto un cazzo!>>

La padrona del ciarpame d’antiquariato si infuriò ancora di più.

<<SICUREZZA!>>

La ragazza borbottava cose. Non mi ricordo cosa.

Nel frattempo arrivò il marito della proprietaria, a cui dovevo pagare i vinili, che prese parte allo show.

<<Stia zitta! Stia zitta!>>

<<Stai zitto tu, vecchio baffone!>>

Mi scappò una risatina, ma la scena che andava peggiorando, mi aiutò a trattenermi.

<<Ma come si comporta? Vecchio baffone ad un uomo anziano? Come si permette di dire una cosa del genere?>>

Non pensavo che “vecchio baffone” fosse un insulto pesante. Presi il mio quaderno degli appunti e scrissi: “controllare top 10 degli insulti peggiori 2014”

<<Andate a quel paese!>> Disse la signora straniera.

<<Noi ci siamo già nel nostro paese. Torna tu nel tuo!>>

Mi venne voglia di mollare i vinili e andarmene. Era una scena terribile. Arrivò finalmente la sicurezza che portò via la ragazza.

<<Vaffancul…>> La signora dell’antiquariato si fermò disgustata.

La straniera aveva appena sputato sull’argenteria kitsch facendola sciogliere. Evidentemente non era proprio tanto umana. Dato che non mi interessava sentire altre discussioni, lasciai i venti euro sul tavolo e andai via. Che strana la gente. Non hanno ancora imparato a convivere con le razze aliene?

Comunque, subito dopo, feci un giro cercando di adocchiare qualche offerta che nessuno aveva ancora notato, ma ovviamente fui sfortunato. Mi diressi all’uscita e notai l’entrata del tendone da circo fluorescente. Decisi di entrare, per cercare di capire se quell’attività circense fosse stata davvero diversa dalle altre. Non erano solo i colori accattivanti a condurmi all’interno, ma anche una sorta di sensazione, parecchio strana: mi sentii condotto da un braccio invisibile che mi teneva la spalla. In un’istante persi l’interesse per qualsiasi altra cosa e mi resi conto che l’atmosfera attorno a me era diventata inquieta e poco rassicurante. Cos’era quella sensazione? Perché mi stava accadendo quello? Volevo delle risposte.

Una volta entrato, mi accorsi di esser stato sommerso in una densa oscurità. Mi guardai intorno e non vidi nessuno. Dall’entrata proveniva una luce fioca ed ogni secondo che passava, si fece più intenso ma anche più inutile. In quel momento, quando sapevo che non ci sarebbe stato più nulla da fare, pensai al perché di quei colori appariscenti all’esterno: dentro non c’era nulla. Assolutamente nulla.