MORTE, ELEGANZA E DISCO CLUB

<<Non lo racconterò una seconda volta…
Dopo una mattinata devastante, mi ritrovai con il mio amico Norman in zona Montenapoleone. Sapevo che durante il giorno, e soprattutto in quelle vie, avrei dato fastidio alle persone, ma non mi importava. Sapevo che oggi sarebbe stato diverso. Potevo sentire l’odore degli acquisti che portavano la gente ad ignorare il mondo per concentrarsi solo sui capi d’abbigliamento. E in qualche modo mi contagiarono: ero di fronte alla vetrina di Armani e potevo scorgere oltre lo spesso vetro e i riflessi che creava, un bellissimo vestito elegante. Nero, camicia bianca e un papillon in velluto niente male. Sapete quel luogo comune della persona che, specchiandosi leggermente sulla vetrina, si vede con indosso il vestito che desidera da una vita? Ecco un po’ era così, solo che non riuscivo a far rientrare la mia testa nel buco della camicia da cui doveva uscire il collo. Ero più basso rispetto al manichino. Non volevo rigirare il coltello nella piaga perciò mi allontanai dalla vetrina. Diedi un’ultima occhiata al vestito e all’improvviso qualcuno mi venne addosso. L’urto mi fece cadere dalle mani il mio amico Norman. Precipitò in una pozzanghera…
<<Aspetta…Il tuo amico Norman? Cosa è? Lo tenevi su una mano?>>
<<Beh…si tratta di un vecchio pupazzo che apparteneva a mio figlio. è un orso pompiere.>>
<<Ah…>>
<<Fatto sta che ero abbastanza incazzato. Forse era stata colpa mia ma in quel momento ero su di giri…
Raccolsi il mio amico dalla pozzanghera e guardai attentamente il mio assalitore. Era un giovane bello e particolarmente pulito. Portava un fantastico vestito elegante simile a quello che avevo visto in vetrina. I suoi occhi però portavano tanta tristezza. Forse voleva scusarsi o forse gli facevo pena. Non saprei.
<<Scusami…davvero…>> Mi fece.
<<Hem..non c’è problema…Norman sta bene…>>
<<Norman eh? Bel nome per un orso…Un po’ bizzarro.>>
Rimasi in silenzio aspettando non so che cosa. Forse che mi invitasse un caffè per quello che aveva fatto o forse perché non avevo nulla da fare e il modo in cui quel ragazzo, che doveva sicuramente essere un tipo ricco, mi aveva parlato, mi aveva sorpreso.
<<Senti…Sembri una persona che ha bisogno di un cambiamento…>>
<<Cosa intendi dire?>>
<<Ho visto che fissavi quel vestito. Se mi aiuterai, ti regalerò il mio.>>
All’inizio sembrava una specie di truffa o una presa in giro. Ma come poteva andarmi peggio di così?
<<Come dovrei aiutarti?>>
<<Vedi…ho bisogno che tu mi assista mentre tento di suicidarmi.>>
Feci una faccia buffa probabilmente. Non avevo uno specchio per vedermi il viso, ma capii di aver fatto una faccia rallegrata, come se fossi consapevole di stare ascoltando una barzelletta che alla fine avrebbe potuto portarmi ad una forte risata. Poi notai il suo sguardo fisso su di me. I suoi occhi sempre più vuoti e le sue mani sempre più tremolanti.
<<Stai dicendo sul serio?>>
<<Si…ti prego. Non farmi la morale. So che sono solo un ragazzo. So che c’è sempre una scelta, ma ho già preso la mia decisione. è una mia scelta perciò ti chiedo di non interferire con quello che farò, ma di aiutarmi a trovare un edificio da cui potermi buttare nudo e di scappare via col mio vestito.>>
Non so perché, ma lo assecondai. Continuai a credere nello scherzo imminente. In una candid camera magari, sapete…una di quelle che mandano in televisione. Solo che alla fine mi avrebbero arrestato per complicità di suicidio…esiste questo reato? Non so. Comunque in men che non si dica lo condussi in un alto palazzo vicino al parco Idro Montanelli. C’era un hotel dove ogni tanto riuscivo ad intrufolarmi per mangiare qualcosa e sapevo come salire sul tetto. Sul terrazzo c’erano degli uomini delle pulizie, ma riuscimmo a nasconderci e ad aspettare che se ne andassero. Dopodiché ci ritrovammo a fissare il parco dall’alto. Mi aspettai l’arrivo delle telecamere da un momento all’altro, ma non arrivò nulla. Il ragazzo cominciò a svestirsi senza proferire alcun avviso perciò per non assistere a quello spettacolo mi girai dall’altra parte di scatto.
<<Guarda…per quanto me ne freghi in questo momento…potresti guardare.>>
<<Perché dovrei? Lo faccio per me…non per te…>>
Mi ritrovai così di spalle al mio nuovo amico in procinto di uccidersi durante un momento di silenzio imbarazzante.
<<Perché vuoi farlo?>>
<<Perché non farlo? A ventisei anni ho già fatto tutto grazie ai soldi di mio padre. Ho usato qualsiasi tipo di droga, festeggiato nei club più cool del mondo e mi sono fatto tutte le ragazze più fighe di Milano, nonché alcune modelle entrate nella top ten di Londra e Berlino, più qualcuna di Tokyo. Per due anni sono stato sulla cresta dell’onda nel mondo dell’arte contemporanea e ho venduto tutto. Ho adottato a distanza diversi bambini dell’Africa e un pinguino. Ieri notte ho devoluto la maggior parte dei miei soldi in beneficenza e il resto li ho usati per ubriacarmi e farmi fino alle sei del mattino. E ora lascerò a te il mio vestito migliore. Penso che almeno per un giorno riuscirai a divertirti come si deve.>>
<<Tu hai fatto tutto questo? E ora abbandoni tutto?>>
<<Sono nel fiore della mia età ma sono depresso, ho ucciso due persone e il mio cane che osava disturbarmi nel cuore della notte dopo che la mia ragazza non aveva accettato di sposarmi.>>
Mi girai e lui era già oltre il parapetto pronto a buttarsi.
<<Molti rimpianti per la mia vita ma nessuno per quello che sto per fare. Spero tu possa continuare la tua vita nel migliore dei modi.>>
Non sapevo che fare. Quel tizio si stava per buttare per davvero. Ma non potevo interferire. Gliel’avevo promesso e poi era una sua scelta.
<<Ciao ultima persona che questo viso vedrà. Usa bene i miei vestiti!>>
E si buttò senza esitazione. Io mi sporsi e vidi la caduta di quel corpo nudo che in men che non si dica si sfracellò sull’asfalto accanto al marciapiede. Distolsi lo sguardo e corsi via. Sapevo che se mi avessero trovato là avrebbero potuto incolparmi. Perciò presi i vestiti ed entrai velocemente nell’hotel cercando un luogo in cui potermi cambiare. La gente correva ovunque allarmata ma non fecero caso a me che mi infilavo in uno sgabuzzino. Mi tolsi velocemente i vestiti sporchi e li misi in una sacca della roba sporca. Indossai l’abito elegante del mio amico suicida e sgattaiolai fuori per poi raggiungere il piano terra. Nell’atrio principale c’era un casino terribile: dei vigili parlavano con il direttore, diverse famiglie scappavano via con le valigie, un ragazzo faceva foto, probabilmente per la stampa, e diverse persone corsero verso le scale. Io riuscì ad uscire dall’albergo prima dell’arrivo della polizia. Sarei rimasto bloccato dentro se non avessi fatto tutto con una certa velocità. La gente accerchiava il corpo senza vita del ragazzo. Mi avvicinai tanto per fare finta di essere interessato alla cosa. Affianco a me una ragazza alta con un vestito rosso seducente, provava a vedere il corpo senza riuscirci. Non feci tanto caso a lei perché di solito le attenzioni verso di me rasentano lo zero. Fui sorpreso quindi nel notare con la coda dell’occhio che quella sensuale ragazza mi stava fissando.
<<Sai cosa è successo?>>
Mi girai verso di lei e mi scontrai con il suo bellissimo sguardo.
<<Hem…Dicono che si sia buttato qualcuno…>>
<<Cazzo! Avrei fatto una foto per le mie conversazioni su WhatsApp…>>
Aveva detto una cosa molto meschina ma non diedi peso alla cosa. Ero concentrato sulla bella figura che avevo davanti.
<<Senti…io pensavo di andare in Duomo a mangiare qualcosa, ma non so come si arrivi da qua. Non sono di Milano…insomma, se sai come arrivarci…ti andrebbe di farmi compagnia?>>
Ero esageratamente spaventato da quella proposta. Nessuno mi si era mai rivolto così da quando avevo cominciato a vivere la mia nuova vita. Insomma, non ero un brutto uomo, in quanto prima avevo un discreto successo con le donne, ma di solito venivo solo deriso, snobbato e picchiato.
<<Mi…mi piacerebbe tantissimo. Magari la accompagno fino in Duomo, però non penso di poter mangiare insieme a lei. Non ho soldi e…e ho lasciato la carta a casa…oggi sono uscito di fretta e…mi dispiacerebbe non poterle pagare il pranzo…>>
<<Oh…ma figurati. Innanzitutto dammi del tu! E poi col mestiere che faccio posso permettermi di pagare un pranzo costoso ad un bell’uomo in un locale elegante di Milano.>>
Ero sempre più sorpreso. Il vestito del mio amico suicida era così tanto magico? Era incredibile. Comunque accettai di farmi pagare il pranzo a quella giovane donna che scoprii essere una fortunata modella romana di nome Federica che girava per l’Europa guadagnando manciate e manciate di soldi. Passammo da San Babila e ci ritrovammo in pochi minuti in Piazza Duomo. Entrammo in Galleria e ci sedemmo in uno dei ristoranti più chic della zona. Faceva un certo effetto per me sedermi in quelle comode sedie mentre potevo beneficiare della vista dei passanti invidiosi. Dico così perché ovviamente so che si tratta di invidia. Ci passo tutti i giorni io. Ordinammo degli spaghetti con bottarga, una deliziosa insalata di polpo e granchio e dei gamberoni. Il tutto accompagnato da un saporito vino bianco che mai mi sarei immaginato di assaggiare. Alla fine, dopo un sorbetto al limone ed una panna cotta, prendemmo un caffè buonissimo. Durante il pranzo parlammo della sua carriera, ma a causa della sua curiosità verso di me, dovetti rispondere a delle domande imbarazzanti tipo:
<<Che lavoro fai?>>
<<Sono molto schietta, perciò non prenderla male. Come mai hai un odore così brutto?>>
<<Perché porti con te un pupazzo?>>
Le mie risposte ovviamente non erano che delle fantasie. Non avevo altra chance se non quella di alimentare quella finzione.
<<Io beh…lavoro nel campo del…design…>>
<<Puzzo così tanto perché…ieri notte ho avuto una pessima giornata. Ero…ad una festa organizzata da…gente della Naba, si e…all’improvviso ha preso fuoco la casa. Io ero bloccato in cucina e per salvarmi mi sono buttato dalla finestra. Sembra assurdo ma atterrai in uno di quei furgoni dell’Amsa, sai quelli della spazzatura…per fortuna in macchina avevo un altro abito e mi sono cambiato. Stavo per tornare a casa quando una mia…amica, si…mi convinse a continuare la festa in un locale…perciò sono in giro da ieri notte e non sono ancora tornato a casa…>>
<<Beh…non so se hai presente quei mobili fatti coi peluche. Li ho progettati io…ed ecco il perché del peluche…>>
L’ultima risposta era un azzardo, ma la ragazza non ci fece caso. Sembrava aver creduto a tutte le scuse che avevo esposto. Una volta usciti dal ristorante passeggiammo serenamente in via Torino e io osservavo le facce stupite degli uomini, catturati dalla bellezza della mia compagna. Stranamente però, mi ritrovai fissato anche io da tutte le ragazze che passavano. Dopo aver fatto un giro per i negozi la modella ricevette una chiamata da parte di un fotografo e mi disse di doversi recare al suo studio. Naturalmente ero invitato anche io, perciò prendemmo un taxi, sempre pagato dalla ragazza, e ci avviammo verso zona Bicocca dove ci attendeva un grosso studio fotografico. Dentro quell’open space bello luminoso trovammo ad aspettarci diverse persone. I padroni dello spazio erano Giorgio e Valerio, un fotografo e un grafico che lavoravano assieme per una rivista. Sedute su un divano c’erano altre due modelle: Emily, una strepitosa ragazza russa e Carol, una biondissima americana. Mi presentai a loro con un po’ di vergogna poiché mai mi ero avvicinato così tanto ad un mondo che potevo solo immaginare guardando la tivù o dei cartelli pubblicitari. E poi io ero io, non una persona propriamente adatta a quel luogo. Ma quando cominciarono a parlarmi di loro spontanea volontà capii che il vestito mi aveva davvero conferito una forte aura che puntava su di me l’attenzione di tutti. E così sembravo essere un signore di mezz’età coi soldi che sapeva divertirsi e che riusciva a farsi amici nel mondo dell’alta società. Non che un fotografo, un grafico e delle modelle facessero parte dell’alta società, ma sembrava proprio, ai loro occhi, che io ne facessi parte. Ero sempre stato un uomo invisibile, disprezzabile se visto, ma ora le cose erano cambiate grazie al vestito di un ragazzo morto suicida. Potevo finalmente vivere un mondo nuovo. Un mondo dove delle formose modelle venivano fotografate davanti ai miei occhi mentre potevo sorseggiare uno Spritz.
<<Hey! Perché non vai in mezzo a loro mentre bevi? così vi scatto qualche foto assieme.>>
Ero sorpreso dalla richiesta, ma sapevo di dovermici abituare, perciò mi alzai e mi gettai sul set. Le ragazze si attaccarono a me e da quel momento vidi solo flash. Non sapevo come posare, ma mi feci trasportare da quello che facevano le mie amiche. Valerio mi portava sempre più bicchieri di Spritz e io bevevo. Le modelle posavano toccandomi e io capivo sempre di meno quello che stava succedendo. Infatti ho un vuoto in cui non mi ricordo cosa successe esattamente. Forse iniziarono a bere tutti e Giorgio mise un po’ di musica. So solo che ad un certo punto arrivò qualcuno con delle pizze. Mangiammo e ci ritrovammo sdraiati nei divani a cantare canzoni di Max Pezzali. Ah si, mi ricordo di aver risposto al telefono di qualcun altro.
<<Giorgio sei tu?>>
<<Hem…ah ah…no.>> Risposi.
<<Passamelo su!>>
Lanciai il telefono al fotografo. Finita la chiamata il ragazzo comunicò a tutti che saremmo andati ad una grande festa vicino a via Torino. Si alzarono tutti urlando e cantando. In pochi minuti ci trovammo fuori dallo studio attendendo dei taxi. Non ricordo quanto ci mettemmo ad arrivare, però mi ricordo di non aver pagato ovviamente. Valerio lasciò più del dovuto ai tassisti, forse per farci scusare del casino che avevamo fatto durante il viaggio. Via Torino era un via vai di persone, ma a noi non interessava: imbucammo una piccola via perpendicolare e salimmo su una palazzina storica. Sentivo musica, urla e rumore di vetri rotti. Entrammo in un appartamento del terzo piano e mi accorsi del delirio al quale andavamo incontro: la casa non era grandissima, ma ospitava un numero spropositato di persone, la maggior parte ragazzi. Ballavano, si lanciavano dai tavoli, bevevano e fumavano. Venne verso di noi un ragazzo che abbracciò Valerio e Giorgio, probabilmente lo stesso con cui avevo parlato al telefono. Emily mi prese e mi portò in cucina forse in cerca dell’alcol. Ci facemmo strada tra gente ubriaca e coppie che si davano da fare davanti a tutti. Su un tavolo trovammo una trentina di bottiglie di alcolici, praticamente tutte vuote. La russa prese della sambuca e ne versò in due bicchierini. Me ne diede uno e brindammo assieme. Dopo aver bevuto si avvicinò a me e appoggiò la testa sulla mia spalla sinistra.
<<Voglio chiedertelo da tanto, ma ora che ho dell’alcol in corpo posso dirlo senza problemi. Come mai puzzi così tanto?>>
Rimasi spiazzato. Ma mi passò subito la paranoia. Ero ubriaco e dovevo godermi la serata.
<<Perché sono un barbone!>> Feci.
La ragazza si mise a ridere e poi mi baciò, quasi violentemente. Durò qualche minuto e poi dopo che si staccò mi disse:
<<Quindi adesso avrei baciato un barbone?>> E rise di nuovo. Sapevo che non ci avrebbe creduto. Arrivarono Federica e Carol e portarono in salotto Emily per fare non so cosa. Avevo bisogno di andare in bagno, ma notai una fila enorme perciò, scoraggiato stavo per abbandonare la missione. Poi arrivò l’amico di Valerio, uno degli abitanti della casa.
<<Valerio e Giorgio mi hanno parlato di te! Non ti ho mai visto. Comunque so che la fila per il bagno è ardua. Vieni con me!>>
Mi portò all’interno di una stanza da letto e per un attimo pensai male. Invece mi mostrò un altro bagno senza fila.
<<Qui non verrà nessuno. è il bagno di camera mia.>>
Lo ringraziai ed entrai felice. Mentre mi scaricavo, notai una delle cose più belle che potessero capitarmi sotto gli occhi: una doccia. Non ne vedevo una da tempo e, non so cosa mi prese, ma un minuto dopo ero nudo al suo interno. Forse per colpa dell’alcol, non avevo valutato bene la cosa. Tuttavia, chiusi la tendina e cominciai a lavarmi. Mi pare di aver canticchiato oltretutto. Mi sentivo una persona incredibilmente rinata. Finalmente potevo assaporare in tutto e per tutto i vantaggi della mia nuova vita e del mio nuovo vestito. Stavo riscoprendo i benefici dell’acqua calda e del bagnoschiuma. E che bagnoschiuma. Ero veramente felice e rilassato. Dopo un po’ di tempo, non so dire quanto, spensi la doccia e rimasi per qualche minuto a fissare la tendina rossa e nera con degli elementi a zig-zag. Ad un tratto la porta del bagno si aprì ed entrarono delle persone. Io ero immobile e non sapevo che fare. Potevo intravedere due figure, ma queste non si erano accorte di me. Uno si avvicinò al lavandino batté la mano su un ripiano facendo cadere degli oggetti.
<<Che cazzo ti prende? Dovevi fare una sola cosa…>>
<<…te l’ho detto! Aveva un cazzo di coltello…>>
<<Non mi interessa dei tuoi problemi! I soldi arrivano a me. Cosa stai f…>>
Uno dei due, quello che probabilmente non era stato pagato per la consegna della droga, tirò un pugno all’altro. Questo si ribellò sbattendo l’avversario al muro. Ci fu un rumore sordo che mi raggelò. Sentì qualcosa scivolare sul pavimento.
<<Oh…oh cazzo! Bruno! Cazzo…>>
Sentii la porta spalancarsi e dei passi veloci.
Mi affacciai. Uno dei due ragazzi non c’era più. Notai sul muro una scia di sangue che mi portò a guardare per terra. L’altro ragazzo era accasciato per terra e molto probabilmente era morto. Ero nel panico e non volevo avere nulla a che fare con quella merda lì, perciò decisi di andarmene. Tornai nel soggiorno mi feci strada in mezzo alle persone. Ero quasi all’uscita quando venni fermato da Emily.
<<Hey! Noi andiamo ad un locale in Parco Sempione. Vieni anche tu no?>>
<<In realtà…>>
Non riuscii a finire la frase. Venni praticamente trascinato fuori da Valerio e Giorgio. Mi fecero entrare in una macchina. A guidare era un’altra ragazza che sicuramente avevano conosciuto alla festa. Io avevo una nausea terribile ed ero talmente stordito che non mi accorsi dei movimenti della macchina. Il mio stomaco probabilmente se ne accorse, ma il mio cervello era da tutt’altra parte. Avevo praticamente assistito ad un omicidio e non riuscivo più a pensare alla mia nuova vita come un nuovo e speranzoso inizio. Vedevo solo l’oscurità oltre il buio nonché una fortissima pressione interna proveniente dal mio corpo che mi diceva di gettarmi dalla macchina e scappare, prendere il tram più vicino, andare ad un capolinea e allontanarmi da quella dannata città. Notavo i movimenti dei miei nuovi amici in slow motion: ridevano, cantavano e mi parlavano. Io avevo sicuramente una faccia da morto e non riuscivo a rispondere. Emily si appiccicò a me e tentò varie volte di baciarmi ma io ero fuori. Fuori da tutto e fuori da ogni situazione possibile. Ero uno zombie che aspettava di essere ucciso con un colpo di chiavistello in testa.
Non so quanto ci mettemmo, ma arrivammo a destinazione. Scesi dalla macchina e presi finalmente aria. Seguii i miei amici all’interno di Parco Sempione. C’era un locale che varie volte avevo avuto l’occasione di vedere da fuori. Era l’Old Fashion, una terribile discoteca per milanesi che se la tiravano alla grande. Alla vista di una fila enorme feci per andarmene, ma la ragazza che ci aveva accompagnato si rivelò incredibilmente una del posto. Conosceva i buttafuori e i ragazzi delle liste, e ci fece entrare velocemente. Una volta dentro fui accecato dalle luci e dai fumi sgradevoli. C’era gente che si divertiva ovunque mentre io ero sembravo un fantasma in attesa della redenzione. Valerio portò me ed Emily al bar e ci offrì dei cocktail. Il mio aveva un sapore amaro e disgustoso. La russa invece era felice e voleva ballare in mezzo alla mischia con me. Io ero in bilico tra la gioia e lo sbocco. Dovevo resistere, non pensare più all’omicidio e andare avanti. O forse dovevo parlarne con qualcuno. Dovevo sfogarmi perciò mi avvicinai all’orecchio di Emily.
<<Mentre ero in bagno all’appartamento, ho assistito ad un omicidio!>>
<<Io mentre ero in bagno ho pensato a te!>>
E mi baciò. La ragazza non aveva capito nulla e così feci finta di niente ricambiando il gesto. Ad un tratto, mentre ballavo in mezzo a tutte quelle persone, sentii le mie gambe appesantirsi. Il mio corpo era sempre più stanco e la musica di merda passò praticamente in secondo piano. Vidi le labbra di Emily muoversi al rallentatore. Ed eccolo ancora lo slow motion. Sempre più slow e sempre meno motion. Cosa mi stava succedendo?
Mi girai verso il bancone del bar e vidi Valerio e Giorgio ridere e divertirsi assieme a due ragazze. La russa si dimenava toccandomi ogni due secondi. Il dj alzava le braccia e le agitava. Quel movimento creò uno spostamento d’aria incredibile che mi fece ondeggiare. Stavo per abbandonarmi. Dovevo schivare il proiettile dei fratelli Wachowski che stava arrivando. Mi gettai all’indietro e caddi nel baratro. Potevo sentirmi gelare le interiora. Il cervello era andato. E non solo. Mi schiantai nel pavimento. Le persone si allontanarono sempre di più dalla mia vista. Le luci si spensero. Ero da solo in un immenso oceano. Affogavo e sentivo le mie gambe staccarsi. Veniva trasportate verso il fondo da qualcosa. Volevo recuperarle ma non riuscii a muovermi. Potevo solo cercare di restare a galla e sperare in un salvataggio. Ero lì nel mare da diversi giorni quando arrivarono degli indigeni con una barca. Mi tirarono su e chiusi gli occhi. Qualche tempo dopo mi ritrovai in un’isola. Vedevo macerie ovunque e persone che piangevano. Vedevo gli indigeni che intorno a me parlavano. Mi stavano indicando. Mi giudicavano. Forse perché non avevo più le gambe, o forse perché era uno scherzo. Due uomini robusti vestiti in giacca e cravatta mi presero e mi portarono via.
Non so dove mi portarono. So solo che questa mattina mi avete ritrovato.>>
<<Esatto. Eri legato ad un albero nel parco.>>
<<Si, questo me lo ricordo. Allora ora potete rilasciarmi. Vi ho raccontato tutto.>>
<<Quando hai incominciato a parlare del tuo pupazzo volevo farti smettere. Poi è diventata divertente la cosa.>>
<<Norman…dov’è Norman?>>
<<Non lo so…devi averlo perso.>>
<<Devo andare a cercarlo!>>
<<Non puoi! Ti devo dichiarare in arresto.>>
<<Cosa?…per cosa? Non ho fatto niente…>>
<<Per l’omicidio di Eric Laville, il ragazzo miliardario che hai buttato dal palazzo, e di Bruno Terzi, il ragazzo che hai ucciso nell’appartamento dove sei stato stanotte.>>
<<No! Aspettate…vi ho detto che non sono stato io…>>
<<Norman ci ha detto tutto!>>
<<…dov’è la telecamera?>>