Il buco nero del calcio italiano

Hanno un perchè le sconfitte europee

Non si vince o si perde al calcio, come al gioco dei dadi. C’è sempre una spiegazione. In Inghilterra hanno le sterline per via di una Premier che si sa vendere; le squadre spagnole cercano il gioco e così trovano i giocatori; in Germania hanno dirigenti capaci e investono nei settori giovanili. E in Italia? Manca tutto.

I dirigenti italiani, a parte alcune eccezioni (vedi Juventus) pensano solo ai soldi delle tivvù. Il giorno in cui Sky e Mediaset chiudono i rubinetti, chiude pure il calcio.

I soldi (che ci sono) vengono spesi per giocatori stranieri improbabili e per mediazioni milionarie, danaro che va all’estero e chissà dove finisce.

I settori giovanili non contano e vengono affidati a tecnici scarsi e che guadagnano pochissimo. Anche tra i Giovanissimi ormai si trovano stranieri.

Il mercato delle magliette non esiste: gli italiani le acquistano contraffatte e per pochi euro. Non esiste un interesse intrnazionale per un calcio che non vince: dunque zero anche in giro per il mondo.

In Italia nn vogliono fare stadi, come nel resto del mondo, ma città all’interno delle quali far nascere un impianto sportivo. Si chiama speculazione.

Di buono ci sono gli allenatori, che per l’appunto vengono attratti da un calcio migliore, che offre più visibilità e più danaro.

Ma se non hai un gioco e insegui, per ordine dei dirigenti e interesse dei tifosi, soltanto il risultato immediato, non crescono i calciatori e così la crisi è completa.

Manca solo un aspetto: i frequentatori degli stadi. I violenti hanno vinto la loro battaglia e le famiglie se ne restano a casa. Dunque, stadi vecchi e vuoti. Teatri da non mostrare, come le commedie che vi vengono recitate. Amen.