Il calcio tra manette e libertà

A proposito di Juve-Bayern, notte da campioni

Partita bellissima e da studiare, quella tra Juventus e Bayern. Che può, banalmente, essere sintetizzata così: un’ora di giro palla del Bayern, trenta minuti di verticalizzazioni della Juve per un pari giusto, cancellando gli errori arbitrali. Ma, per chi vuole apprendere, la notte da campioni ha fornito anche lezioni.

  • Il Bayern fa sempre lo stesso gioco: manovra la palla sino a ipnotizzare l’avversario di turno. La Juventus voleva attendere e ripartire, ma non c’è riuscita. I tedeschi erano sicuri di sè e di ciò che facevano; gli italiani erano intimiditi e quasi sorpresi per l’altrui peessing alto. Da qui le due reti del Bayern.
  • Perso per perso, la Juventus si è liberata delle manette tattiche e difensiviste e ha preso ad attaccare, dimostrandosi più fresca fisicamente degli avversari, cui ha segnato due gol, arrivando al pari e sfiorando la vittoria. Prima domanda: il possesso palla fa sprecare energie nervose o fisiche? Seconda domanda: la Juve poteva attaccare prima?
  • La riposta al secondo, determinante quesito, l’ha data proprio Allegri: a Monaco giocheremo come abbiamo fatto nel finale. Ammettendo dunque l’iniziale blocco tattico e mentale. Che trova, peraltro, una spiegazione anche nel modulo insolito che la Juve, per le assenze, è stata costretta ad offrire: difesa a quattro, anzichè a tre (o a cinque). Il Bayern era privo di Boateng, ma non ha modificato il proprio assetto.
  • La conclusione, opinabile certo, potrebbe essere questa: il calcio è studio, è testa, è schemi, è organizzazione, ma pure libertà, aggressività, cuore, voglia d’imporsi, fiducia nelle proprie qualità.
  • Se la Juventus avrà, come penso, appreso le nozioni offerte dai novanta minuti torinesi, anche la partita di ritorno, potrebbe offrire emozioni e spettacolo.
  • Il calcio, quando è amato, corteggiato e accarezzato, può essere uno sport meraviglioso. Come hanno dimostrato e dimostreranno Juventus e Bayern.
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