Juve dieci anni dopo: la fine fu l’inizio

Dieci anni dall’inizio di Calciopoli che, nelle intenzioni di chi vi ha alacremente e con ogni mezzo lavorato, doveva distruggere la Juventus. Ricordano tutti come andarono le cose: un ex dirigente romanista attivissimo e a caccia del ribaltone, carabinieri al lavoro, trascrizioni delle intercettazioni, Juventus condannata, media e mezza opinione pubblica in festa. Si scoprì poi che migliaia di intercettazioni erano rimaste inutilizzate. E di mezzo c’erano altre società, passate in cavalleria. Lo disse, per esempio, il procuratore Palazzi in una famosa requisitoria alla conclusione della quale chiese invano a Moratti e all’Inter di non accettare la prescrizione. Scudetti invece in nerazzurro, Milan in Coppa, Roma gaudente, Lazio e Fiorentina quasi e Juve in serie B.

Doveva essere la sua fine, è stato invece l’inizio. La Juventus si avvia a vincere il quinto scudetto di fila, eguagliando un suo vecchio record che risale all’ingresso in società della famiglia Agnelli. Ma il fatto è questo: non si vede all’orizzonte una rivale seria della Juventus. Che ha già una squadra giovane, ma altri ragazzi sta comprando ovunque. Che ha una solida società alle spalle. Che ha trovato il miglior sostituto possibile di Conte. Che minaccia vittorie su vittorie e stravittorie. L’egemonia non farà bene al calcio, che come ogni sport, ha bisogno di rivalità: tutto questo alla Juventus non interessa. Va avanti per la sua strada. Vince, rivince, rivincendo aumenta i propri guadagni, li reinveste e riririvince. Sembra un circolo virtuoso, più che vizioso. A meno di avvenimenti clamorosi, sempre in agguato nella vita e nello sport, anche i prossimi anni vedranno film in bianconero.

Chi potrebbe, eventualmente, alzare la mano e dire: ora ci provo? Vediamo. Il Napoli, intanto. Ma riuscirà a colmare il fossato tecnico? In altre parole: il club investirà o come ha fatto a gennaio si girerà da un’altra parte? E presidente, tecnico, giocatori e tifosi la smetteranno di pensare ai complotti regalandosi l’alibi per riperdere? E la Roma? Pallotta pensa ad altro, Spalletti cerca le sue rivincite personali, le casse sono vuote e forse venderà i pezzi migliori. Le milanesi hanno altro per la testa: trovare soldi in giro per il mondo. Mentre la Madonnina piange.