Il Post-Umanesimo e la Rivoluzione Biotecnologica

Il termine post-umano designa quella corrente di pensiero, nata a cavallo tra il XX e il XXI secolo, che comprende movimenti quali : il Post-Umanesimo, il Trans-Umanesimo, l’Anti-Umanesimo e, infine, il Meta-Umanesimo. Il primo si prefigge di prendere come modello la corrente rivoluzione GNR (genetica, nanotecnologica e robotica) per eliminare la dicotomia naturale-artificiale, ritenute ormai categorie obsolete in quanto il naturale, come per effetto di consequenzialità, sfocia naturalmente nell’artificiale; il secondo opera una profonda comprensione dell’essere umano attraverso vari procedimenti di evoluzione di matrici tecnologica e biologica; il terzo, ancora, professa una totale decostruzione dell’uomo : vengono pertanto riconosciute le conseguenze della “morte dell’uomo” (già preannunciata da Michel Foucault); il quarto, infine, enfatizza il corpo umano, il quale viene esteso in relazioni cinetiche como corpo-network. 
Il manifesto del movimento, intitolato The Posthuman Manifesto, è tratto dal libro di Robert Pepperell The Posthuman Condition : Consciousness Beyond The Brain.
L’evoluzione dell’uomo non è più soltanto associata ad un percorso meramente biologico, ma, anzi, tecno-biologico. L’uomo è ora visto come un essere in continua trasformazione che modifica consapevolmente il proprio corpo, dando vita a macchinari che operano una sorta di feedback (retroazione) su di lui — modificandolo del tutto. L’Homo Sapiens viene a questo punto rimpiazzato dall’Homo technologicus e si assiste, gradualmente, all’affermazione di campi quali quello della ciborganica e della robotica. La prima si occupa della realizzazione dei cosiddetti cyborg, creature concepite grazie all’inserimento di protesi artificiali in corpi animali le quali non hanno solo funzioni terapeutiche, ma altresì di potenziamento ed estensione di capacità tipicamente umane, come ad esempio il movimento; la seconda, invece, può essere vista come costruttrice di robot di prima e seconda generazione : nel primo caso si tratta di robot muniti solamente di memoria; nel secondo, invece, si tratta di robot costruiti per essere adibiti all’interazione con l’ambiente esterno e con l’uomo stesso, per aiutarlo, sostenerlo o — eventualmente — sostituirlo nelle sua attività quotidiane. Come sostenuto da Federico Vercellone nel suo articolo “Postumanesimo, e l’uomo perse il suo primato”, la proposta del movimento è quella di sottrarsi alla credenza che l’uomo — fra tutte — dovrebbe essere la suprema delle creature : “il primato dell’umano” — spiega Vercelloni — “è un primato squisitamente gerarchico,che mette ordine nel creato attraverso opposizioni che rinviano al dominio e alla sudditanza come quella uomo-donna, uomo — natura”.

Anche l’ambito artistico viene profondamente influenzato dalla nascita del Post-Umanesimo, tanto che si assiste — alla fine del Novecento — alla nascita della cosiddetta Post Human Art. Nell’arte Post-Human, a differenza di quanto accade con la Body Art, il corpo non viene più visto solo come mero prodotto di consumo, ma come oggetto biologico sui cui intervenire tramite strumenti tecnologici con il fine di alterarne le proprietà naturali, di mutarne le proprie caratteristiche genetiche e psicologiche. Per l’artista post-human, l’opera d’arte coincide con la ricostruzione del corpo, cambiato nella sua identità organica essenziale in un processo che coinvolge arte, scienza e tecnologia, e che ha come scopo una trasformazione genetica, un nuovo corpo, una nuova identità, una nuova mentalità.
L’intelligenza artificiale sarà mai dunque in grado di rimpiazzare l’uomo? Probabilmente solo il tempo sarà in grado di fornire delle risposte adeguate : eppure, molti tendono a sostenere con ostinazione che mai, un evento del genere potrà verificarsi. La tesi in questione è sostenuta, ad esempio, dal fisico italiano Federico Faggin il quale — dal 2011 — conduce uno studio sul concetto di consapevolezza, nel quale sostiene che i computer (agendo con forza bruta e procedendo attraverso un sistema riduzionistico) non potranno mai equiparare quello che lui definisce il pattern recognition del cervello umano, una forza sottile che permette all’uomo di pesare i dati che riceve : l’uomo ha consapevolezza di sé, di ciò che pensa, di quello che sa e di quello che non sa. 
Prospettazione tutto questo, dunque, di una nuova era — con conseguente integrazione uomo-macchina — o totale scomparsa dell’uomo?

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