Le ICT e la “Quarta Rivoluzione” : l’uomo come inforg

La rivoluzione tecnologica, crescente negli ultimi decenni, ha via via condotto gli intellettuali alla necessità di una nuova proposta di riflessione filosofica in ambito informatico, brillantemente teorizzata da Luciano Floridi nel pieno degli anni ’90. Infatti, mentre qualche anno prima Norbert Wiener — padre della Cibernetica — veniva definito dai suoi contemporanei un “visionario paranoico, catastrofico ed estremista” per aver predetto che i robot avrebbero dapprima sostituito l’uomo sul lavoro e poi nella vita quotidiana, Luciano Floridi si installa nel panorama filosofico-informatico quando le macchine hanno già preso l’avvento sulla vita dell’uomo e, dunque, la sua diventa nient’altro che una brillante analisi di una situazione ormai corrente e ben radicata. Si presenta agli altri con un atteggiamento fondamentalmente costruttivista, quasi kantiano : crede che il mondo esterno si dia all’uomo sotto forma di modelli ma che, sostanzialmente, resti inconoscibile. Ogni ente, visto come un mero assemblaggio di dati, agisce insieme ad altre entità informazionali in un universo che Floridi reputa, di fondo, buono. Riprendendo dunque l’assunto platonico secondo il quale ogni essere è nella misura in cui è buono, formula successivamente una vera e propria etica dell’informatica : dopo aver stabilito che le macchine sono agenti (in quanto auto-governabili e auto-regolabili) e dopo aver operato una cesura tra i concetti di imputabilità e responsabilità, Floridi definisce le macchine “agenti morali”, poiché ritenute capaci di riprodurre tanto il bene quanto il male. Opera infine una separazione tra la IN (intelligenza naturale) e la IA (intelligenza artificiale), asserendo che solo la prima sia capace di processare informazioni, ma che talvolta processi anche solamente dati — che è proprio, invece, dell’intelligenza artificiale.

Luciano Floridi, Wikimedia Commons

Con un tale accrescimento di nuove riflessioni, molti sono stati i problemi inediti sollevati da questa nuova rivoluzione introdotta dalle ICT tra i quali, quello più importante, è sicuramente quello relativo all’informazione. Di qui la nascita di un nuovo indirizzo filosofico, denominato Filosofia dell’Informazione, che si occupi della risoluzione dei problemi e dei rischi che le suddette possono portare con loro e di un’indagine critica della natura del concetto di informazione e delle sue principali strutture.
In una tale ottica può esser inserita anche la storia, intesa come “età dell’informazione”, risultante in questo senso da un insieme di cronografie che accumulano e trasmettono informazioni per il futuro. Molti studiosi sostengono addirittura che, per la storia dell’umanità, si possa parlare di una suddivisione temporale in base a varie società dell’informazione (come, ad esempio, quella che parte dall’invenzione dell’aratro per giungere poi all’invenzione della scrittura); in ognuna di esse si crea inoltre un ciclo di vita, che procede per varie fasi quali : occorrenza, trasmissione, processo, gestione ed uso.
Le ICT operano pertanto, come accennato poc’anzi, una vera e propria “Quarta Rivoluzione” : le prime tre sono quelle scientifiche, realizzate da Copernico con la cosmologia eliocentrica, Darwin con la teoria dell’evoluzione della specie e infine da Freud con la teoria della psicanalisi. Nella Quarta Rivoluzione si parla di inforg : l’uomo non è più un’entità isolata, bensì un’entità informazionale che interagisce con soggetti sia biologici che artefatti e ingegnerizzati in un ambiente denominato, per convenzione, infosfera; ancora una volta l’essenza dell’uomo viene “riontologizzata”, dislocata e ridefinita all’insegna di un nuovo scopo. In questo senso, se prima la nostra prospettiva era fondamentalmente materialista, ora diviene meramente informazionale : essere è essere interagibile! Gli oggetti perdono dunque la loro connotazione fisica e il diritto di proprietà diviene tanto passabile di giudizio quanto quello di uso : ecco perché molti Paesi, ad esempio, seguendo la falsa riga degli USA, hanno fatto sì che — attraverso contratti chiamati EULA — i software divenissero dei veri e propri beni digitali, affinché non ne fosse permessa la vendita agli utenti.
Insomma, le ICT procedono a gonfie vele nella creazione di un’iper-realtà nella quale il reale e l’immaginario si sfumano a vicenda l’uno nell’altro, un mondo che fa sì che la quotidianità si sposti dalla routine quotidiana al web e che la differenza tra l’essere online/offline non esista più.
Posizione critica nei confronti di questo avvenire è sicuramente quella del filosofo Jean Baudrillard che, nella sua opera Il delitto perfetto, inscena la morte della realtà e delle sue illusioni per mano delle nuove tecnologie.

Jean Baudrillard, Wikimedia Commons

Il tutto viene spiegato attraverso una ripresa del mito platonico della caverna : mentre il mondo reale altro non è se non un riflesso di un’altra sorgente, più luminosa, di fronte alla quale si interpone un corpo generante ombre, quello virtuale è invece una realtà in cui l’essere non esiste, essendo trasparente.
Inutile ogni tentativo di sovvertimento della situazione corrente : affinché ciò avvenga, l’uomo dovrebbe avere a disposizione valori come moralità e responsabilità, che però Baudrillard ritiene ormai sostanzialmente emarginati. L’unica soluzione possibile, proposta ed auspicata dall’autore, è il bug dei computer : un evento catastrofico-virtuale, generato dall’uomo stesso, che riporterebbe tutto a zero, verso una nuova innocenza collettiva.
La tanto auspicata Quarta Rivoluzione porterà dunque l’uomo a giocare un nuovo ruolo nell’universo, o costituirà un’incommensurabile discesa verso il baratro della scomparsa totale dell’essere?

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