La FuffaConnection dei risparmi

Difficile misurare la qualità nel mondo del wealth management (cioè il pittoresco mondo di quelli che si occupano dei risparmi della gente, insomma).

Le metriche più ovvie per misurare la qualità di un investimento, basate sulla performance ottenuta corretta per la dose di rischio fatta assumere dal cliente (esempi: Sortino ratio, Omega ratio, il classico Sharpe ratio, roba così), sono comunque volatili e richiedono anni di storia (track-record, nel gergo finanziario) per essere davvero solide da un punto di vista statistico. Nel frattempo, magari, si perdono opportunità e/o le cose possono cambiare (il mondo non sta mai fermo, manco le qualità di un gestore).

Essendo la qualità nel settore degli investimenti difficile da individuare e valutare, la soluzione “di mercato” risulta semplice: tutti affermano di possedere la qualità!

E così che il mondo del risparmio gestito è diventato il regno incontrastato della fuffa.

Prendete l’Alfa della gestione. Ossia la leggendaria capacità di ottenere extraperformance, di far meglio degli altri: la maggioranza delle società di gestione e dei venditori di prodotti d’investimento afferma di avere per le mani una manifestazione viva e vitale dell’Alfa. Wow. Salvo poi che le verifiche empiriche dimostrano come la questione sia a dir poco controversa, se non del tutto fantasiosa. Perché se tutti sono eccezionali, allora non lo è nessuno. Se si escludono le particelle alfa, ma ci si concentra sugli investimenti, di Alfa in giro ce ne davvero pochissima, e quella poca che c’è è volatile come un liquore lasciato in un bicchiere.

Molte strategie propinate come portatrici di Alfa, in realtà, non sono distinguibili da strategie casuali. Altro che Alfa, è FuffAlfa. Tra le strategie sospette ve ne sono anche di piuttosto note, come la mitica “Sell in May and go away”.

E gestori blasonati come Carmignac, con il suo fondo Carmignac Patrimoine, se la vedono male con portafogli “pane e salame” e senza grosse pretese, ma con forte controllo del rischio, presenti sul sito www.AdviseOnly.com. Giusto per portare un esempio.

Anche molti cosiddetti robo-advisor si sono messi a spacciare portafogli costruiti con metodi (bovina applicazione del principio media-varianza di Markowitz) che non possono produrre nulla di buono se non per effetto del caso. Ma spesso basta nominare un premio Nobel e con il cliente è fatta.

Bisognerebbe andare ben oltre e pensare alla genuina qualità del servizio online(per non parlare dell’offline). Ma non c’è tempo. Alla fine, quello che conta, specie in Italia e specie dove sono presenti reti bancarie e di promotori, è il breve periodo, quindi vendere con margini esageratamente alti, ingiustificati dalla qualità dell’investimento proposto al cliente. Margini che, se visti in aggregato, hanno un peso sbalorditivo: una massa di denaro (circa 1,5% del PIL italiano) che, in presenza di minore asimmetria informativa, potrebbe essere spesa dai risparmiatori in modo molto più utile (per loro) — ad esempio investendo meglio nella previdenza integrativa.

Se avete dei risparmi investiti, anche pochi, siete un’involontaria pedina di questo meccanismo un po’ vampiresco e non tanto equo nei vostri confronti, soprattutto in Italia.

Welcome to the FuffaConnection del risparmio gestito!