
Reduce dalle due quotidiane corse in metropolitana, mi sono detta che forse è tempo di buttare giù un paio di righe. Prima però mi sono chiesta se per caso a qualcuno fosse già venuto in mente qualcosa di simile (chissà che un giorno io non sia la prima in assoluto ad affrontare un qualche argomento…); va da sé che svariati siti — tra cui quello della BBC — si sono dati da fare nello stilare l’elenco di “buoni consigli” per un’etichetta della metropolitana:
- tenere la destra sulle scale mobili: sono passati i tempi in cui mi capitava di venire bloccata da qualche spiritosone che per principio (ma quale?) si rifiutava di spostarsi. Qualcuno ancora si chiede perché prendere le scale mobili, se poi comunque si fanno di corsa. La norma di tenere la destra serve proprio perché c’è chi si vuole far portare e chi invece preferisce correre.
- lasciare scendere prima di salire: sembra ovvio, e invece c’è ancora chi si infila tra la gente che lascia il treno. La variante è costituita da chi aspetta sulla banchina, ma non si sposta di lato.
- evitare sprint da centometrista: i due comportamenti di cui sopra hanno uno scopo, ed è quello di accaparrarsi un posto. Siamo sicuri di non poterne proprio farne a meno?
- se il treno è pieno non insistere (un convoglio potrebbe attendere per entrare in stazione): c’è sempre qualcuno pronto a sfidare le leggi della fisica, insistendo per incunearsi nei pochi centimetri quadrati tra voi e la porta; nel tempo che il vostro treno resta fermo in banchina, un altro treno avrebbe fatto in tempo a entrare in stazione e ripartire, e l’aspirante contorsionista avrebbe sicuramente trovato una sistemazione più comoda se avesse avuto la pazienza di aspettarlo.
- evitare il contatto con altri passeggeri: che significa non toccare, non fissare e non parlare con gli altri passeggeri, a meno che non sia inevitabile. La signora che settimana scorsa mi ha chiesto come funziona il mio e-reader è scusata, perché si è approcciata con educazione e ha fatto domande pertinenti. E poi era simpatica.
- le cuffie servono per isolarsi: come direbbe il mio zio di 85 anni, e non perché io debba sorbirmi gli Iron Maiden alle otto e mezza del mattino. Solo che il frastuono della metro rende risibile l’invito ad abbassare il volume.
- lo spazio è poco, quindi: mettere per terra gli zaini, chiudere bene gli ombrelli e soprattutto non accavallare le gambe (non siete al bar).
- se vi addormentate: evitare di crollare addosso al vicino.
- se masticate la cicca: fatelo a bocca chiusa.
- avete bisogno di un bagno: il sito della BBC consiglia: “Cross your legs and hope for the best. Do not complain, do not show it; just bite your tongue and bear it. Toilets at Tube stations are few and far between”. Avete mai tentato la sorte con i bagni della metropolitana? Io dubito persino che esistano…
- cedere o non cedere il posto: ci sarebbe una scuola di pensiero in base alla quale se cedete il posto, la persona beneficiata potrebbe pensare male (tipo: sto davvero invecchiando, ho un aspetto tremendo, ho una pancetta tale che sembro incinta). Meglio farla pensare male che sbagliare e starsene comodi quando qualcuno ha bisogno di quel posto più di quanto ne abbiamo noi.
- il treno non è una cabina del telefono: e soprattutto non a tutti interessano le vostre questioni private. Anzi, forse non interessano a nessuno al di fuori di voi. Quindi all’uomo di mezza età che si è infilato in una lunga digressione sul blocco intestinale del padre e alla donna sulla trentina che dava consigli all’amica prossima a un aborto (entrambi prodighi di dettagli raccapriccianti) dico solo: il silenzio è d’oro.
- le carrozze di testa e di coda offrono maggiori opportunità di salita: questa è semplicemente una regola aurea.
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