Quella U che dice nulla sul genere ma molto di voi

Pochi giorni fa è uscita la notizia del primo documento pubblico in cui non è specificato il sesso del bambinu (è fastidioso ma rispettoso usare la u, e usare una “o” o una “a” sarebbe scorretto).
Personalmente ho accolto la notizia con gioia moderata, come segno che le cose stanno cambiando.
Ho letto invece su Facebook molte reazioni d’odio, sia su pagine giornalistiche che su pagine femministe, oltre ad aver avuto discussioni private. Riporto alcuni argomenti dimostrando che con il pretesto della salute dellu bambinu si sia mostrata una più o meno profonda transnegatività, a volte palese a volte meno.

[Se l’elenco non è completo o manca qualcosa commentate pure. Se invece avete letto e “i sessi sono due”, o “la natura ha le sue leggi”, mi sa che quelli accecati dall’ideologia siete voi.]

Eccoveli nella loro magnificenza:

Il genitore vuole negare l’esistenza del sesso

Qualcuno/a di voi ha mai pensato di negare di avere il fegato, o i polmoni? No. Questo genitore sta negando che lu bambinu abbia dei genitali? No. Vuole solo evitare che abbiano un significato simbolico non voluto al di là della loro realtà materiale. Se ha un pene non andrà da una ginecologa, statene certi. (Se è intersessuale…ah, ma non c’è una lettera per loro, e infatti si procede con la chirurgia pur di far entrare l’infante nella normalità)

Dietro questa malafede ci vedo molta trasnegatività e transfobia: il genitore, trans, ha compiuto una scelta non comune, oltre al parto “contronatura”, ed è una persona appartenente a una minoranza discriminata. Da qui discende che questo genitore è totalmente scriteriato, sbaglierà qualunque cosa, lu bambinu diventerà nu disadattatu, si drogherà, non capirà chi è, non avrà amici e morirà da solu. Ovviamente, tutte le varie sassaiole lanciate su internet e non solo aiuteranno sicuramente questa personcina ad avere una vita facile e a sentirsi amata.

Ma a cosa serve la U, siamo tutti M ed F, il resto è delirio ideologico

Qualunque altro/a bambino/a ha avuto un sesso determinato da medici e un genere assegnato in omaggio. Le persone cis ci vivono bene in questa gabbia blu o rosa, fatta di delicatezza o aggressività o chissà cosa. Perfino le femministe cis più estremiste, evidentemente, si trovano bene in questa etichetta. Alcune persone sentono o credono di essere uscite da questa gabbia: buon per loro se ci sono riuscite davvero, ma è stato facile? In ogni caso, questo genitore vuole dare la possibilità a questu bambinu di scegliersi la propria gabbia o di non averne mai. Chi è cis può fare più difficoltà a capire perché non ha mai vissuto questo disagio, o mai tanto forte, ma come sempre, quando c’è qualcosa che non si capisce il miglior approccio è la delicatezza nel domandare, non l’aggressività nel giudicare.

Lu bambinu crescerà in un ambiente particolare

Ora, non voglio farvi l’elenco dei genitori cis-etero criminali, ma ogni ambiente ha le sue caratteristiche. Crescerà con un genitore trans, forse frequenterà molte persone trans, e con ogni probabilità anche persone cis. Pensate invece a chi cresce in famiglie dove tutt* sono cis etero: probabilmente figli e figlie cresceranno conoscendo solo persone cis ed etero (tralasciando trans e omo non out). Non è più viziato questo ambiente, che mostra due sole possibilità di esistere? (donna cis etero, uomo cis etero)

Chiunque ha bisogno di un genere

Sicuramente il genitore, trans, ne riconosce l’importanza, e credo la riconosca più di molte persone cis. Tanto che ha sentito la voglia o la necessità di andare oltre il genere che gli era stato assegnato alla nascita. Ma proprio per questo sa che l’assegnazione di un genere alla nascita, basato sulla dimensione dei genitali esterni, è arbitraria. Se il genere è così importante, lu bambinu esprimerà la sua preferenza. E se poi cambierà idea? Sarà in una famiglia accogliente che glielo permetterà. Di solito, invece, se un bambino o bambina ha un’idea sul proprio genere diversa da quella dei genitori, finisce peggio.

Il sesso serve a renderci identificabili

Questo, per me, prova la necessità di una U o meglio della rimozione del sesso dai documenti: a cosa serve? A cosa è dovuta la nostra curiosità morbosa su quel che c’è tra le mutande? È una informazione che può servire solo ai medici, e quindi va bene che compaia sulle cartelle mediche, insensato che compaia sui documenti di identità o sulla tessera della biblioteca.

A chi mi dice che è importante per il riconoscimento, faccio notare quante persone sono sfuggite alla guerra o all’arresto grazie al travestitismo: il sesso sul documento è stato proprio la via di fuga dall’identificazione. E poi cos’è, vogliamo che quando la polizia ci chiede i documenti ci infili anche le mani nelle mutande? No, grazie.

La U è un’imposizione!

Mi è stato detto che la U è una imposizione, più della M o della F.

Sull’imposizione mi piace fare un parallelo con l’alimentazione vegana.

Far mangiare solo vegetali è visto come un’imposizione, far mangiare anche carne no. In realtà è ben diverso: in ogni caso si sta imponendo qualcosa a un essere non in grado di intendere e di volere e su cui abbiamo la responsabilità delle scelte. Quando l’infante cresce, i genitori, forse anche quelli più libertari, continuano a imporre una quantità di decisioni di cui non ci rendiamo neanche conto. La differenza tra imposizione e non è chiara: la normalità. Se si impone qualcosa che viene considerato normale non è un’imposizione, altrimenti sì.

M ed F sono marchi a fuoco, modificabili solo tramite lunghe e costose procedure, dopo l’ok di psichiatri, giudici ed endocrinologi — e quindi solo dopo medicalizzazione. Questi marchi vengono messi nel giorno zero della vita di chiunque. Non costituiscono un’imposizione quasi indelebile?