Il canto di Edith
Il disegno è a cura di Nicolò Migliari, mio caro amico che frequenta il Liceo artistico di Parma
C’era una volta in un paese lontano lontano una ragazza di nome Edith. Viveva insieme alla madre, al padre e alla sorellina in un paesino sperduto tra boschi di querce.
I suoi genitori le volevano molto bene. Le dicevano che nella vita avrebbe sempre dovuto seguire il suo cuore e le sue passioni. E la sua passione era la musica. In tutto il villaggio era nota per la sua gentilezza, ma soprattutto per la sua voce. Cantava spesso in piazza e quando un passante la vedeva iniziava insieme a lei a intonare canti di gioia. Le strade si riempivano di colori e tutti iniziavano a ballare.
La sua voce giunse fino alle orecchie del re, che proprio quell’anno avrebbe voluto accogliere a corte tutte le giovani e i giovani più portati per le arti. Edith, meravigliata e stupita della scelta del sovrano, salutò la famiglia e partì.
La ragazza, arrivata a corte, fu stupita dalla grandezza e la magnificenza di che cosa esisteva al di là dei boschi di querce che circondavano il suo paesino. Il castello era di un marmo bianco che splendeva sotto il sole e le strade della città sembravano non avere né un inizio né una fine.
Al di là del fossato che circondava il castello venne accolta insieme agli altri prescelti. C’era chi suonava, chi dipingeva, chi danzava e chi declamava sonetti. Edith aveva gli occhi colmi di gioia: non aveva mai visto così tanta arte, così tanta creatività in una sola stanza.
In fondo alla sala c’era un giovane. Osservava Edith da lontano. Aveva occhi penetranti e un sorrisetto innocente che incuriosirono la ragazza.
Si stavano guardando, quando squillarono le trombe che annunciavano l’arrivo del re:
“ Benvenuti miei cari e mie care! Vi starete chiedendo perchè quest’oggi io vi abbia convocati qui. Avete fatto un lungo viaggio e vorrei chiedervi se vi andrebbe di inondare con la vostra arte le mura di questo regno.”
I ragazzi si scrutarono tutti l’un l’altro e, trepidanti, risposero con un caloroso sì.
Edith venne scortata nella stanza dove avrebbe trascorso il suo soggiorno alla reggia. Continuava a pensare allo sguardo del ragazzo in fondo alla sala, ma decise di non darci molto peso. Si avvicinò alla porta della camera ed entrò. Dentro c’era un’altra ragazza. Una bella amazzone dalla pelle di ebano. Suonava felice e le note che uscivano dal suo flauto erano incantevoli e delicate, ma nessuno sapeva che quel suono ipnotizzava qualsiasi essere vivente ne venisse a contatto. Si precipitò su Edith appena varcò la soglia. Si chiamava Roxy e desiderava più di ogni altra cosa diventare una famosa flautista e suonare girando il mondo. Le ragazze strinsero una forte amicizia che rese entrambe più motivate a inseguire i loro sogni.

Un giorno Edith dovette andare nel grande teatro del re per assistere all’esibizione dei fanciulli più esperti. Tra pittrici e pittori che sfoderavano ogni sfumatura di colore e ballerine che sembravano volare, Edith si ripromise che avrebbe studiato duramente e che sarebbe diventata brava quanto loro.
Dopo la chiusura del sipario la ragazza uscì e mentre aspettava l’arrivo di qualche umile carrozza per tornare a palazzo, si sentì chiamare da dietro. Con suo grande stupore vide che a chiamarla era quel giovane che tanto l’aveva colpita il primo giorno al castello. Sempre con quel sorriso stampato sul volto si avvicinò a lei e con gentilezza le chiese se voleva fare una passeggiata. I due iniziarono a conoscersi e qualcosa di nuovo nacque in Edith, qualcosa che prima di allora non aveva mai provato. Il ragazzo si chiamava Liar. Non era un ragazzo di molte parole, ma mostrava molta sicurezza e questo piacque alla ragazza. I due iniziarono a frequentarsi, a vedersi sempre più spesso. Il mondo sembrava essersi fermato. Per Edith esisteva solo Liar, viveva come in una sorta di incantesimo.
Lui incantava lei con frasi inventate, riempiendo totalmente la mente e la vita della ragazza che pian piano cominciò a dimenticare i suoi sogni, le sue passioni, a non avere più spazio per la musica. Si stava inaridendo, come un terreno a cui viene tolta l’acqua. Nulla esisteva più. Non vi era più spazio per nulla, tranne che loro due.
In questa assenza assoluta neppure gli amici riuscivano ad entrare, nemmeno la dolce Roxy.
Un giorno a palazzo arrivò un mercante. Era un personaggio strano, sul suo carro vi erano solo oggetti dal lungo passato, oggetti che sembravano avere avuto un lungo vissuto. La ragazza che non aveva perso la sua curiosità, si avvicinò allo straniero. Giovane per essere un mercante, ma con uno sguardo limpido si rivolse alla fanciulla:
“ Cosa desidera, Milady? Qualcosa per nascondere o qualcosa per vedere?”.
Edith non capisce a cosa il ragazzo si stesse riferendo:
“ Non capisco!”
“La domanda è molto semplice, vuoi la verità o preferisci vivere nella menzogna?”
La damigella ancora non comprendeva del tutto la domanda del misterioso individuo, ma per istinto o per cultura, rispose:
“Desidero la Verità!”
Il mercante aprì un grosso baule e, dopo averci rovistato dentro, estrasse un oggetto avvolto in un panno. Lo porse alla ragazza dicendole:
“ Questo oggetto è molto potente, ci sono persone che non lo vogliono, altre che impiegano una vita nel tentativo di trovarlo. Usalo con attenzione.”
La ragazza prese in mano lo strano oggetto.
Il venditore continuò:
“Non voglio niente, se non vederti di nuovo sorridere, ma non con quella smorfia che increspa il vostro viso da settimane, voglio davvero vedervi di nuovo sorridere ed essere felice. Basta mentire!”
E dopo questa affermazione il mercante riprese la sua strada.
Edith tornò nella sua camera e con un certo timore scoprì l’oggetto. Ero uno specchio. Niente di troppo elaborato, un semplice specchio dal manico in ferro su cui era incisa una semplice scritta in latino:
“In speculo veritas”
La ragazza si guardò intensamente dentro quello specchio. Non sappiamo cosa provò, ma una lacrima sgorgò nell’angolo del suo occhio e attraversò, come un torrente in piena il suo viso. Lo specchio le aveva mostrato la verità e l’anima di Liar.
Un fulmine a ciel sereno squarciò l’incantesimo e d’improvviso Edith ripiombò nella realtà, accorgendosi che nel frattempo il mondo era andato avanti e nessuno si era fermato ad aspettarla, in lei solo il dramma del tradimento. La sua vita in quello specchio magico appare come un albero dove inesorabilmente cadono tutte le foglie. A quel ragazzo aveva dato tutto: amore, fiducia, tempo e felicità. Ogni emozione volava e si sbriciolava come foglie secche nel vento. Dando via tutto ciò, a lei non era rimasto nulla e proprio in quell’istante si rese conto che nessuno poteva portarle via la linfa. La linfa era la sua felicità, nessuno poteva portarle via quel bel sorriso. Si rese conto che soffrire era inutile e in quell’esatto momento sentì le note del flauto di Roxy avvicinarsi pian piano e in quella musica le voci, prima confuse e lontane, poi sempre più chiare e vicine degli amici più cari e quella linfa fu come acqua su quell’arido terreno. Improvvisamente l’albero si ricoprì di verdi germogli. Il mondo intorno a lei ricominciava a destarsi e lei trovò in se stessa la forza per sognare di nuovo.
Si sentirono le campane. Era il momento in cui il re la stava chiamando. Avrebbe dovuto esibirsi davanti a tutti. Non aveva più paura, sapeva che le persone che le volevano bene le erano vicino. Salì sul palco e cominciò a intonare le note che sembravano essere dimenticate. Ogni nota le tornava in mente come per magia e il mondo ricominciò a ruotare, alimentato dal canto melodioso della fanciulla accompagnato dalle dolci note del flauto incantato. E tutti vissero felici e contenti.
Fine
