Cosa sta accadendo in Honduras, la morte di Berta Cáceres

Berta Caceres ed alcuni attivisti del COPINH

Nella notte tra il 2 e il 3 Marzo scorso, a La Esperanza, in Honduras, due uomini sono penetrati nell’abitazione di Berta Cáceres, uccidendola, e sono scomparsi, senza lasciare alcuna traccia. Berta Cáceres, 42 anni, era una delle personalità pubbliche più in vista in Honduras. Nel 1993 aveva fondato il COPINH, Il Consiglio Nazionale per la salvaguardia dei diritti degli indigeni, e nel 2015 era stata insignita del Goldman Prize, la più alta onorificenza in campo ambientale. Da anni combatteva contro i soprusi del governo e delle multinazionali straniere sui civili e gli indigeni honduregni.

La Esperanza

Il mattino successivo, mentre migliaia di cittadini sono scesi in piazza per commemorare la vittima dell’omicidio, una decina di attivisti del COPINH si sono recati all’ufficio distrettuale di polizia di La Esperanza, chiedendo alle forze dell’ordine di aprire un caso riguardo alla morte della donna. La polizia però, dopo un breve sopralluogo, ha liquidato l’accaduto come “conseguenza di un tentativo di furto”, non ritenendo necessario impegnare uomini e risorse sul caso.

Nel frattempo, il presidente del paese, l’ultraconservatore J. Hernandèz, di ritorno da una missione diplomatica a Città del Messico, ha affermato che “La morte di Cáceres è un crimine contro l’Honduras ed il suo popolo. Il colpevole non resterà impunito.” Ma perché allora le autorità del paese non si sono impegnate a portare avanti le indagini? Probabilmente, perché il governo stesso dell’Honduras è implicato nell’omicidio o, almeno, ha delle grosse responsabilità a riguardo.


Contro cosa combatteva Berta Cáceres?

Una miniera d’oro in Honduras

Nell’agosto del 2013, un gruppo di cittadini indigeni di stirpe Tolupàn protestava contro l’apertura di una miniera nella foresta dove viveva la loro comunità. Gli uomini e le donne protestavano pacificamente nelle misure che erano loro concesse dall’ “Indigenous and Tribal Peoples Convention”, il documento emanato nel 1989 dalle Nazioni Unite che regolamentava i diritti dei cittadini indigeni meglio conosciuto come ILO-89. Semplicemente stabilirono dei posti di blocco lungo la strada che portava dalla cittadina di Locomapa ai punti di scavo della miniera.

Durante le proteste, 3 uomini, di cui una donna, furono uccisi da degli individui armati mai identificati. Maria Matute, Armando Funez e Ricardo Soto furono uccisi mentre difendevano pacificamente la loro terra. Secondo il MADJ (Movimiento Ampio para la Dignidad y la Justicia) la polizia e le forze armate della provincia di Yoro era già stati avvisate, da parte della popolazione, di uomini armati che si muovevano liberamente per le strade limitrofe alla cittadina di Locomapa ma, comunque, non avevano inviato nemmeno una volante per rassicurare la popolazione. Anzi, quando nei giorni successivi gli abitanti del luogo assicurarono la polizia di poter identificare i sospetti, quest’ultima se ne lavò le mani, impedendo qualsiasi indagine.

Nel Gennaio dello stesso anno, il governo dell’Honduras, retto dall’allora presidente Porfilio Lobo Sosa, emanò una nuova legge che regolamentava l’estrazione dei minerali e la concessione di appalti alle multinazionali straniere. La legge propose una serie di misure che non solo avrebbero garantito a queste ultime una libertà ed un potere sempre maggiori all’interno del panorama politico ed economico del paese, ma che di fatto portarono ad un’effetiva deregolazione del mercato. Tra le misure più controverse stabilite dalla nuova legge vi era quella che regolava le sanzioni da pagare dalle compagnie straniere in caso di “incidenti ambientali”, che venivano fissate in un intervallo compreso tra i $500 ed i $1000 dollari. Inoltre, venivano introdotte la possibilità di scavalcare la ILO-89, trasferendo città, villaggi o abitazioni che via via intralciassero i lavori.

La legge, emanata con la cooperazione del CIDA, l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale Canadesi, non fu che una naturale evoluzione del Free Trade Agreement (FTA), l’accordo di libero scambio raggiunto nel 2011 tra il governo canadese ed il governo honduregno.

L’ FTA del 2011 fu fortemente supportato dai diplomatici e dal governo canadese. Le compagnie del Canada, scriveva il Toronto Star, erano i più grandi investitori stranieri in Honduras, con oltre $600 milioni investiti nel solo 2011. Ancora oggi tutte le più grandi compagnie straniere impegnate in Honduras, non solo nel settore minerario, sono canadesi.

Secondo un sondaggio del 2011, il 91% della popolazione era contraria all’emanazione della legge. Secondo invece un sondaggio condotto nel medesimo anno dalla Onlus argentina Terra, il 52% della popolazione considerava il governo Sosa il più corrotto della storia del paese.

La legge del 2013 ha avuto gravissime ripercussioni nel paese non soddisfacendo le promesse che Sosa aveva rivolto alla popolazione. Anzi, come scrive il Latin American Bureau, l’attuale situazione del settore minerario in Honduras è la prova più chiara “della corruzione e dell’ipocrisia che il mito dello “sviluppo” ha portato con se nel paese”.

Una volta emanata la legge il governo s’impegnò a definire circa 300 concessioni a multinazionali straniere. Ad oggi, circa il 30% del territorio dell’Honduras è in concessione a compagnie minerarie statunitensi, canadesi e cinesi.

Uno dei più grandi disastri compiuti da una compagnia straniera è avvenuto a Valle de Siria.

Qui, nel cuore del paese, a partire dal 2000, la Goldcorp ha avviato la costruzione di una miniera a cielo aperto per l’estrazione dell’oro. La terra è stata venduta alla compagnia canadese e, da un giorno all’altro, la popolazione della cittadina di Palo Alto, circa 10 mila persone, fu obbligata a trasferirsi 10 chilometri a Nord. Quella, dopotutto, non era più la loro terra.

La vastità della miniera e la mole dei lavori hanno letteralmente prosciugato le risorse del territorio. Nel giro di pochi anni, 17 dei 21 corsi d’acqua attraverso i quali la comunità locale attingeva le proprie scorte di acqua potabile furono prosciugati. La poca disponibilità di acqua ha colpito duramente gli agricoltori locali che fornivano il cibo della comunità. Dal 2000 al 2004 la produzione agricola locale è crollata del 70%.

L’inquinamento causato dalla miniera ha avvelenato le poche riserve d’acqua della zona. Nel 2006, una ricerca indipendente ha dimostrato che la mortalità infantile nella zona era 12 volte più alta che nella media nazionale. Nel 2008 le proteste portate avanti dal COPINH hanno portato alla chiusura della mineria, ma la Goldcorp non ha ancora reso conto delle proprie azioni.

E’ lecito porsi una domanda: il settore minerario sta giovando all’economia honduregna?

Stando all’Observatory of Economic Complexity del MIT, nel 2013, l’esportazione di oro e ferro generava complessivamente $300 milioni. Meno del 4% delle esportazioni totali del paese.

Elaborazione da http://atlas.media.mit.edu/en/visualize/tree_map/hs92/export/hnd/all/show/2013/

Lo scorso anno, inoltre, l’esportazione di minerali ha generato solamente $171 milioni, quasi la metà rispetto al 2013, il 37% in meno rispetto all’anno precedente. Di questi solo il 6% ritorna alla popolazione honduregna sotto forma di tasse sul reddito.

Vale veramente così poco questo paese?

Negli ultimi mesi, Berta Caceres stava lottando contro la costruzione di una diga lungo il Rio Gualcarque. La diga, denominata Agua Zarca, è finanziata dalla DESA, Desarrollos Energéticos, con lo scopo di alimentare le miniere operanti nella regione. La sua costruzione però, mette in pericolo l’esistenza del Rio Gualcarque, l’unica fonte di acqua potabile per centinaia di famiglie della regione e fiume sacro nella cosmogonia Lénca, la stirpe indigena alla quale apparteneva la Caceres.

Dal 2010 sono state concessi oltre 50 permessi per la costruzione di impianti idroelettrici, tra cui Agua Zarca . Il sospetto è che questi impianti non siano necessari alla popolazione, e che dunque non porterebbero alcun beneficio tangibile alle condizioni di vita delle comunità locali. In Honduras, il 23% della produzione energetica viene sprecata, semplicemente si perde. Invece di preoccuparsi di rendere meglio accessibile l’energia disponibile, il governo si preoccupa di produrne dell’altra, favorendo semplicemente gli interessi di coloro che acquisiscono gli appalti.

Due abitanti della comunità di Rio Blanco, la cittadina nei pressi dei punti di costruzione dell’Agua Zarca, hanno detto, intervistati da Al-Jazheera.

Nel 2011 duo uomini della Desa sono venuti qui, a vedere il fiume. Noi gli abbiamo detto che non era nostra intenzione venderlo e lo stesso abbiamo ripetuto al sindaco. Quelli però non ci hanno ascoltato. Non hanno avuto rispetto per la nostra terra e per le nostre parole. La nostra terra è stata ceduta illegalmente.

La società che possiede la Diga, la DESA, è controllata dalla famiglia di Camilo Atala, una delle personalità più ambigue del paese. Il sig. Atala è il più ricco banchiere dell’Honduras, controllando il Banco Ficohsa. La polizia speciale della DESA, ha affermato lo scorso anno Caceres, intervistata dal The Intercept, ha ucciso 18 persone tra contadini e attivisti.

Negli scorsi anni Atala è finito in numerosi scandali, legati sia al narcotraffico, ancora la più grande risorsa economica del paese, sia alla vendita di armi ad gruppi criminali macchiatisi con il sangue degli attivisti honduregni.

Nonostante ciò Atala ritiene che gli attivisti del COPINH minano al benessere del paese.


L’Honduras è il paese più pericoloso al mondo per gli attivisti

Un manifestante durante le proteste del 2009

Quando l’omicidio di Berta Cáceres è stato definito come una conseguenza di un “tentativo di furto”, nessuno è parso credere alle parole delle forze dell’ordine. Come riferito dalla stessa madre della vittima all’emittente radiofonica Radio Globo non c’è “Alcun dubbio che la morte di Berta sia stata causata dal suo impegno politico”.

L’Honduras è il paese più pericoloso al mondo per gli attivisti politici ed ambientali. Secondo un report pubblicato da GlobalWitness, nel 2014 20 attivisti ambientali sono stati uccisi in Honduras, 116 invece considerando il periodo tra il 2010 ed il 2014, il numero più alto al mondo in rapporto alla popolazione. E’ inevitabile dunque che il COPINH, uno dei gruppi di ambientalisti più attivi in Honduras, sia stato vittima di violenze e minacce nel corso degli ultimi anni. “Ci seguono, ci minacciano di morte e di rapirci, minacciano le nostre famiglie”. Questo è quello che siamo costretti ad affrontare ogni giorno” aveva ammesso Berta Cáceres intervistata dal The Guardian.

Nel luglio 2013, a Rio Blanco, un gruppo di attivisti del COPINH organizzò un posto di blocco per impedire ai veicoli di raggiungere il cantiere della diga di Agua Zarca, che avrebbe alimentato le miniere di oro nella regione e privato la popolazione indigena locale -circa 600 famiglie- della sua unica fonte di acqua potabile. La costruzione della diga infrangeva l’ILO-89, il documento, redatto dalle Nazioni Unite e ratificato anche dal governo dell’Honduras, che vietava l’espropriazione di territori appartenenti alle comunità indigene senza il loro consenso.

Benché dunque la diga fosse da considerarsi illegale, le forze dell’ordine non si schierarono dalla parte della popolazione, ma si impegnarono a far desistere le proteste, tradendo il loro stesso distintivo e comportandosi come dei gruppi privati al soldo della Sinohydro e della DESA, le principali compagnie impegnate nella costruzione della diga.

la polizia davanti alla base operativa della SinoHydro

Il 15 luglio, nel corso della mattinata, circa 300 militanti del COPINH e della comunità indigena locale si recarono alla base operativa della DEMA, costruita, sempre illegalmente, nei territori degli indigeni. Tomas Garcia, uno dei leader e cofondatore del COPINH, era in testa al gruppo di persone, accompagnato dal figlio Allan, di 17 anni. Non appena il gruppo fu abbastanza vicino alla costruzione, l’esercito aprì il fuoco sui corpi dei manifestanti. Tomas Garcia muorì immediatamente e il figlio fu gravemente ferito sul collo e sull’addome.

Il soldato fu portato in tribunale dal COPINH, ma fu assolto per aver agito “in legittima difesa”.

Nell’ottobre 2014, mentre la Cáceres era al Vaticano presso la curia di Papa Francesco, un ragazzo, Maycol Rodriguez, di soli 14 anni, fu torturato e poi ucciso dopo che il padre era stato minacciato più volte a causa del suo attivismo politico. Non fu mai individuato nessun sospetto. Questo episodio convinse Berta a nascondere i propri figli in Argentina, per proteggerli. Inoltre, nell’ottobre 2013, dopo la morte di Garcia, lo IACHR, l’organo dell’OAS ( Organization of American States) adibito alla salvaguardia diritti civili ed ambientali, impose al governo dell’Honduras di fornire una scorta personale ai leader dei COPINH. Questa scorta non è mai diventata operativa.

Quando alla polizia di La Esperanza è stato chiesto per quale motivo la scorta di Cáceres non l’avesse difesa la notte della sua morte, i giornalisti hanno ricevuto la seguente risposta “Non pensavamo che si trovasse a La Esperanza”. Cáceres si era trasferita a La Esperanza da più di anno, dato che la capitale del paese, Tegucigalpa, era diventata troppo pericolosa.

Come minimo, la polizia è stata tremendamente negligente e già per questo dovrebbe rispondere della morte di Berta Cáceres.

La Complicità delle forze dell’ordine: Gustavo Castro

Un campesinos si scaglia contro la polizia

La sera del 2 Marzo, Berta Cáceres non era da sola nella sua abitazione ma le faceva compagnia Gustavo Castro, un attivista messicano e coordinatore del movimento “Amici della Terra in Messico”. Quando i sicari sono entrati in casa della donna, Castro ha ricevuto 3 proiettili in corpo e si è salvato fingendosi morto.

Il giorno successivo, gli è stato concordato il permesso di tornare in Messico. Una volta all’aeroporto di Tegucigalpa, però, è stato sequestrato dalle forze dell’ordine. Gustavo Castro è l’unico testimone della morte di Berta Cáceres ed è stato obbligato dalla polizia honduregna a rimanere a Tegucigalpa almeno fino al 12 Aprile.

Gustavo Castro è ancora bloccato in Honduras formalmente con l’accusa di “violenza sessuale”.

In una lettera aperta, indirizzata alla famiglia di Berta ed ai suoi compagni di lotta, ha scritto

Coloro che mi hanno ferito sono ancora in giro e la polizia dell’Honduras non si impegna a proteggermi. So che loro torneranno a finire ciò che hanno iniziato e so anche che il governo continua a manipolare gli eventi per presentarli all’opinione pubblica.
Ho visto Berta morire tra le mie braccia, ma ho visto anche il suo cuore radicarsi in ogni battaglia che il COPINH ha intrapreso o sta intraprendendo.
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