Quel lavoro di formica e di cavallo

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Illustrazione di Sara Arosio per Senza rossetto

«Tradurre, si sa, è un lavoro che si fa per passione. Non ci può essere un altro motivo al mondo per indurre una persona a dedicare mesi e anni a un’attività mal pagata che dà pochissima visibilità», raccontava Antonietta Pastore storica traduttrice di Murakami Haruki, in occasione dell’uscita del romanzo L’assassinio del Commendatore.

Raccogliere storie, trasportarle da luoghi lontani per renderle accessibili a tutti i lettori: è questo il compito di un buon traduttore che, con garbo ed eleganza, deve districarsi tra tutte le espressioni intraducibili e le allitterazioni nascoste nel testo. «Deve combinare la minuziosità di una formica e l’impeto di un cavallo», come spiegava Natalia Ginzburg.

Il materiale da trasportare, per il traduttore, è quindi denso e complicato: su di sé porta il peso del messaggio dell’autore e quello delle aspettative dei lettori. Ma, alla fine, si tratta di un viaggio che vale la pena compiere, perché, come dice Marta Barone, autrice di questa newsletter, se fatta bene: «la traduzione è un abbattimento di barriere, un’apertura sul mondo sempre più vasta e sempre più ricca di voci e differenze».

In questa newsletter troverete una riflessione di Marta Barone sulla traduzione e sulla sua capacità di farci entrare in relazione con l’altro — al di là del genere e di ogni differenza geografica, sociale e culturale — con un’illustrazione di Sara Arosio. E poi, la nostra immancabile rassegna stampa.

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