Firenze — Scandicci, 10.3 km

Scandicci, tramvia linea T1

Siamo a Scandicci, e solo ora che girovaghiamo sulle colline la mattina sembra avere il volto consueto del ‘nostro’ viaggio. Perchè rispetto agli altri comuni di città metropolitana che abbiamo visitato, a Scandicci si arriva senza avvertire alcuna soluzione di continuità con Firenze. Gli abitati dei due centri sono perfettamente incastrati, formando un’unica ‘entità domiciliare’, al di là di cosa possa pensarne il postino, e noi ci sentiamo questa volta molto più vicini a quella sensazione che dovrebbe essere restituita dal territorio urbano costitutivo di una città metropolitana; una città il cui aggettivo qualificativo verrebbe da sostituire — alla luce delle chiacchiere che abbiamo scambiato con gli scandiccesi — piuttosto con quello di città tramviaria.

Scandicci

Ma andiamo con ordine. E’ una fresca e assolata mattina di fine agosto, e arrivati in centro facciamo una passeggiata lungo il corso pedonale. Intorno a noi l’atmosfera è un po’ sonnacchiosa, ma non c’entra niente il discorso della città dormitorio: è sabato, e l’attività più frenetica è quella svolta dalle mamme già tornate dalle ferie, che oggi non hanno mercato e si dedicano perciò, con ritmi sincopati, all’acquisto di zaini, diari e penne in vista dell’inizio della scuola. Noi ci fermiamo in qualche negozio, tra i quali proprio una cartoleria, per scambiare qualche parola con i commercianti.

Scandicci

Alle prime domande che facciamo, la risposta è già perfettemante intelligibile dalla semplice espressione del viso che precede le parole. La crisi si è sentita, parecchio, e non è un discorso legato semplicemente alla propria attività, è una sensazione che tocca tutta un’area che resta comunque un importante polo produttivo.

La crisi si è sentita, e il sentimento più diffuso tra chi vive lungo le sponde del fiume Greve non riesce ad essere l’ottimismo. La seconda batteria di domande, quella che riguarda la vita in città, viene evasa, come la prima, all’unisono dai nostri intervistai: Scandicci è un ‘posto morto’, senza una vera identità; dove non c’è niente da fare la sera dopo lavoro; dove c’è poca vita sociale e scarseggino le possibilità di aggregazione o di semplice svago. In realtà non sono mancati nel passato tentativi di dare impulso e stimolo all’espressione di un fermento locale.

Il Teatro Studio è una istituzione da tutti riconosciuta per quello che ha fatto e prova ancora a fare; alcuni citano con favore l’esperimento di Gingerzone; ma l’opinione prevalente afferma che Scandicci è un posto per famiglie, un posto da abitare più che un posto da vivere, con servizi e infrastrutture che permettono una vita tranquilla accanto alla città, dove poter crescere i figli e permettere ai nonni di riposarsi, e non un luogo in cui quelle fasce d’età più dinamiche e insieme ricettive e propositive possano trovare alcuno stabile motivo per stabilirsi.

E in qualche modo, una conferma di detta staticità si ha anche dando uno sguardo sbadato all’andamento demografico nel comune dove, dopo il boom registrato negli anni ’60, quando i residenti sono cresciuti dai 18 mila del 1961 ai 47 mila del 1971, la popolazione è rimasta piuttosto stabile numericamente negli ultimi 40 anni, attestandosi intorno ai 50 mila cittadini. A questo punto fa capolino l’immancabile domanda sulla tranvia, e anche in questo caso gli scandiccesi dimostrano un accordo quasi orchestrale: “è l’unica cosa veramente positiva che è successa negli ultimi anni”; “una meraviglia”; “almeno da quel punto di vista sembra di vivere in un posto moderno”, secondo i pareri totalmente positivi che abbiamo registrato.

Scandicci, Teatro Studio

E in effetti andando a guardare anche i dati del trasporto su ferro tra Firenze e Scandicci sulla linea 1 della tramvia si trovano numeri importanti, che parlano di un milione di passeggeri mensili. Dalla scorsa primavera, poi, durante i fine settimana, è stato allungato l’orario delle corse, con l’ultimo convoglio che parte da Firenze in direzione Scandicci alle 2:30, un’iniziativa che ha subito fatto registrare approvazione, e che dopo un periodo di sperimentazione durante l’estate troverà stabilizzazione anche per l’inverno.

I miglioramenti nella mobilità delle persone determinati dalla tramvia hanno portato sicuramente ad un ricircolo di gente che ha generato ricadute positive per le attività commerciali locali, ma le considerazioni fatte in precedenza sulla scarsa attrattività che Scandicci esercita nei confronti dei propri cittadini non possono essere aggirate, ed in fine si scopre che la tramvia è utilizzata sostanzialmente per permettere a chi abita a Scandicci di spostarsi a Firenze, lavorare e ritornare la sera: il modello della città dormitorio a cui si faceva riferimento in precedenza. Anche in questo senso, in verità, si vedono dei segnali di rivitalizzazione che fanno ben sperare, come per esempio l’installazione di tutto un dipartimento del Polimoda all’interno del Polo integrato per l’Alta Formazione della Moda e del Design, che ovviamente si trova vicino a ben 2 fermate della tramvia.

Scandicci, distaccamento del Polimoda

Ma alla fine, questa tappa ci ha lasciati con degli interrogativi irrisolti riguardo le possibilità di sviluppo del territorio di Scandicci e la sensazione che il connubio con Firenze sia decisamente squilibrato in favore di questa. Per provare a dipanare una matassa fatta di volumi abitativi, mobilità, accessibilità e spazi pubblici abbiamo allora pensato di interrogare qualcuno del mestiere, e abbiamo avuto la felice opportunità di parlare con Silvia Viviani, architetto e presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica. Aiutandoci con le parole chiave gentilmente forniteci dalla nostra interlocutrice, possiamo dire che esistono geografie istituzionali — comuni, regioni, province — e geografie territoriali — determinate dagli stanziamenti e dai flussi umani sul territorio. Lo scopo della progettazione urbanistica è quello di creare un nuovo accordo tra di esse.

Nel nostro esempio Scandicci e Firenze, nonostante siano legate da un flusso continuo di persone che vivono attraversando quotidianamente i confini amministrativi, restano entità separate, con piani di progettazione diversi e a volte non comunicanti. Per questo la tramvia è stata recepita con tanto favore: perchè genera un vero e proprio cambio di identità nei pendolari, che improvvisamente percepiscono le distanze come più vicine, non hanno la sensazione di star perdendo tempo nello spostamento e possono continuare la loro attività di produzione di capitale sociale.

In una parola diventano cittadini urbani produttivi. In questa visione non si parla più di centro e periferia, ma solo di luoghi urbani, di servizi e di maggiore accessibilità. Il tema dell’accessibilità è particolarmente caro alla nostra interlocutrice, e lo dimostra l’impegno profuso dall’istituzione che presiede nella creazione di un luogo in cui fosse possibile informare e coinvolgere direttamente i cittadini nella pianificazione urbana e nell’implementazione di politiche pubbliche, come l’Urban Center sorto proprio a Scandicci lo scorso anno, ultimo seme di un processo di piantagione che cerca, tra bruschi arresti e improvvise accelerazioni di superare le barriere sociali e mentali per rendere lo spazio urbano più ‘meticcio’ e creare maggiore condivisione.

Testo di Lapo Cecconi, Gianluigi Visciglia, Jacopo Naldi

Foto di Eva Bagnoli

Like what you read? Give Sfide Metropolitane a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.