Islamofobia

Come dice, tra gli altri, Ali A. Rizvi (leggete il suo bellissimo e illuminante The Atheist Muslim), il termine islamofobia è quanto di più fuorviante possa esistere. È un termine che si presta, per esempio, a essere usato dagli islamisti per giustificare le loro posizioni medievali all’opinione pubblica passando per povere vittime.

Islamofobia: il termine letteralmente indica paura irragionevole dell’Islam, o come scrive la Treccani:

Quindi questo termine non implica nessuna avversione per le persone. È il punto più importante da sottolineare: islamofobia significa paura di un’idea. Attualmente invece si tende ad associare l’islamofobia alla xenofobia verso le persone di religione islamica. Sono consapevole che può sembrare una questione di dettagli capziosi ma la faccenda diventa importante, estremamente importante, quando ci spostiamo sul piano del dibattito pubblico.

Se una persona, come me per esempio, che legittimamente vuole criticare l’Islam viene tacciata di islamofobia, il focus oggi generalmente si sposta dalla critica all’idea (l’Islam) alla critica alla persona (l’islamico). È un atteggiamento vittimista che nega la possibilità di discussione su un’idea perché ritenuta indiscutibile. Oggi infatti si tende deliberatamente a usare il termine islamofobia quando ci si trova di fronte a semplice xenofobia o intolleranza verso persone che provengono da società islamiche.

Il termine islamofobia già nel suo significato letterale non è lusinghiero perché ha in sé la componente irrazionale e pregiudiziale nell’avversione all’idea. Io sinceramente non sento né irrazionalità né pregiudizialità nella mia avversione all’Islam (o a qualsiasi altra religione) e quindi rifiuto anche l’appellativo di islamofobo nella sua accezione letterale.

Tuttavia questo sarebbe il male minore.

Sempre più frequentemente chi ha qualcosa da ridere sull’impianto ideologico dell’Islam, o meglio, sull’attuale impianto ideologico maggioritario dell’Islam, viene identificato come xenofobo, intollerante o bigotto. Questo cercare di spostare l’oggetto della critica dall’idea alla persona è un giochetto che riesce bene soprattutto a quei gruppi islamici più conservatori che semplicemente non accettano che nelle nostre relativamente libere società si possa discutere e criticare l’Islam. Fare la povera vittima bersaglio di attacco xenofobo è il metodo migliore per bloccare sul nascere qualunque discussione, qualunque critica alle idee medievali, patriarcali, omofobe e oscurantiste che questi gruppi portano avanti.

E poi ci sono quelli di sinistra.

L’atavico senso di colpa a prescindere in quanto occidentali e bianchi, fa fare a molta gente di sinistra delle giravolte ideologiche che la metà basterebbe. Ci troviamo davanti a giustificazioni e glorificazioni addirittura (!!) francamente imbarazzanti di costumi retrogradi e, diciamolo, barbari solo e unicamente perché i portatori di questi costumi sono, ai loro occhi, i poveri e le vittime a prescindere.

Un esempio recente è questa assurda glorificazione del burqa che sinceramente mi ha fatto cadere i coglio…la mascella per terra.

In Blue Burqa in a Sunburnt Country, Muir wanted to show how the burka complemented — and even enhanced — the landscapes: “It hinted or suggested a potential symbiosis of this country and immigrants, that runs counter to the narrative making the headlines at that time.”

La faccenda è ancora più grave perché ormai molti a sinistra tendono a identificare i poveri immigrati vittime a prescindere solo e unicamente con i gruppi più conservatori. Un immigrato che voglia affrancarsi dall’Islam, come molti di noi si sono affrancati dal cattolicesimo per esempio, ormai è visto come un infiltrato della destra xenofoba. Rizvi ha parole illuminanti anche su questo tema.

Non voglio tirare in ballo la questione, secondo me noiosissima, del politicamente corretto/scorretto perché penso che la questione sia più profonda. Nelle nostre società occidentali è dato più o meno per assodato che si possa dissentire o criticare le religioni, nelle società islamiche ancora no; semplicemente. I gruppi conservatori islamici che vivono nelle nostre società vogliono semplicemente ricreare il clima oscurantista dal quale provengono. Noi, e soprattutto quelli che si definiscono progressisti, dovremmo contrastare questa tendenza. Dovremmo farlo anche per aiutare tutte quelle persone che, come abbiamo fatto noi, vogliono affrancarsi dalla religione, in questo caso l’Islam, senza sentirsi in pericolo persino nelle nostre società.