To Punch Or Not To Punch

Accidental Courtesy: Daryl Davis, Race, and America è un documentario diretto da Matt Ornstein e dovrebbe essere visto da tutti.

Lo trovate su Netflix e merita veramente la visione. Racconta la storia di un musicista nero, Daryl Davis, che dagli anni ’90 va in giro a conoscere persone che, insomma, dovrebbero provocargli ribrezzo solo a sentirne il nome: appartenenti a Ku Klux Klan (anche capi), neonazisti, suprematisti bianchi e compagnia cantante. Gente che trovo estremamente ripugnante io, che son bianco. L’approccio di Davis invece è semplice e meraviglioso nella sua naïveté:

How can you hate me, if you don’t even know me?

E così se ne va in giro a stringere rapporti personali con persone dalle idee orrende e con alcuni addirittura è diventato buon amico. Nel documentario dice che nel corso degli anni ha convinto quasi una trentina di persone ad abbandonare il Ku Klux Klan. A due giovani esagitati attivisti auto-segregazionisti neri di #blacklivesmatter con i quali nel documentario Davis prova inutilmente a discutere questo numero sembra esiguo. Certo, se vogliamo vedere la questione in termine di numeri assoluti, penso anche io che trenta persone siano una goccia nell’oceano razzista. Se però pensiamo che queste trenta persone cambiate sono il risultato dell’azione di una sola persona, ecco, la faccenda cambia. Se quei due giovani esagitati iniziassero a imitare Davis, forse avremmo sessanta razzisti in meno, magari sessanta persone che non trasmettono razzismo ai propri figli, che parlano con i loro amici e famigliari. Insomma, si fa presto a raggiungere numeri importanti; “basta” fare come Davis. Mi piace l’approccio di Davis, anche se ho molti dubbi sul fatto che sia una via alla portata di tutti.

Quindi, mi contraddico avendo scritto in passato cose così?

Sinceramente non vedo grandi contraddizioni perché i due aspetti, pugno & dialogo, si riferiscono a due momenti diversi.

Ossia

In momenti contingenti e specifici, come la tristemente famosa manifestazione di Charlottesville, penso che il pugno sia giustificato. Negli ultimi anni abbiamo innalzato a religione una pratica concreta che si riferisce a specifici casi, ossia la non-violenza. Sembra che la non-violenza sia diventata il fine e non il mezzo per conseguire determinati risultati. La non-violenza aprioristica, secondo me, è un feticcio da fighètti liberal; per dirla in modo antipatico. Non sto scrivendo che sia bello andare in giro a picchiare gente con idee brutte diverse dalle proprie. Sto scrivendo che è ragionevole agevolare un pugno a chi manifesta per strada alla luce del sole idee totalitarie che richiamano a specifiche ideologie che hanno causato milioni di morti esaltando l’inferiorità di certi e specifici gruppi umani.

Invece nei momenti normali, quelli del tranquillo tran tran, è lodevole che gente come Davis si dia da fare per provare ad aprire una breccia nella mente oscurata delle persone. Sicuramente servirebbero più persone come Davis.

Like what you read? Give Yoshi Siebenäsch a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.