Perché NON dare 500€ ai disoccupati

In un’intervista al Messaggero Renzi ha accennato al “Lavoro di Cittadinanza”; i dettagli dovrebbero essere svelati il 10 marzo.
Alcuni giornali, tra cui La Stampa, affermano che alla base di questo progetto ci sia l’idea di un sussidio di 500€ per i disoccupati.
Da sostenitore del reddito di cittadinanza proverò a spiegare quali sono i problemi che comporterebbe una manovra del genere.

  1. Il “Lavoro di Cittadinanza” disincentiva il lavoro, il reddito di cittadinanza promuove l’iniziativa.
    Nell’intervista l’ex premier sottolinea l’assenza di stato sociale negli Stati Uniti, quando in realtà esistono dei programmi di Welfare, ma sono fallimentari, e lo sono anche perché, proprio come nell’ipotetica idea di Renzi, esiste un tetto di reddito massimo entro il quale si può richiedere il sussidio. Per questo motivo molti americani hanno abbandonato la ricerca di un lavoro, concedendosi ad una vita nella povertà.
    Il reddito di cittadinanza permetterebbe a tutti di avere una “rete di sicurezza”, incentivando le persone a lanciare delle proprie iniziative, o a lasciare il lavoro che tanto odiano per trovarne uno più appagante, anche se pagato meno.
  2. Il “Lavoro di Cittadinanza” Incentiverebbe il lavoro il nero.
    Perché dichiarare quando si può prendere anche un sussidio di disoccupazione?
  3. Il costo sarebbe molto variabile.
    È difficile elaborare un piano economico quando il costo di un’iniziativa può variare velocemente quanto il numero dei disoccupati.
  4. La disoccupazione aumenterà.
    Questo è praticamente un dato di fatto, una buona parte dei lavori attuali scomparirà con l’avvento dell’automazione.
    Ok, magari si creeranno posti di lavoro alternativi, ma non sarò io ad insegnare ad un ex-tassista 50enne come programmare in Python (ammesso che le macchine non imparino anche a scrivere codici ).
  5. Non ci saranno abbastanza posti nel settore pubblico.
    Combinando l’aumento della disoccupazione e l’avvento dell’automazione non vedo come il settore terziario possa sopperire alla domanda di lavoro, specialmente quando si fa affidamento su dei fallimentari centri di impiego.
    Tutto questo creerebbe un numero ancora maggiore di disoccupati che non prendono iniziative in attesa che il lavoro piova dal cielo, perché è quello che lo Stato gli ha promesso.
  6. Si fa passare un messaggio sbagliato.
    Si continua a idealizzare il posto fisso negli uffici pubblici, perché “si guadagna bene e non si lavora” (parole di molti colleghi universitari). Dobbiamo cominciare a capire che il mondo del posto fisso, quello che hanno conosciuto i nostri padri, non esisterà più, e ci sta già scomparendo da sotto i piedi.
  7. Non si incentiva l’iniziativa.
    Renzi cita spesso le Startup, omettendo che quasi tutti i grandi imprenditori hanno potuto iniziare la loro attività perché avevano un minimo di sicurezza economica. 
    Perché un disoccupato dovrebbe lanciare una propria attività se questo comporta perdere il sussidio? Perché prendere questi rischi?
  8. Creerebbe un circolo vizioso.
    Molti dei neo-assunti diventerebbero dei “tappabuchi”, impegnati in lavori che probabilmente odiano, con risultati scadenti e conseguente licenziamento, che rigetterà il malcapitato in un circolo vizioso senza fine.
  9. Non darebbe dignità al lavoro.
    Renzi, contro il reddito di cittadinanza, chiama in causa l’articolo 1, citando la dignità del lavoro; essere costretti a fare un lavoro che si odia è più dignitoso di un uomo che, grazie a un’entrata sicura, può avviare un proprio progetto, inseguire un sogno o fare volontariato senza rischiare che la propria famiglia soffra la fame?
Il progetto del “Lavoro di Cittadinanza” sembrerebbe un passo in avanti destinato ad orientarci nella direzione sbagliata.