Lettera di Pigmalione

Vivo per necessità. Sono perché so di dover essere, non c’è raziocinio. 
Sono figlio degli impulsi, ma fino a che punto mi definiscono?
Come posso essere uomo, se non in relazione alla donna?
Io amo te, eppure son uomo. Perché sei diversa?
Il tuo avorio s’è fatto carne, e i tuoi occhi scrutano il cielo.

Sei falsa perché scolpita? Ma non lo siamo tutti? La libertà, in fondo, è un’illusione. La vita scorre tra calcoli troppo complessi per essere svelati, ma il risultato rimane immobile; noi ci illudiamo di poterlo cambiare. Ci illudiamo di avere una scelta, ma anche l’agire irrazionale è ponderato, prevedibile. Perfino il nostro amore era scontato agli occhi di chi poteva comprenderci, agli occhi di chi poteva guardare abbastanza lontano tra questi infiniti rapporti di causa ed effetto.

Sei falsa perché mia creazione? Questo mi impedirebbe di amarti? 
Gli altri non capiscono, ma anche chi ama offusca la vista per dare spazio al desiderio. Tutti amano un’idea; ogni cipriota ama l’idea della donna che dorme al suo fianco.
Narciso, punito dagli dei, non amava se stesso, ne tanto meno il suo riflesso; amava ciò che la sua mente ha scelto di mostrargli.
Le mie mani si sono solo sostituite alla mente, sono dunque malato?
Sono malato perché preferisco una finzione reale ad una realtà fittizia?

In pochi si domandano cosa farebbero nei panni di Enrico IV, perché non devono. Io ho dovuto farlo, e ho scelto di diventare finalmente vero, vero con me stesso, vero come te, Arte.

Sinceramente Tuo,

Pigmalione.