Chi legge davvero quello che scrivo online?

Premetto che questo sarà un post con tante domande e poche risposte. Un post pieno di dubbi.

Il primo, il più scottante: chi legge davvero quello che scrivo online? E non mi riferisco ai numeri, non mi sto chiedendo quanto sia grande la cerchia di utenti che riesco a raggiungere tra blog e social media. Mi domando chi componga questa cerchia di lettori.

Il dubbio ha cominciato a serpeggiare tra i miei pensieri dopo aver letto su Wired.it un articolo del vicedirettore Federico Ferrazza intitolato “Il paese reale. (Ovvero quello che i giornali non capiscono, non raccontano e non informano)”.

Nel suo articolo, Ferrazza riporta un dato statistico molto eloquente, relativo alle 10 parole più cercate nel 2014 su Yahoo:

1. Oroscopo
2. Previsioni Meteo
3. Superenalotto
4. Giochi
5. Tarocchi
6. Facebook
7. Programmazione TV
8. Serie A calcio
9. Convertitore di Valuta
10. Calendario Mondiali

Partendo da questa classifica — che trovo alquanto inquietante — Ferrazza si interroga sulla distanza che corre tra il Paese reale — quello delle scommesse, della disperazione da oracoli magici, il paese delle facili distrazioni — e i mezzi di informazione.

E noi media cosa facciamo? Spesso ci concentriamo a raccontare gli interessi e le vicende dei poteri (politici ed economici) come se sempre questi avessero una notiziabilità, cioè un qualche valore per il lettore.

In vita mia non ho scritto quasi mai di politica o economia ma mi sono sentito comunque chiamato in causa dalla questione sollevata dal vicedirettore di Wired. Perché se è vero che alla maggior parte degli utenti online interessa solo il calcio, la tv, l’oroscopo e i tarocchi, allora chi legge i miei articoli su social media, storytelling e comunicazione? A chi mai potrà piacere il mio blog lessicale, che speravo potesse essere d’ispirazione per qualcuno? Penso ai tantissimi blogger e utenti social che, come me, si occupano di comunicazione e mi chiedo: ci stiamo soltanto parlando addosso? Le nostre sono chiacchiere di nicchia? Anche noi, a modo nostro, siamo distanti dal Paese reale?

Perché stando alla classifica riportata da Ferrazza, al Paese reale non importa un granché di quello che succede in Rete, delle grandi trasformazioni che Internet sta apportando da anni alle vite attorno a noi. Se non fosse, forse, per la possibilità di giocare al bingo online.

Quando scrivo, non sono ossessionato dal numero di clic che il mio post riuscirà ad aggiudicarsi. Non sono ossessionato dalla posizione sui motori di ricerca. Ma confesso che non mi entusiasma l’idea di scrivere solo per una cerchia ristretta di addetti ai lavori. E mi rattrista pensare che sui social media i miei post più seguiti possano essere i tweet su X-Factor il giovedì sera anziché quelli più seri ed impegnati, su argomenti che mi stanno a cuore.

La soluzione qual è? Me lo chiedo senza retorica. Rassegnarsi a questa distanza dal Paese reale e continuare a scrivere per la cerchia ristretta? O cercare di raggiungere anche quegli utenti apparentemente lontani dagli argomenti che tratto?

Forse dovrei consultare l’oroscopo: la risposta ai miei dubbi potrebbe celarsi nelle connessioni astrali…


Originally published at www.mammagallo.com.

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