Da grande farò la maestra Yoga

come il malessere psichico ha reso possibile un sogno di infanzia

Ho iniziato a praticare molti anni fa, poi per molti altri ho smesso.

La mia prima lezione di Yoga risale alle scuole medie, una signora bionda, gentile, veniva una volta a settimana, il sabato per la precisione, e prelevava la mia classe durante l’ora di italiano per portarla in palestra. E praticavamo.

Prima facevamo casino e urlavamo per le scale, poi praticavamo.

Mi ricordo come se fosse ieri la mia prima hastapada baddha asana. Era molto più fluida allora di oggi. Mi ricordo come l’insegnante ci diceva di proteggere il tesoro che era dentro di noi e come mi sentivo naturale nel fare tutti quei movimenti strani.

Era il ‘95 credo. O il 96.

A quei tempi lo Yoga non aveva certo la notorietà che ha oggi. Non se ne parlava così tanto, non si vedevano volantini in ogni bar, non c’erano nemmeno i tutorial su internet (per l’esattezza non c’era neanche internet). 
Quello che ci facevano fare nella mia scuola è stata quindi una preziosissima e rara esperienza che ha avuto grande influenza nella mia vita.

Una volta, a fine lezione in fila indiana per tornare in classe, mi sono trovata a dire alla mia compagna che forse da grande avrei fatto la maestra di yoga anche io. Ci stavo bene in quelle pose di equilibrio, perché no dunque!

Poi mi sono dimenticata e ho voluto fare tutt’altro, l’artista per esattezza.
E tutt’altro ancora ho fatto alla fine.. la barista, la fotografa, la project manager… e lo Yoga discreto è passato in silenzio in fondo alla lista.

Poi sono stata male, molto male. Ho vissuto tutte quelle fasi di malessere psicofisico della mia generazione: l’ansia, la depressione, gli attacchi di panico, la paura incotrollabile dei posti affollati, l’insonnia e il terrore dei pensieri nella notte. Per un po’ ho creduto fosse fondamentale stare male nella vita per essere creativi. Fino a che non ho guardato l’autodistruzione negli occhi e ho avuto davvero paura. Paura di non uscirne, paura di rimanere intrappolata in quel magma nero informe che stava riempiendo la mia vita e che della stessa si nutriva.

Non so se sia stato un caso, il destino, il karma, le candele accese in chiesa da mia nonna, ma fatto sta che lo Yoga è tornato poco per volta a fare capolino nella mia vita per darmi sollievo. Prima in maniera timida. Una lezione ogni tanto di Hatha Yoga insieme alla mia amica. Poi iniziò a bussare alla mia porta in maniera sempre più costante, e dal fisico mi ha spinto al mentale. Ho iniziato a meditare, avevo un insegnate privata che mi ha trattato come una figlia dandomi un letto dove dormire dopo le lezioni che facevamo di sera per non farmi attraversare la città a ore tarde e preparandomi la colazione al mattino. Da lì è stato un crescendo, passando dal corpo alla mente, dalla mente allo spirito, dallo spirito al respiro e poi di nuovo al corpo, un tira e molla durato per anni prima di capire che sono tutti la faccia della stessa medaglia.

E’ poi è successo, ho iniziato a stare meglio! Poco per volta ho rilasciato tutto il nero che mi sono portata dentro per anni.

E quando ho ritrovato le forze e la giusta luce per guardarmi di nuovo dentro e chiedermi che cosa volevo davvero fare da grande la ragazzina che è sempre rimasta in me è tornata fuori e mi ha sussurrato: l’insegnante di Yoga.

Adesso sono al terzo e ultimo anno della scuola insegnanti del maestro Maurizio Morelli presso la scuola Hamsa di Milano. Al sorriso di quest’uomo e alla sua rivoluzionaria lotta contro i dogmi devo tanto e non posso che ringraziarlo infinitamente per avermi aiutato a trasformare il malessere in forza.

La strada è ancora lunga e il loto ancora non mi viene (shhh), ma ora so che se una cosa deve essere sarà.

Namaste. 🙏

PS: Nulla di tutto questo poteva essere raggiunto senza l’appoggio del mio pazientissimo compagno che tutte le sere cucina per lasciarmi la mia ora di pratica quotidiana e che mi spinge costantemente oltre i miei limiti.❤ Grazie.