LA BANCA DEVE DIVENTARE SEXY, E IL DESIGN PUÒ DARE CONTRIBUTO FONDAMENTALE

Rendere sexy la banca. Questa la Smart Challenge lanciata ai giovani talenti del POLI.design da Angelo D’Alessandro, fondatore e responsabile di buddybank (il progetto di banca molecolare promosso da UniCredit che arriverà sul mercato nel gennaio 2017), negli spazi di Spark Reply alla Tortona Design Week.

Difficilmente si poteva immaginare una sfida più entusiasmante e al passo con i tempi. Come dice Angelo alla platea di studenti, oggi l’offerta bancaria è sempre più percepita dal pubblico come una commodity; nell’era degli smartphone e della user experience, bisogna cambiare approccio. E il design può contribuire in modo significativo alla trasformazione, rimettendo al centro dell’offerta bancaria la persona, con i suoi obiettivi, desideri e sogni.

Abbiamo approfittato della presenza di Angelo per rivolgergli qualche domanda sul progetto buddybank, sul senso della Smart Challenge e sul ruolo del design. Ecco le sue risposte.

Angelo, potresti spiegarci cos’è buddybank?

buddybank è la nuova banca “molecolare” di UniCredit, disegnata esclusivamente per smartphone, che ha il sogno di diventare compagna di vita dei propri clienti per le operazioni di tutti i giorni. Sarà operativa dal 1 gennaio 2017, previo ottenimento della necessaria autorizzazione da parte del Regolatore.

Focalizzandosi su un solo canale, lo smartphone, l’esperienza di buddybank sarà originale, semplice e, grazie ad un unico punto di accesso e alle partnership con le startup e le aziende più innovative, permetterà al cliente di usufruire di tutti i servizi finanziari e di life-style con altissimi standard di sicurezza utilizzando una sola user e password.

Qual è oggi il senso di una banca molecolare per l’utente?

buddybank sarà molecolare perché si adatterà alle esigenze dei clienti nei vari mercati in cui andrà ad operare. A 3 prodotti bancari “classici” (conto corrente modulare, carte di credito/debito innovative e prestiti personali istantanei e contestuali) affiancherà una concierge simile a quello degli alberghi di più alto livello; sarà come avere una segretaria personale 24h. A questo servizio, che sarà a disposizione di tutti i clienti, si aggiungerà un ecosistema di partnership finanziarie e non che permetteranno, ad esempio, di fare trading seguendo i movimenti dei top trader, di risparmiare in modo divertente per realizzare i propri obiettivi e, per la prima volta grazie alla propria banca, di vivere esperienze personali come ad esempio partecipare alla maratona di NY: basterà solo pensare ad allenarsi e a correre, perché al resto penserà buddybank.

Grazie alla natura molecolare, buddybank si adatterà anche alle caratteristiche dei diversi mercati, permettendo di entrare in nuove geografie con velocità e costi non paragonabili rispetto ad un approccio tradizionale.

buddybank è uno dei pilastri del piano di digitalizzazione e innovazione di UniCredit; è corretto?

Esatto. buddybank si inquadra nell’ambito delle iniziative centrali del piano industriale che prevedono il completamento della digital transformation di Gruppo. Nel caso di buddybank si tratta di realizzare una nuova banca disegnata da zero, a basso assorbimento di capitale e con un modello di servizio innovativo. buddybank è inoltre una grande opportunità di accelerazione per l’innovazione del Gruppo UniCredit e per la formazione di nuovi manager che stanno vivendo un’esperienza imprenditoriale che viaggia a velocità non convenzionali.

Qual è il significato profondo della challenge che avete lanciato ai giovani designer in collaborazione con Spark Reply e POLI.design?

Ogni giorno facciamo tantissime cose con il nostro smartphone: ascoltiamo musica, guardiamo un film, noleggiamo un’auto, pianifichiamo una vacanza o prenotiamo un tavolo al ristorante. Viceversa, quante volte usiamo la app della nostra banca? Pochissime. E nemmeno ci accorgiamo che spesso, nascosta nelle applicazioni che usiamo di più, c’è proprio una banca, un carta di credito o un servizio bancario/finanziario.

Può capitare che i clienti si accorgano della propria banca quando hanno un disservizio, altrimenti la valutano come una commodity, uno sposto sicuro dove depositare il denaro o dove chiedere un mutuo una volta nella vita; il nostro sogno è quello di trasformare il concetto di banca in un’esperienza giornaliera, positiva ed appagante. Per fare questo, la banca deve diventare sexy, come le applicazioni che usiamo tutti i giorni sui nostri smartphone: ed è proprio questa la grande sfida di buddybank.

Qui siamo in uno dei templi del design mondiale. Ma cosa significa per voi design?

Il design per noi è coraggio, cuore, stile ed originalità ma deve basarsi su un’unica cosa: la semplicità estrema, la pulizia e l’immediatezza.

Una grande banca Europea ha appena acquisito una startup a San Francisco formata da 40 designer, questa è un’ulteriore conferma che con buddy siamo nella direzione giusta, nel nostro team poniamo molta attenzione al “senso estetico efficace” ed abbiamo scelto un unico canale, lo smartphone, per focalizzare tutte le nostre energie su una sola applicazione nativa, così da poter offrire ai nostri clienti un’esperienza bancaria e di lifestyle mai vista prima.

Il design da disciplina focalizzata sul prodotto si è trasformata in business design, passando per metodologie di design thinking. Voi come vi approcciate a questo cambiamento?

Il percorso di trasformazione che ha interessato il design lo stanno percorrendo anche le banche. Il prodotto offerto dalle banche tradizionali non è cambiato poi molto dal XIII secolo ad oggi e pertanto l’offerta bancaria si è caratterizzata sempre più, come dicevamo poco fa, come una commodity. Ma l’avvento delle nuove tecnologie e la nascita di tante realtà come quelle fintech hanno determinato la consapevolezza che un tale approccio non è più sostenibile quindi anche le banche tradizionali si stanno trasformando.

Al centro non c’è più il prodotto, che diventa quasi trasparente, bensì l’esperienza: è attraverso l’esperienza che si crea e trasferisce valore per il cliente. Questo comporta un cambiamento radicale dei modelli manageriali, dei processi e delle risorse culturali e metodologiche su cui fare leva. Esattamente lo stesso percorso che ha portato dal product design al business design.

Angelo, grazie.

Show your support

Clapping shows how much you appreciated Spark Reply’s story.