Perché scrivo in italiano?

Non posso fregiarmi del titolo di blogger, ma da 10 anni a questa parte scribacchio sopratutto sul web. Forum, blog, social network riempiti di parole e parole, rigorosamente in italiano. Infondo sono nato e cresciuto in Brianza e, tolta qualche sporadica escursione fuori porta, ho sempre e solo parlato la mia lingua madre. Quel che mi chiedo, ora che sto scrivendo su questa nuova piattaforma, è se sia corretto scrivere ancora in italiano.
L’inglese, d'altro canto, è la lingua universale, la lingua della gran parte dei post di Medium, la lingua che più di tutte influenza il nostro parlato. Blog, social network e post sono solo tre esempi delle centinaia di espressioni che affiancano termini come “computer” nei nostri dizionari. Parole che non sono più dei semplici prestiti, bensì termini che sono entrati a far parte dell’uso quotidiano.
Sapere l’inglese nel 2016 è di vitale importanza e senza di esso non si può studiare, lavorare e nemmeno conversare il sabato sera al bar davanti ad una partita di pallone perché ormai i commentatori parlano solo di corner, offside e penalty. Lo fanno, dimenticandosi che l’inglese, seppur importante, non è tutto e che l’italiano esiste ancora, splendido come sempre.
Non è nazionalismo, è orgoglio verso una lingua che mi appartiene e che mi identifica. Scrivere in italiano non è dunque inutile, soprattutto se serve a preservare una lingua fantastica che troppo spesso viene sporcata da un’altra altrettanto splendida ma presa in prestito. Inevitabile citare, in questo momento, Annamaria Testa. La pubblicitaria italiana durante il suo intervento al TEDxMilano dello scorso ha rimarcato l’impoverimento della lingua a favore dell’inglese, con tutti i problemi del caso.
Dal titolo “Da Bello a biutiful: cosa sta succedendo alla lingua italiana” (traduzione di From Bello to biutiful: what’s going on with the Italian Language?), Annamaria Testa con il suo intervento analizza molto più approfonditamente di me, attraverso esempi pratici e divertenti, la questione della lingua. L’italiano esiste ancora ed è sempre valido, per questo bisogna ancora continuare a scrivere nella nostra lingua madre.
Quest piccola riflessione è alla base del mio primo passo per una nuova avventura su una nuova piattaforma. Scriverò in italiano, per preservare nel mio piccolo ciò che mi identifica e per esprimere con maggior padronanza quel che ho da dire, seppur qualcuno lo possa trovare poco interessante.
Infondo, se Medium in italiano esiste, un motivo ci sarà: sfruttiamolo.