Jay-C: come Corbyn ha conquistato il grime

Jeremy Corbyn e il rapper JME, foto via Telegraph

La recente elezione di Donald Trump alla Casa Bianca ha dimostrato almeno tre cose:

  1. Le frasi roboanti e lo spin dato alla campagna elettorale prevalgono sui programmi e sulla loro applicazione;
  2. Non bisogna fidarsi dei sondaggi;
  3. L’endorsement dei vip non serve a nulla;

La maggior parte dei divi di Hollywood, dei grandi della musica, della letteratura, dei gruppi industriali durante le elezioni presidenziali americane hanno parteggiato per Hillary Clinton. Sappiamo come è andata a finire.

Di questi tre punti i primi due favoriscono senza dubbio Jeremy Corbyn come potenziale sorpresa, permettendogli un ingresso da underdog assoluto a Downing Street. Il terzo un po’ meno, visto che molte celebrità si sono schierate al fianco di Jezza. A fianco del leader laburista si sono schierati attori come Shia LaBeouf, Danny DeVito, Daniel Radcliffe, Russel Brand, Bianca Jagger, Maxine Peake e Martin Freeman. Si sono sbilanciati anche cantanti come Morrisey, autore di una sbroccata delirante a margine degli attentati di Manchester, Charlotte Church e Brian Eno, e con loro anche intellettuali come Alan Bennett e Owen Jones.

L’unica a usare parole dolci verso Theresa May prima delle elezioni è stata la cantante Kate Bush, peraltro subissata di insulti non appena ha reso nota la propria preferenza. Molti artisti temono di alienarsi parte della propria fanbase rendendo nota una simpatia per il centrodestra, e non è una dinamica esclusivamente britannica.

C’è però una nuova “categoria” tra le celebrità che supporta Corbyn. Un po’ perché è emersa recentemente tra la musica mainstream e all’ascolto del grande pubblico. Un po’ perché è una categoria che si è sempre tenuta lontana dai partiti, preferendo fare politica in altro modo. Si tratta dei rappers, che nei sobborghi britannici, specialmente londinesi, rappresentano il genere grime, sviluppatosi nei primi anni 2000 e ora in testa alle classifiche dopo anni nella nicchia.

Il fan più accanito del leader socialista è senza dubbio JME, un rapper di Tottenham, che ha girato con lui un video per invitare i giovani a registrarsi al voto. Si tratta di un’intervista in cui Corbyn spiega perché le nuove generazioni, in particolare quelle con meno risorse economiche, dovrebbero votare il labour.

JME Feat. Jay-C

Corbyn punta molto sul voto dei giovani e utilizza piattaforme per veicolare i suoi messaggi a questo tipo di pubblico, come Snapchat, dove ha postato una foto del pranzo con JME.

Un altro artista grime di rilievo che ha invitato a votare Corbyn è Akala, la cui fama è cresciuta dopo un freestyle di alto livello ai microfoni di “Fire in the booth”, programma di BBC Radio 1 Xtra.

Il tweet di Akala a supporto di Corbyn

In un tweet Akala scrive: “Non sono e probabilmente non sarò mai un sostenitore del labour. Tuttavia voterò per la prima volta e voterò per Jeremy Corbyn”.

Altri artisti “minori” che hanno annunciato il proprio supporto per Jezza sono AJ Tracey e Novelist, rispettivamente dalla zona ovest di Londra e da Lewisham.

L’endorsement più pesante arrivato a Corbyn dal mondo del grime è però quello di Stormzy. L’artista di Croydon è senza dubbio il più affermato di questa scena: il suo album “Gang Sign & Prayer” è stato il primo successo del genere a raggiungere la posizione numero uno in classifica nel Regno Unito e tra poche settimane sarà tra i nomi più importanti del festival di Glastonbury. L’affinità tra Corbyn e Stormzy nasce durante la campagna per l’elezione del sindaco di Londra, in cui Sadiq Khan ha sconfitto il candidato conservatore Zac Goldsmith. In un’intervista al Guardian il rapper ha attaccato l’ex deputato tory e speso parole di miele per il leader laburista.

“My man, Jeremy! Young Jeremy, my guy. I dig what he says. I saw some sick picture of him from back in the day when he was campaigning about anti-apartheid and I thought: yeah, I like your energy. Have you seen that footage of House of Commons? They’re all neeky dons! The way they all laugh and cheer. Is this fucking Game Of Thrones? You lot have got real issues to talk about and deal with. That’s why I like Jeremy: I feel like he gets what the ethnic minorities are going through and the homeless and the working class. That Zac guy, he just seems like a fucking arsehole.”

Stormzy ha detto che Corbyn gli piace per le sue battaglie anti-apartheid, per la sua energia e per la sua vicinanza a minoranze etniche, senzatetto e alla classe operaia.

Il sito UKGrime (al momento irraggiungibile) ha lanciato una vera e propria campagna chiamata #grime4Corbyn, remixando un discorso del leader laburista e invitando i giovani a registrarsi al voto e, ovviamente, a scegliere i socialisti. La campagna invita gli utenti a fare donazioni e ha un merchandising dedicato, con una maglietta con Corbyn in versione b-boy. In lizza biglietti gratuiti ai sostenitori per un rave segreto una settimana prima delle elezioni.

Il remix “Corbyn Riddim”

Cosa unisce il mondo del grime a Corbyn? Numerosi fattori: da un legame con la cultura suburbana alla la lotta di classe fino alle battaglie delle minoranze etniche sull’onda di movimenti come #BlackLivesMatter che trovano eco anche in Inghilterra. Ma se al leader laburista può fare comodo il supporto dei giovani artisti londinesi, qual è il loro vantaggio nell’immischiarsi nella battaglia elettorale? Un riconoscimento politico senza dubbio, la possibilità che molte delle cose che cantano nei propri testi si trasformino in realtà e forse anche un’ambizione: contribuire alla costruzione dell’humus culturale della nuova sinistra che si immedesima in Corbyn. Essere per Jezza quello che il britpop fu per Tony Blair, riscrivendo la storia della Cool Britannia con suoni e immagini nuove.

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