La prova del voto

Giovedì 4 maggio (nel Regno Unito si vota sempre di giovedì) si sono tenute le elezioni amministrative in Inghilterra, Scozia e Galles. Sono elezioni piuttosto importanti, pur essendo locali, per due motivi. In primo luogo perché si sono celebrate un mese prima delle Elezioni Generali convocate lo scorso 18 aprile da Theresa May. L’altra ragione e’ che per la prima volta si e’ votato per gli 8 sindaci di grandi città o regioni lontane da Londra. Questa novità deriva da una legislazione introdotta da George Osborne con la devolution del 2014. Prima di allora, e nelle città più piccole, il consiglio comunale eleggeva un “lord Mayor” che presenziasse agli eventi e alle sessioni cerimoniali, ma privo di poteri. Conservatori e Laburisti si sono spartiti equamente i posti in palio: Andy Burnham, che sfido’ Jeremy Corbyn alla leadership dei laburisti nel 2015, e’ diventato il sindaco di Manchester e dintorni (“Greater Manchester”). Laburisti sono anche i primi cittadini di Doncaster, Liverpool City Region e North Tyneside mentre i tories hanno vinto nelle regioni del Cambridgeshire & Peterborough, Tees Valley, West Midlands e West of England. I sindaci potranno deliberare in tema di trasporti, sanità, urbanistica, rifiuti, sicurezza e altri settori minori.

Dal punto di vista strettamente politico, sebbene sia rischioso, le elezioni locali si possono considerare una prova generale di quelle legislative di giugno. Rischioso perché potrebbero seguire un andamento diverso e anche perché non si e’ votato in tutto il Regno Unito. Si sono pero’ verificate alcune previsioni esposte negli scorsi giorni dai sondaggisti.

Analisi del voto. Fonte: Guardian

I conservatori hanno avuto un guadagno netto in termini di seggi di + 539. Ne hanno persi solo tre, di cui due in Flintshire (Galles). Gli unici altri partiti a poter festeggiare sono i nazionalisti scozzesi dell’SNP (+ 31 seggi) e quelli gallesi del Plaid Cymru (+26). Entrambi festeggiano sulla carcassa dei laburisti. Sia in Galles che in Scozia il partito di Jeremy Corbyn ha perso terreno a favore non solo degli indipendentisti, ma anche dei tories, storicamente deboli in quelle zone. I socialisti hanno perso 318 membri eletti nei consigli locali. Scomparso anche l’UKIP, che aveva i suoi unici membri eletti proprio a livello locale (e paradossalmente europeo). Ha perso 114 seggi, guadagnandone solo uno e senza riuscire a manterne alcuno. E’ probabile che il voto degli euroscettici orfani di Farage sia tornato in saccoccia ai conservatori. Sconfitti ma non in rotta anche i Liberaldemocratici, che speravano di fare della Brexit l’occasione della loro resurrezione. Sono riusciti a mantenere 362 seggi, ne hanno persi 74 e ne hanno guadagnati 42, per un netto di -32.

I Conservatori hanno avuto successo in quello che gli riesce meglio fare a livello elettorale: mettere nel mirino i seggi che hanno la possibilità di vincere, e vincerli. Ci sono riusciti in zone a loro particolarmente ostili, Scozia e Galles, come già detto, ma anche nel Nord-Est che ha votato in massa la Brexit. Se le grandi città come Manchester, Liverpool e Doncaster rimangono fedeli ai socialisti, le periferie e le aree di campagna gli si rivoltano contro.

Mappa dei seggi vinti. Fonte: Guardian

Un buon successo per Theresa May, una batosta per Jeremy Corbyn, la cui posizione e’ da sempre argomento di discussione fin dal suo primo mandato come leader. Nelle elezioni amministrative del 2016 i laburisti, pur perdendo 18 seggi e scendendo al terzo posto in Scozia, erano riusciti a rimanere davanti ai conservatori, ad avere la maggioranza dell’assemblea nazionale gallese, a vincere le comunali a Liverpool, Bristol e Salford, ma soprattutto ad eleggere Sadiq Khan come sindaco di Londra.

E’ stata una prova generale delle elezioni, resta poco più di un mese prima dello spettacolo. Chissà se tutti ricorderanno le proprie battute o se qualcuno riuscirà a prendersi il palcoscenico e gli applausi con un’improvvisazione dell’ultimo minuto.

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