Perché facciamo la fila all’Expo?
Paolo Iabichino
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Due telecamere montate su un binario per la classica carrellata cinematografica. Due soggetti:

1) Fila per la prima di un (mega)concerto di musica classica di gran richiamo;

2) File per il padiglione del Giappone in Expo.

La differenza fra le due file è certamente nella lunghezza. La fila per Expo è un lungometraggio, l’altra un cortometraggio. Ma quella è la differenza apparente. Le vere differenze sono altrove.

1) Prima del mega-concerto di classica. La carrellata procede lenta e mostra un uomo in rigoroso abito formale, una donna che ha lucidato i gioielli migliori, un uomo in rigoroso abito formale, una donna che ha lucidato i gioielli migliori… Alcuni sono cultori di classica, altri del devo-esserci-perché-devo-esserci. Ne hai visto uno, probabilmente li hai visti tutti, o almeno i due o tre cluster principali del pubblico di quella serata (lo so: il pubblico di classica è più variegato. Però dopo la mega-prima).

2) Expo. La carrellata alterna famiglie con nonni al seguito e single (e gente che era single all’inizio della fila e si scambia promesse di matrimonio poco prima di entrare); vecchi e giovani (e tutti decisamente più giovani all’inizio); interessati a Expo e altri tirati dentro per caso; digiunatori scalzi e mangiatori seriali di cannoli; uomini in rigorosi abiti formali… Non c’è un prototipo. Ogni persona, ogni zaino, ogni vestito è diverso. Una storia.

Una storia lunga ore e ore. Irragionevole perché non ha trama, ma la si costruisce passo dopo passo (“Scusate se mi intrometto, ma secondo voi…”). Casuale perché ha un cast misto, ma le battute vengono meglio con un pubblico vario. Assurda, ma aggiunge un po’ di teatro dell’assurdo al (presunto) raziocinio quotidiano.

Il lungometraggio è finito, ma rimane la domanda. Anzi, tre domande. Perché la gente fa la fila in Expo? Perché lo fa sapendo in anticipo che ci sarà fila? Perché lo fa sapendo che ci sarà fila e che sarà criticata per il fatto di fare la fila?

Forse perché quelle persone sanno bene che potrebbero evitare di fare la fila.

Fanno una libera fila per prendersi gioco delle file inevitabili della vita, portandole all’assurdo. Non possono evitare la fila alla posta per la bolletta scaduta. Non possono di certo evitare la fila se esce il nuovo MegaUltraYouPhone e devono mantenere la propria reputazione di essere sempre un passo avanti (e in cuor proprio preferirebbero la SIP, se esistesse ancora). Non possono evitare di pensare alla fila che non faranno domani — e che invece dovrebbero fare oggi — per andare dal dottore per quel controllo. File inevitabili.

In fondo, la fila di Expo vorremmo farla tutti, ogni volta che ci capita una fila. Quindi sì, credo che facciamo la fila in Expo per riconoscerci.

(E per un bel selfie con una fila di visi dietro, of course….)

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