Illusioni temporali ed emozioni

Negli ultimi decenni alcune ricerche hanno evidenziato come tutti noi possediamo una sorta di orologio interno che ci consente di avere una percezione soggettiva dello scorrere del tempo. Questo sofisticato meccanismo coinvolge un’ampia rete di aree neurali, tra cui il corpo striato, la corteccia prefrontale e il cervelletto (Wiener et. al., 2010). Tuttavia, quando proviamo certe emozioni, possiamo essere molto imprecisi nel giudicare il tempo che passa (Droit-Volet e Meck, 2007). Ad esempio, le nostre stime possono variare a seconda del contesto in cui ci troviamo; a tutti noi probabilmente sarà capitato di provare la sensazione che il tempo scorra molto lentamente in situazioni spiacevoli, contrariamente a quanto invece sembra accadere quando ci stiamo divertendo (Droit-Volet, 2013).

Ma come si spiega ciò?

Diversamente a ciò che si credeva in passato, da alcuni studi sembra emergere che queste illusioni non siano delle defiance del nostro orologio interno, ma piuttosto delle sue ricalibrazioni che ci consentono un migliore adattamento alle richieste dell’ambiente.

Le autrici Sylvie Droit-Volet e Sandrine Gil sostengono, infatti, che quando ci troviamo di fronte ad un evento negativo, o di potenziale pericolo, il nostro orologio interno per pochi secondi aumenti la sua frequenza (dandoci così l’illusione che sia trascorso più tempo), al fine di poterci preparare velocemente ad un’eventuale azione di risposta (proteggerci, fuggire ecc…).

Langer e collaboratori (1961), per esempio, hanno scoperto che in condizioni di stress le persone tendono a sovrastimare lo scorrere del tempo, mentre Watts e Sharrock (1984) hanno osservato che le persone aracnofobiche giudicano il tempo per il quale hanno visto un ragno maggiore rispetto a chi non teme questi animali.

Anche percezioni visive e uditive possono modificare la nostra percezione temporale, al riguardo Bradley e Lang (1999) hanno registrato come la durata di suoni riconducibili a stati emotivi venga generalmente sovrastimata, soprattutto nel caso di emozioni negative.

L’effetto delle espressioni facciali

In una serie di studi Gil e Droit-Volet (2009) hanno osservato come l’esposizione a certe espressioni facciali attivi l’amigdala e alteri la nostra percezione del tempo. In particolare, hanno scoperto che le persone tendono a sovrastimare il tempo di esposizione a volti arrabbiati e impauriti, rispetto a facce emotivamente neutre, ipotizzando che anche in questo caso l’illusione sia dovuta ad un aumento della frequenza degli impulsi del nostro orologio interno.

Al contrario, nel caso di espressioni facciali di vergogna e alcuni stimoli di disgusto (in particolare cibo) è stata registrata una sottostima temporale, probabilmente per via del fatto che questi stimoli necessitano di una valutazione più attenta, anche di tipo riflessivo.

Riferimenti

Bradley, M., & Lang, P. J. (1999). The International affective digitized sounds (IADS)[: stimuli, instruction manual and affective ratings. NIMH Center for the Study of Emotion and Attention.

Droit-Volet, S. (2013). Time perception, emotions and mood disorders. Journal of Physiology-Paris, 107(4), 255–264.

Droit-Volet, S., & Gil, S. (2009). The time – emotion paradox. Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences, 364(1525), 1943 – 1953.

Droit-Volet, S., & Meck, W. H. (2007). How emotions colour our perception of time. Trends in cognitive sciences, 11(12), 504–513.

Langer, J., Wapner, S., & Werner, H. (1961). The effect of danger upon the experience of time. The American journal of psychology, 74(1), 94–97.

Waits, F. N., & Sharrock, R. (1984). Fear and time estimation. Perceptual and motor skills, 59(2), 597–598.

Wiener, M., Turkeltaub, P., & Coslett, H. B. (2010). The image of time: a voxel-wise meta-analysis. Neuroimage, 49(2), 1728–1740.

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