Social Media Approach: PRIME 

Raccontare il talento con una storia che sfiori l’anima


La mia idea nasce da un’intuizione, ognuno di noi può scoprire di avere un dono. Questa convinzione nasce da un’attenta riflessione sul mondo che mi circonda, nella mia quotidianità. Grazie al mio lavoro a contatto con un pubblico eterogeneo e grazie anche ad una socialità che sfiora diverse tribù urbane, sono convinto che raccontarsi, aiuti a farsi conoscere, quindi farsi apprezzare. Perché non sfruttare le possibilità che ci offrono le piattaforme social? Perché non raccontare al meglio quello che sappiamo fare? Qual’è il miglior modo di raccontare? Ho provato a delineare alcuni punti salienti. E’ un’istantanea la mia, una fotografia che in poco tempo sbiadirà, lasciando spazio a nuovi colori, e magari nuovi scenari. Ma definire aree e concetti, crea ordine e magari aiuta ad orientarsi con efficacia.

La Partecipazione è il primo concetto che emerge. Intesa come costruzione dotata di senso che genera contenuti, in un ottica completamente ribaltata rispetto al passato. Sono gli utenti, i consumatori, possiamo attribuirgli segni semantici diversi, ma sono soprattutto persone. Dalla più nota ed autorevole, all’adolescente che cerca un proprio posto nel mondo e inizia a postare video su YouTube. Tutti vogliono partecipare alla creazione, o meglio co-creazione: mediata attraverso le nuove tecnologie, negoziata attraverso la propria rete sociale virtuale e reale, semiotica: perché lasciare un segno permette di lasciare una traccia indelebile. Siamo soggetti che il mercato, la cultura e la società tendono ad omologare, solo con la partecipazione sembra possibile riscattarci, soprattutto con noi stessi.


Le Relazioni intese come l’insieme di legami deboli e forti, che permettono di far nascere la necessità di condividere esperienze, sensazioni, bisogni. E’ nella relazione che l’uomo come essere vivente assolve al bisogno congenito di socialità, già ampiamente sviluppato da Weber. E’ indispensabile creare rapporti umani, che possano realizzarsi attraverso lo scambio servizio-prestazione-prodotto; che siano finalizzati a inserimenti professionali; allo stesso tempo esistono rapporti che non sottostanno a scopi ben precisi, ma trovano nella loro natura apparentemente incondizionata, la ragion d’essere. Sono esattamente queste le relazioni che spingono verso il social network.


Gli Individui sono i protagonisti dei processi messi in evidenza. Sono loro che diventano attori del processo comunicativo, sono loro che attuano il processo di partecipazione e intrattengono relazioni; per definire il proprio Io, esercitano un potere agendo re-attivamente agli eventi di cui sono spettatori sì, ma anche attori, in modo estemporaneo, consapevoli (o inconsapevoli) di lasciare un segno. Se pensiamo al termine persona, viene in mente un soggetto dotato di autocoscienza che svolga funzioni sociali; l’individuo non è altro che l’estensione del concetto di persona considerata nella sua singolarità. Come individui ci affacciamo nel mondo, impieghiamo una vita per trovare la nostra collocazione, rispetto alla nostra rete sociale, rispetto alla nostra rete professionale, come anche nello spazio fisico e mentale che occupiamo nella nostra quotidianità. Aspirando a istanti singolari, unici, che ci caratterizzino.


I Media vecchi e nuovi sono gli strumenti, e i mezzi che ci permettono di realizzare le connessioni, e gli aspetti più salienti di quello che è definito social. I nuovi media ci permettono di costruire facilmente un’identità, di arricchirla continuamente, e di avere un ruolo centrale nella definizione e nella condivisione della nostra identità sociale. Sono mezzi, sono messaggi, sono contenitori attraverso i quali si soddisfano bisogni diversi, e si creano opportunità. E’ grazie a questa sinergia tra bisogni e opportunità che il successo dei media si espande e mette in una posizione di centralità, in tutto il processo, il mezzo di comunicazione. Strumento attraverso il quale gli individui costruiscono relazioni, mediante una partecipazione attiva.


Le Emozioni sono la sorgente da cui tutto parte. Sono loro che fanno muovere gli individui, che spingono all’azione, al cambiamento puro e semplice. Perché è all’interno del nostro cervello che s’innesca una scintilla, attraverso la quale esso riconosce, elabora, e si attiva. Le sei emozioni a cui tutte le altre possono essere ricondotte sono: la gioia, la paura, la tristezza e la rabbia, la sorpresa e il disgusto. A queste si possono ricondurre una serie infinita o quasi di sfumature che solo chi ha piena coscienza di sé, riesce a dare una cornice di riferimento tra quelle considerate le principali.


Al concetto di emozione collego quello di archetipo, come movente di scelte consapevoli, perché è nella struttura narrativa archetipica che gli individui si riconoscono, trovando familiari anche le emozioni che provano. E’ dunque questo il fulcro di quello che sostengo da tempo. L’emozione, che si scatena attraverso l’uso dei social network, se riconducibile ad una forma primitiva di narrazione e di esperienza che si ritrova nel concetto di archetipo, crea contatto, riconoscimento, fedeltà. Il riconoscersi all’interno di alcune cornici narrative, attivate sulla base di emozioni, che possono essere condivise dalla massa, intesa come moltitudine di persone; è il movente di questa macchina che sta esacerbando l’utilizzo delle nuove tecnologie.


Semplificando, ogniqualvolta che si interviene utilizzando una piattaforma social in rete, si è mossi da emozioni, che spingono gli utenti a creare delle narrazioni, fatte di parole, di immagini, o altri contenuti multimediali. Questo scatena una forma di protagonismo: talvolta è l’eroe, talvolta il cattivo, il saggio, il bambino, qualche volta il sovrano, il guerriero, oppure l’amante. Si potrebbe continuare ancora, quello che si evince è che sono tutte figure che hanno un ruolo in una narrazione archetipica, che assume un significato universale, nel quale l’individuo riconoscendosi, si orienta.

Sono questi i concetti che vengono alla luce e che idealmente si potrebbero articolare in un modello, il PRIME dalle iniziali di ogni concetto. Parola che in inglese significa perfezione.

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